I delfini ‘umani’ sfilano contro i rifiuti in mare FOTO

È la singolare iniziativa promossa da Brita a Bologna, il colosso delle caraffe filtranti, in occasione del World water day, in contemporanea con le piazze di Roma e Milano
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BOLOGNA – Un branco di “delfini” sfila per le strade del centro per sensibilizzare i cittadini sull’inquinamento dei mari e degli oceani.

È la singolare iniziativa promossa da Brita, il colosso delle caraffe filtranti, in occasione del World water day, in contemporanea con le piazze di Roma e Milano.

Decine di ragazzi si sono infatti travestiti da delfini per coinvolgere i passanti di via Indipendenza e piazza Maggiore a scattare insieme a loro un “selfie” per appoggiare la campagna.

L’obiettivo è di sensibilizzare il pubblico sui danni che i rifiuti plastici presenti nei mari e negli oceani provocano a flora e fauna. Secondo gli studi elaborati da WDC -Whale and Dolphin Conservation- ogni anno nei mari si riversano 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti. L’80% di essi è costituito da materiali plastici, che rappresentano la più grande minaccia per l’ecosistema marino. Il Mediterraneo è al sesto posto per inquinamento da materiali plastici. Vi si trova infatti il 10% dei rifiuti plastici presenti nelle acque di tutto il mondo (dati Wdc).

Inoltre, per via delle sue specificità, il Mare Nostrum detiene un triste primato: è il luogo in cui l’impatto delle attività umane sulla salute delle acque è il più negativo al mondo. Le ragioni alla base di questa situazione sono legate alle sue caratteristiche di bacino semichiuso, alla elevata densità abitativa che ne caratterizza le coste e ai numerosi fiumi che sfociano nelle sue acque.

I rifiuti plastici, rinvenuti in diverse forme, sono dannosi per la flora marina, che subisce una forte riduzione dell’ossigeno, e per la fauna: i materiali di maggiori dimensioni, come i sacchetti, le sferule (le microsfere dei prodotti cosmetici), il materiale da imballaggio e i recipienti, diventano trappole mortali nelle quali pesci, delfini, balene e tartarughe rimangono imprigionati o soffocati. Ad attirare maggiormente l’attenzione sono però le microplastiche: piccoli frammenti di 5/12 millimetri di lunghezza derivanti dalla disgregazione e dal deterioramento dei detriti più ingombranti che, se ingerite, possono provocare gravi danni alla salute degli animali e, in alcuni casi, condurli alla morte.

Oltre a provocarne il soffocamento, agiscono anche da vettori di additivi chimici, agenti inquinanti e metalli. Ne deriva quindi il destabilizzarsi dell’intera catena alimentare marina, con ripercussioni finali anche sull’essere umano. Le conseguenze più evidenti dell’inquinamento marino si manifestano nei numerosi ritrovamenti sulle spiagge di tutto il mondo, Italia compresa, di balene e delfini deceduti.

di Davide Landi, giornalista

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