Lavabile e solidale: il segreto della mascherina Eta 20 è nel filtro

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La cooperativa sociale Eta Beta con quella tessile Pretty di Carpi, in collaborazione con Zero Waste Italy e il supporto tecnico dell'Università di Bologna e del laboratorio di Francesco Violante ha realizzato una valida alternativa al disastroso sistema dell'usa e getta
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BOLOGNA – Ha un involucro di stoffa, con cotone all’interno e tessuto tecnico all’esterno, ma non è una mascherina lavabile come le altre. Perché è dotata di un filtro sostituibile che la rende, a differenza delle altre, sicura, e perché nasce da un progetto solidale con finalità ambientali. A realizzare Eta 20 è la cooperativa sociale Eta Beta assieme alla cooperativa tessile Pretty di Carpi, in collaborazione con Zero Waste Italy e il supporto tecnico dell’Università di Bologna e del laboratorio di Francesco Violante. “Un’alternativa importante al disastroso sistema dell’usa e getta“, sottolinea Rossano Ercolini di Zero Waste Italia. “Con questo progetto la cooperativa può produrre grazie alla collaborazione con Pretty Moda migliaia di mascherine per aziende, per il mondo della scuola, per i singoli cittadini. Abbiamo prenotazioni per 5.000 pezzi e gli inserimenti lavorativi riguardano 10 persone che presentano varie disabilità. Più diffonderemo l’uso di queste mascherine più favoriremo l’inserimento lavorativo di persone fragili“, spiega Joan Crous, presidente di Eta Beta, convinto che il modello organizzativo messo in piedi assieme all’azienda modenese possa essere replicato anche il altre regioni italiane.

La mascherina è realizzata con il tessuto di Pretty, trattato con una tecnologia antimicrobica ed antivirale, mentre i filtri, testati dall’Alma Mater, sono di Baritech Operations. La produzione può arrivare a oltre 20.000 mascherine a settimana e l’obiettivo è promuoverne l’acquisto da parte di enti locali, Istituzioni e aziende. “Emil Banca comincerà a usare questa mascherina, così come la multinazionale giapponese Ykk, il Comune di Massafra, la cooperativa Cadiai”, racconta Crous, ricordando che, come per i pannolini utilizzati nei nidi, Eta Beta offre anche un servizio di lavaggio. “Questa mascherina è ottimo compromesso tra sicurezza e rispetto dell’ambiente“, certifica Cristiana Boi, responsabile del laboratorio del Sant’Orsola di Bologna che sta conducendo i test per accertare l’efficacia e la regolarità delle mascherine in circolazione. “Speriamo di aver diffuso la cultura sulla necessità di lavorare a un modello di sviluppo economico che tenga insieme sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Fare scelte di consumo sostenibili può avere nei milioni di soci della cooperazione un veicolo di diffusione importante”, sottolinea Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, che sostiene il progetto che fondi che consentiranno a Eta Beta di dotarsi di risorse ad hoc per contattare Comuni e aziende per proporre l’adozione di Eta 20.

“Abbiamo leve come il green procurement per orientare la spesa pubblica. È uno degli strumenti che istituzioni possono utilizzare per sostenere progetti come questi”, spiega Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che conferma il proprio interesse per la proposta di Eta Beta, che mette insieme sostenibilità, solidarietà e sviluppo del territorio. “La produzione viene fatta qui e non sarà mai fatta all’estero. Questo progetto nasce per creare lavoro qui. Non c’è un limite alla possibilità di produrre, ma deve essere lavoro italiano”, conclude Crous.

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