VIDEO | Giornata mondiale della Terra, Ami: “Col lockdown è anno zero, subito monitoraggi aria e mare”

Presidente Botti: "Abbiamo chiesto a commissario Sinkevicius per sollecitare 27 paesi Ue"
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ROMA – Animali selvatici nelle strade, delfini nei porti, acque fluviali cristalline. Grazie a foto e notizie che in questi giorni corrono veloci sui social, sono sotto gli occhi di tutti i benefici ambientali che il lockdown ha indirettamente portato nel nostro Paese e nel mondo intero alle prese con la pandemia da Covid-19. E mai come oggi, che si celebra il cinquantesimo Earth Day, la Giornata della Terra, l‘uomo si trova di fronte a un’occasione inedita: “Riportare la natura all’anno zero, da quantificare e monitorare per avere riferimenti tecnico-scientifici incontestabili”.

Ne e’ convinto Alessandro Botti, presidente dell’associazione Ambiente Mare Italia (Ami), impegnata fin dalla sua nascita in campagne di sensibilizzazione e monitoraggio ambientale, in collaborazione con istituzioni, scuole, universita’ e aziende. “Ambiente Mare Italia ritiene che sia arrivato il momento di avviare un’ampia campagna di campionamenti e monitoraggi della situazione del mare e dell’aria, della qualita’ delle matrici ambientali- spiega Botti all’agenzia di stampa Dire- Il lockdown, che sicuramente non ci fa piacere vivere, puo’ essere un’occasione importante per tutti noi. Ha prodotto un effetto ottimo sulla natura, riportandola all’anno zero”. Lo stop delle attivita’ produttive e dei trasporti nelle nostre citta’, infatti, ha portato la Terra “ad un nuovo respiro, un respiro di vita” e ha offerto “per la prima volta nella storia dell’umanita’ dall’eta’ dell’industrializzazione, l’occasione di vedere gli effetti dell’intervento antropico sulla natura e come la natura e’ capace di riprendersi immediatamente a seguito di un periodo di fermo”.

QUANTIFICARE GLI INQUINANTI NEL MARE E NELL’ARIA

Perche’ allora non approfittarne per quantificare “quali e quanti inquinanti ci sono nel mare e nell’aria”? Solo cosi’, per il presidente di Ami, “una volta che le aziende e tutti noi avremo ripreso la nostra attivita’ normale, potremo valutare quanto impatta sull’ambiente e lo danneggia profondamente”. Ma l’esigenza di misurare e raccogliere dati “e’ gia’ stata sentita in Italia- ricorda Botti- Si sono mossi il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, molte agenzie regionali per l’ambiente, la Guardia costiera nazionale, con campionamenti sia del mare, sia della qualita’ dell’aria delle nostre citta’. Penso a quelli sul fiume Sarno di pochi giorni fa, che hanno dato risultati assolutamente significativi nel senso di un abbassamento netto dei livelli di inquinamento”.

E allora occorre proseguire su questa strada, come chiesto da Ami al commissario europeo all’Ambiente e agli Oceani Virginijus Sinkevicius, per “sollecitare i 27 Paesi membri ad avviare un campionamento e un monitoraggio europeo della situazione di mari, fiumi, laghi e citta’” e, “da li’, ripartire per valutare in futuro quale impatto avra’ l’attivita’ umana”. L’invito di Ami, quindi, e’ di tornare a guardare al pianeta come “la nostra Madre Terra”, in un cinquantesimo anniversario “significativo” per quello che gli americani chiamano il “Mother Earth Day”, quest’anno dedicato all’azione per il clima con una grandissima maratona virtuale che attraversera’ l’intero pianeta per 24 ore.

“Credo che questi due mesi di lockdwn abbiano insegnato a tutti una lezione fondamentale: siamo tutti ospiti della Terra e noi questa Terra la violentiamo troppo spesso– sottolinea Botti- Francesca Dominici dell’Harvard University, il professor Setti dell’universita’ di Bologna, e le ricerche realizzate recentemente, ci dicono che anche il Covid, la sua contagiosita’ e letalita’, dipendono direttamente e sono in stretta connessione con il particolato, con le polveri sottili diffuse nelle nostre citta’. E questo spiegherebbe perche’ i danni della Lombardia siano maggiori rispetto alle altre regioni del Sud. Queste sono le cose che ci devono rimanere dentro- avverte il presidente di Ami- e’ l’insegnamento che dobbiamo acquisire”.

Soprattutto facendo tesoro, per la fase 2 e oltre, di alcuni strumenti che si sono dimostrati vitali per il proseguimento delle nostre attivita’, come “il telelavoro”. In tanti, anche con la fine del lockdown, “potranno rimanere a casa a lavorare”, perche’ “aziende ed enti pubblici hanno imparato che”, con il telelavoro, “la produttivita’ cresce e l’inquinamento diminuisce”, osserva Botti. L’uso massiccio delle tecnologie digitali, poi, potra’ essere, anche in futuro, occasione di riduzione degli spostamenti, come nel caso della “dematerializzazione delle ricette mediche. Ci sono migliaia di esempi che noi abbiamo acquisito in questo periodo di fermo forzato della nostra societa’- conclude il presidente di Ambiente Mare Italia- La nostra civilta’ deve ripartire da questi valori, imparando a riconoscere un modello di sviluppo produttivo diverso e piu’ ecocompatibile”.

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22 Aprile 2020
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