R.D. Congo, Don Vizzini: “Dopo morte Attanasio solo parole, zero azioni”

Campagna del vicariato siciliano di Rosolini gemellato con Butembo-Beni
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ROMA – “Luca Attanasio era un ambasciatore sui generis: non svolgeva il suo incarico chiuso nel palazzo ma voleva sporcarsi le mani, come fosse un missionario. Ascoltava le richieste d’aiuto di tutti quei congolesi a cui altrimenti nessuno presta attenzione e probabilmente ha pagato con la vita questo suo impegno. Col nostro appello abbiamo chiesto che la sua morte, insieme a quella del carabiniere Iacovacci e dell’autista Milambo, serva a portare luce sulla tragedia che si consuma in Nord Kivu, ma finora dalle istituzioni nessuna risposta”. Così all’agenzia Dire don Luigi Vizzini, uno dei sacerdoti del Vicariato di Rosolini, Diocesi di Noto, nella provincia siciliana di Siracusa, che a inizio mese ha aderito alla campagna ‘Non spegniamo le luci sulla strage in Congo’, per sollecitare governo e parlamentari italiani, Parlamento europeo e Nazioni Unite a porre fine a questa guerra silenziosa.

Oltre 6.000 persone hanno firmato una petizione su Change.org (qui) ma secondo don Vizzini “l’adesione è molto più ampia. Peccato che dalle istituzioni nessuno ci abbia risposto”. L’iniziativa è partita dalle quattro parrocchie del Vicariato di Rosolini, gemellate con altrettante parrocchie nella diocesi di Butembo-Beni, la stessa regione dove esattamente un mese fa, il 22 febbraio, hanno perso la vita in un agguato l’autista congolese del World Food Programme Mustapha Milambo e due italiani, l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere responsabile della scorta Vittorio Iacovacci.

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“È un rapporto che prosegue da 30 anni e quindi conosciamo bene la tragedia che vive la popolazione” racconta il sacerdote. “In pochi decenni hanno perso la vita milioni di persone, anche a colpi di machete, e le distruzioni vanno avanti senza pietà, all’ordine del giorno“. Don Vizzini racconta: “Una volta andai a visitare una parrocchia pochi giorni dopo un massacro. Con la gente abbiamo pianto insieme”. Il religioso punta il dito contro l’instabilità che colpisce la regione dell’est, al confine con Uganda, Burundi e Ruanda: “La sfortuna dei congolesi è di essere nati su un terreno tra i più ricchi al mondo di risorse naturali e questo fa gola ai Paesi vicini, ma anche alle multinazionali e alle potenze occidentali. Il dominio coloniale esiste ancora“.

Attanasio lo sapeva e cercava di essere solidale con queste comunità, secondo don Vizzini: “Sono in contatto con missionari presenti in Congo da 50 anni e mi hanno detto spesso come l’ambasciatore fosse vicino alla gente e che in molti credono sia morto proprio per questo”. Mentre continuano le indagini dei carabinieri dei Ros e degli inquirenti congolesi per individuare i responsabili di quell’agguato, don Vizzini insieme agli altri Sacerdoti di Rosolini chiede di fare molto di più: “Quelle morti hanno svegliato l’Occidente ma oltre le parole di cordoglio e condanna, non è stato fatto altro“. La vicinanza alla popolazione emerge dalle attività della società civile, come quelle svolte dalle Parrocchie della Diocesi di Noto. “Noi usiamo il termine ‘gemellaggio’ con Butembo-Beni proprio per sottolineare il rapporto paritario per far capire che non siamo il nord ricco che fa l’elemosina ai poveri” dice don Vizzini. “In questi 30 anni abbiamo portato acqua, elettricità, scuole e sostegno agli ospedali, in zone dove manca tutto, e in cambio abbiamo ricevuto tantissimo. Quelle popolazioni vanno sostenute”. Anche a partire dalla possibilità di venire in Italia: “È quasi impossibile ottenere visti per organizzare scambi coi ragazzi, è arduo persino per sacerdoti e suore locali”, il monito finale del religioso.

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