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Rebecchini (Acer): “Adeguare prezzari edilizia o Pnrr a rischio”

Il presidente dell'Ance Roma-Acer: "Il Governo ci ascolti, pesano anche speculazione e reddito di cittadinanza". E sul Superbonus: "Non è vero che sia tutta una truffa"

NICOLò REBECCHINI

ROMA – L’aumento del costo dell’energia e delle materie prime si sta abbattendo anche sull’edilizia di Roma e del Lazio. Il settore trainante della ripresa, grazie anche alla leva del bonus del 110%, sta registrando un rallentamento che rischia di ripercuotersi sulle opere legate ai fondi del Pnrr. L’allarme, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, è stato lanciato da Nicolò Rebecchini, presidente dell’Ance Roma-Acer (le associazioni che riuniscono i costruttori edili di Roma): “È un momento talmente singolare che è necessario ci sia da parte di tutte le forze sociali e quelle che governano il paese l’urgenza di trovare una soluzione, perché è a rischio tutto il Pnrr – ha spiegato – Se non si adeguano i prezzari e i computi metrici estimativi non c’è impresa che si proporrà per fare dei lavori con ribassi su prezzari nati prima di questi ribassi. Il Governo sta lavorando a una soluzione, stiamo dando un forte contributo e ci auguriamo di essere ascoltati”.

Il tema del caro energia si riverbera “su tutto ciò che sono i prodotti lavorati e che il sistema industriale dà al nostro sistema. Fino a quando non ci sarà una chiara e netta definizione da parte del Governo su questa questione – ha detto Rebecchini – è evidente che il sistema impresa si troverà tra l’incudine della necessità di portare a compimento un’opera e il martello dei tempi realizzativi determinati da un contratto. Ma le imprese non possono sostenere sulle proprie spalle rincari così forti: ci sono materiali aumentati di oltre l’80%”, ha sottolineato il presidente dell’Ance Roma-Acer.

Il prezzo che anche a Roma si sta pagando “è molto forte per tutte le opere edili in corso, tra cui anche quelle del superbonus ed ecobonus, tanto che le ore lavorate nell’ultimo mese hanno mostrato un primo calo rispetto a una forte crescita registrata nel 2021″. Tuttavia, secondo Rebecchini, “non è soltanto un problema di caro prezzi, ma di un sistema che si è creato tra il caro energia, un po’ di speculazione e il tema del reddito di cittadinanza“. In particolare quest’ultimo “non sta aiutando il nostro settore travolto da questo metodo. Purtroppo tante maestranze preferiscono non venire a lavorare e trovare soluzioni alternative, anche lecitissime ma che di fatto non permettono di dare risposte come il momento richiede”.

“NON È VERO CHE IL SUPERBONUS È TUTTA UNA TRUFFA”

“Certamente quella del superbonus è stata una modalità molto impattante e forse all’inizio non si è tenuto conto delle eventualità non conformi alle regole e il Governo sta cercando di correre ai ripari. Però non si può fare di tutta l’erba un fascio, non è vero che è tutta una truffa. C’è chi veramente ha sistemato, messo in sicurezza il proprio fabbricato o reso il proprio alloggio più sostenibile sotto il profilo energetico”. Il presidente dell’Ance Roma e dell’Acer, Nicolò Rebecchini, nel corso di un’intervista all’Agenzia Dire non ci sta alla criminalizzazione indiretta del settore delle costruzioni dopo che il premier Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno definito “una truffa” la misura del superbonus del 110% adottata dal governo Conte bis in piena pandemia.

“Purtroppo dove ci sono tanti soldi si annida anche il malaffare. Condividiamo la modalità con la quale sta intervenendo il Governo e che abbiamo cercato di dire dall’inizio – ha osservato Rebecchini – A partire dal fatto che le imprese che eseguono queste opere, di fatto con fondi pubblici, devono essere qualificate. Fare impresa significa investire sulle sicurezza e sulla formazione, applicare il contratto collettivo nazionale del lavoro, non lavorare solo in subappalto, avere maestranze qualificate e mezzi d’opera. Purtroppo nell’ultimo periodo non è successo questo e noi dal primo giorno abbiamo detto che questi bonus non potevano essere appannaggio di chiunque s’improvvisasse”, ha ricordato il presidente di Ance Roma-Acer.

Secondo Rebecchini “è stato giusto limitare la cosiddetta ‘girata’ del credito fiscale ai soggetti preposti, controllati dalla Banca d’Italia. Così la facciamo finita col concetto di criminalizzare un settore che di fronte a questa iniziativa ci ha messo la faccia per la ripartenza del Paese. Chiediamo di lavorare, di fare presto e bene e di recuperare il tempo perduto”. Senza dimenticare che “è vero che questa operazione drena molti soldi alle casse dello Stato ma non ne porta pochi. Basti pensare a tutto il sommerso che finalmente emerge, l’Iva, e le imposte che le imprese saranno chiamate a pagare. Quindi, rifletterei prima di dire che è tutto negativo ciò che vediamo oggi”.

