Siria, la sociologa Della Ratta: “Maledette le immagini di guerra”

Della Ratta e' autrice di 'Shooting a Revolution', un libro sui media visuali e la guerra in Siria in uscita per Pluto Press.
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Video estratto dalla performance L’immagine sparita, Ex Asilo Filangieri, Napoli, 19 aprile 2018

ROMA – “Il problema non e’ l’informazione, e’ l’interpretazione“. Seduta a un tavolino dell’Ex Asilo Filangieri, a Napoli, Donatella Della Ratta, esperta di mass media arabi, si fa subito dare del “tu”, rispondendo alle domande dell’Agenzia DIRE su quella che ormai in Siria e’ sempre piu’ anche una “guerra d’immagini“. Nel Paese mediorientale, la studiosa ha vissuto a lungo, anche come testimone di quelle proteste di piazza alle quali, gia’ nel 2011, sarebbero poi seguiti la repressione, la rivolta e il conflitto armato.

In Occidente, dice, “il problema e’ questo stato di nichilismo, quest’atmosfera di post-verita’. Abbiamo visto, saputo abbastanza. La fase successiva e’ provare a fare qualcosa“.

Al centro dell’intervista le narrazioni contrastanti che si alternano, a partire dai social network, sul presunto attacco chimico a Douma, nella regione della Ghouta orientale. “Quelle immagini non riescono a produrre prove, evidenze, fatti, ma solo a rafforzare una credenza pregressa, questo e’ il problema” sottolinea Della Ratta.

“In questa ‘over-saturazione’ visiva, le immagini sono svuotate di significato. Se certi video vengono visti da persone che pensano che il regime stia gasando dei jihadisti e non dei civili, e’ quello che queste persone vedranno: sono immagini ‘specchio’ di chi le guarda, rafforzano convinzioni pre-esistenti. In questo internet e’ maestro, perche’ si creano i famosi ‘filter bubble’, bolle mediatiche in cui gli utenti condividono e scambiano tra loro opinioni e fatti che sono la conferma di quello che gia’ pensano”.

Della Ratta e’ autrice di ‘Shooting a Revolution‘, un libro sui media visuali e la guerra in Siria in uscita per Pluto Press. I temi dello studio sono stati discussi la scorsa settimana, nel corso  di un incontro al Centro di studi postcoloniali e di genere dell’universita’ ‘L’Orientale’.

All’Ex Asilo Filangieri, centro di sperimentazione politica e culturale occupato nel 2012, la studiosa si e’ esibita nella performance ‘L’immagine sparita’, omaggio all’amico Bassel Khartabil Safadi, attivista siriano assassinato nel 2015 dal regime di Bashar Assad.

Dannate, maledette, maledettissime immagini” recita il testo dello spettacolo che ricorda Safadi, inviso al governo per video e documenti che aveva diffuso online e in cui si mostrava la fase pacifica della rivoluzione del 2011, alla quale partecipo’ anche Della Ratta.

Quei video furono rimossi da Youtube perche’ segnalati come “offensivi” da un numero cospicuo di persone: rivivono nella performance perche’ Bassel, in occasione di un ultimo incontro, li affido’ alla ricercatrice, con la quale condivideva la passione per l'”open web” e le culture digitali.

Sono immagini di manifestazioni pacifiche, volantinaggi, sit-in e flash mob fatti anche in spazi privati, che “diventavano pubblici” grazie a internet; mostrano una protesta che unisce piu’ strati della popolazione in un grido di “karame”, dignita’, parola-chiave delle cosiddette Primavere arabe.

Non si puo’ stare con un regime che ha sparato su una folla di civili, che li ha imprigionati e che li ha privati di dignita’ e diritti solo perche’ si pensa che sia il male minore” sottolinea Della Ratta.

“Approcciarsi a un’immagine dicendo subito ‘no, e’ precostituita’, solo perche’ mostra l’opposizione a un regime che in questo momento e’ percepito come la parte piu’ forte, e’ un errore. Leggere tutto secondo lenti anti-imperialiste, che magari reggevano un tempo, oggi e’ sbagliato. Negare l’autodeterminazione della societa’ civile, del popolo, e’ un problema”.

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