VIDEO | Coronavirus, parla medico toscano a Londra: “Presto boom, e sarà come in guerra”

"Tra due settimane la Gran Bretagna sarà come l'Italia e gli ospedali faranno fatica", dice Diego Olivari, medico toscano in servizio al Pronto soccorso al Kingston Hospital
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BOLOGNA – L’Inghilterra si prepara ad affrontare l’emergenza Covid-19. L’onda lunga del contagio sta per abbattersi anche Oltremanica e il sistema sanitario della Sua Maestà si attrezza per far fronte alla crisi. “In due settimane avremo il boom del virus, i numeri sono gli stessi dell’Italia di tre settimane fa, siamo due-tre settimane indietro, ma la progressione è esattamente la stessa”, certifica numeri alla mano Diego Olivari, medico toscano in servizio al Pronto soccorso al Kingston Hospital, una struttura da 500 posti letto a Kingston upon Thames, non lontana da Hampton Court, nell’area sud-ovest della Greater London.

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“Se non agiremo insieme, se non faremo tutti uno sforzo eroico per contrastare questa epidemia, allora è probabile che il nostro sistema sanitario sarà sopraffatto“, ammetteva ieri il premier Boris Johnson, che negli ultimi giorni ha totalmente cambiato strategia nella guerra al coronavirus, chiudendo scuole e locali. Basterà? “Faranno fatica. Faremo fatica. Stanno cercando di aumentare le dotazioni, ma la base tentenna: se non hai un sistema di medici di famiglia buono che ti permette di far visitare le persone a casa e di lasciarle al loro domicilio, tutti affluiscono negli ospedali. E con meno posti di rianimazione, faranno più fatica che in Italia”, prevede Olivari, che con la ‘medicina di guerra’, quella praticata in questi giorni in molti ospedali del Nord Italia, come quello di Bergamo, travolti dalla crescita esponenziale dei casi gravi, ha dimestichezza, essendo un ex medico militare uscito dall’Accademia, specializzato in medicina d’urgenza, con alle spalle numerose missioni con l’esercito italiano in tutti i contesti ‘caldi’ dei primi anni 2000.

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Si arriverà a fare il triage di guerra, e decidere chi ha più possibilità e quindi verrà trattato e chi non ha possibilità e seguirà la palliazione. Con i numeri così in crescita, bisognerà arrivare a questo. Alla fine è lo stesso triage che facevamo noi in missione con l’esercito: dipende dalle risorse che hai, in base a quello decidi chi puoi salvare e chi no”, spiega il medico italiano. Nel pronto soccorso del suo ospedale si possono trattare circa 50 persone contemporaneamente e fino all’emergenza “si viaggiava” sui 300 pazienti al giorno.

Negli ultimi giorni, però, c’è stato un aumento “importante” dei casi di Covid-19. “Per fortuna la gente ha iniziato a venire molto meno. Purtroppo il sistema dei medici di famiglia qui è diverso: devi prendere appuntamento e a volte lo ottieni anche due settimane dopo. In ospedale, quindi, siamo la prima linea per tutto. Chi ha la tonsillite viene al Pronto soccorso: se hai bisogno dell’antibiotico oggi, non aspetti due settimane per avere l’appuntamento con il medico di base. Per fortuna la gente si è abbastanza disciplinata. Il numero di pazienti in generale si è ridotto, ma in due settimane avremo il boom del virus”, spiega Olivari, facendo il contro dei positivi fin qui trattati dalla sua struttura: una trentina ricoverati, una cinquantina quelli isolati a casa.

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“C’è una struttura esterna all’ospedale, un grande container dove vediamo i pazienti con sintomi riconducibili al coronavirus. Abbiamo creato due diversi Pronto soccorso nello stesso ospedale, uno per i pazienti non a rischio, l’altro per i pazienti con sintomi sospetti. C’è il doppio di tutto. Per adesso stiamo andando avanti così, ma secondo me nel giro di tre settimane non ci sarà più divisione”, aggiunge, riferendo quello che gli ha raccontato un altro collega italiano, un infettivologo del King’s Hospital, una struttura più vicina al centro della metropoli britannica: “Hanno quattro reparti pieni”. Per ora, le dotazioni mediche non scarseggiano. “Abbiamo tutto, anche dispositivi di protezione in abbondanza. La protezione per i medici è iniziata subito. Si arriverà in due settimane a mettere la mascherina a tutti, anche a chi viene con la caviglia slogata“, prevede.

“La rete ospedaliera è abbastanza vicina, ci sono tanti ospedali nella Greater London, ma tutto dipende dai numeri. Se ci saranno i numeri che ci sono in Italia, faremo fatica anche qui. Al momento, soprattutto nel centro di Londra, la gente non sta in casa, non si autoisola, a meno che non abbia sintomi. Questo è il problema qui ed è quello che porterà allo stesso numero di casi dell’Italia. Se non faranno stare a casa le persone, il virus si diffonderà lo stesso”, avverte Olivari.

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22 Marzo 2020
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