Certamente “il ritorno su Roma del Superbonus è stato fortissimo: più di 1,5 miliardi in valore di opere si sono iniziate a seguire con questi criteri – ha proseguito Rebecchini – Sono numeri importanti che dimostrano come il Paese per ripartire abbia bisogno del nostro sistema, perché rappresentiamo un settore anticiclico e molto forte nella veloce ripartenza. Incidiamo su circa il 90% del sistema industriale italiano e quindi se riparte questo settore riparte la ‘macchina Italia’, com’è avvenuto”.

“NON BUTTARE PIANO REGOLATORE, RIPENSARE CENTRALITÀ PER EMERGENZA CASA”

“I tagliandi dovrebbero essere fatti dopo 3.000 km e non dopo 300mila, ma meglio tardi che mai”. Il presidente dell’Ance Roma e dell’Acer, Nicolò Rebecchini, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire la pensa come il Campidoglio sulla necessità di rimettere mano al Piano regolatore della Capitale e non di cestinarlo. “Sono molto vicino alla posizione del sindaco Gualtieri. Il piano regolatore non è da buttare, certo ha delle impostazioni datate perché risalgono al sindaco Rutelli e pertanto qualcosa va cambiato“, fa sapere. Anche a livello di visione: “Il concetto delle centralità urbane, all’interno delle quali doveva esservi un forte sviluppo direzionale in modo policentrico, è sorpassato dai tempi – ha spiegato Rebecchini – La stessa digitalizzazione e lo smart working non aiutano in questo senso. Quelle impostazioni vanno riviste ma ciò non significa buttare il piano”.

“L’importante – ha dichiarato il presidente di Ance Roma-Acer – è aprire un dibattito sul fatto che quelle centralità vanno ripensate secondo un’altra logica”. Quella dell’abitare: “A Roma c’è un grande problema di emergenza abitativa e questo Prg è carente in questo senso, perché manca un’impostazione pubblica di questa emergenza. Non a caso tutte le amministrazioni che si sono succedute dopo l’approvazione del Prg hanno portato questo tema in Consiglio comunale”.

Come pure va ripresa in mano la questione del sistema della mobilità: “È rimasto un’incompiuta e grazie anche all’aiuto del Pnrr va riportato avanti”. Proprio l’assenza di questo sistema è stato alla base del ‘ripopolamento’ di Roma: “Quando questo Prg è stato approvato – ha ricordato Rebecchini – la città non tendeva ad espandersi ma a delocalizzare i propri cittadini, portandoli a vivere meglio nell’hinterland romano. Oggi questo concetto è finito. Il sistema della mobilità è talmente carente che la gente tende a rientrare in città. Non c’è dubbio che il Prg debba avere una rivisitazione in chiave normativa, perché sono intervenute leggi statali e regionali che permetterebbero un fortissimo snellimento procedurale. E la semplice applicazione di queste norme in maniera più confacente alle esigenze di Roma permetterebbe un forte sviluppo e di dare tante risposte alle visioni che erano nel piano”.

A cominciare dalla rigenerazione urbana: “All’inizio degli anni 2000 c’erano i print: ne furono previsti 140 e ne fu realizzato solo uno. Oggi bisogna dare una risposta utilizzando anche il rapporto con i capitali privati. Ci sono 3 grandi ambiti, Corviale, Tor Bella Monaca e Santa Maria della Pietà, dove si vorrebbero calare circa 330 milioni. Perché – ha proposto Rebecchini – non fare degli ambiti di rigenerazione intorno a queste tre zone, che godranno di finanziamenti pubblici così forti, in modo da riqualificare quei territori col capitale in supporto all’iniziativa pubblica?”.

Altra area di intervento nel Prg del 2008 è quella del “cambio delle destinazioni d’uso – ha proseguito Rebecchini – Abbiamo delle cattedrali nel deserto, interi fabbricati vuoti. Bisogna trovare una sinergia con le proprietà di queste immobili per fare in modo che diano una risposta all’interesse pubblico e all’interesse privato. Ci auguriamo che quanto prima l’assessore, il suo staff e tutte le forze sociali e culturali ridefiniscano il piano per rimettere in moto questa città. Altrimenti anche i tanti fondi che atterreranno col Pnrr rischiano di non arrivare a dama”.

Condizione indispensabile, secondo Rebecchini, per centrare questi obiettivi è “fare più progetti. Il Comune metta fondi a questo scopo. Va integrata questa macchina debole che necessita di funzionari e dirigenti. Vanno rinforzate le società Risorse per Roma e Roma Metropolitane, affinché i progetti che vogliamo proporre all’esterno possano essere avanzati altrimenti restiamo solo con tante belle idee”.

Peggio ancora delle incompiute di cui Roma è popolata: “Spero trovino una definizione. Penso all’Ostiense, alla vecchia Fiera di Roma e anche a quella nuova che va vitalizzata una volta di più investendo sulla rotaia: perché se non è collegata in modo autonomo è difficile trovare una sinergia tra il problema del pendolarismo e quello dell’Alta velocità. Poi, c’è il grande nodo di Tor Vergata e della Vela di Calatrava – ha concluso Rebecchini – Ci auguriamo che l’iniziativa che vuole portare il Comune finalmente venga compiuta perché è una zona troppo importante per Roma col polo universitario e sanitario che lì ci sono”.

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2022-02-22T12:48:31+02:00