Ex Ilva, “Taranto vittima dell’acciaieria”: Codacons ne chiede la confisca

Uno studio dell'Associazione rivela che tra i danni subiti dall città si va dallo spopolamento, al prezzo delle case enormemente svalutato, a un peggioramento della qualità della vita sotto ogni aspetto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BARI – Sono tanti, stando alla ricerca condotta dal Codacons presentata oggi, i danni subiti dalla città di Taranto e imputabili all’acciaieria Ex Ilva. Si va dallo spopolamento, con il numero di residenti diminuito del -18,2% tra il 1992 e il 2020, al reddito procapite inferiore oggi di quasi il 20% rispetto la media nazionale, al prezzo delle case enormemente svalutato a un peggioramento della qualità della vita sotto ogni aspetto, “dalla ricchezza ai consumi, passando per i servizi, l’ambiente e il Pil”. Lo studio dell’Associazione, elaborato su dati Istat, Unioncamere, Sole24ore e Prometeia, evidenzia come la popolazione residente della città pugliese sia passata da: 231.811 abitanti del 1992 ai 189.542 del 2020. Il reddito procapite dei tarantini per l’anno 2020 è pari a 15.799 euro mentre quello nazionale si attesta a 19.705 euro, uno scarto pari al 19,8%. Male anche gli altri indicatori economici presi a riferimento come i prezzi medi di vendita delle case (929,62 euro al metro quadrato nel 1992, 1.100 euro al metro quadrato nel 2020. Con una differenza pari al +18,3% a fronte di una inflazione Italia, nel medesimo periodo, pari al +63,3%) e quello relativo al numero delle imprese attive che a Taranto fanno segnare un +11,1%, passando dalle 45.345 del 2000 alle 50.379 del 2020, mentre, nel periodo, la crescita in Italia è stata pari al 76,3%.

Nello studio Codacons non poteva mancare l’indice di mortalità: 7,0 ogni mille abitanti (anno 1992), 7,4 ogni mille abitanti (anno 2002), 10,2 ogni mille abitanti (anno 2019). In Puglia: 9,9 ogni mille abitanti (anno 2019). Uno scivolone verso il basso certificato, spiegano dall’Associazione, anche dalla Classifica sulla qualità della vita del Sole 24 ore dove Taranto scende dal 75mo posto del 1992 all’86mo nell’ambito della “Ricchezza e consumi delle famiglie”; dalla 45ma posizione (1992) alla 96ma (2020) per “Ambiente e Servizi” e dalla 69ma (1992) alla 94ma (2020) per “Pil pro capite”.

Stando alla battaglia legale apertasi tra ArcelorMittal e Comune il Codacons giudica “vergognosa la decisione dei Commissari straordinari che si oppongono alla giustizia italiana e contrastano i provvedimenti del sindaco di Taranto tesi a tutelare la popolazione”. Alla conferenza stampa di presentazione dello studio hanno preso la parola anche alcuni genitori tarantini che hanno perso i propri figli a causa dell’inquinamento dell’aria, e che hanno chiesto oggi al governo la chiusura definitiva dell’acciaieria “senza se e senza ma”, unica strada, si legge in una nota del Codacons, “per consentire alle famiglie di far uscire serenamente i figli in strada come avviene in tutte le altre città italiane”. Proprio in tale direzione va la richiesta di confisca dell’acciaieria annunciata oggi dall’Associazione e che sarà illustrata in Corte d’Assise il 24 febbraio, nel corso degli interventi in aula dei legali Codacons.

Il consulente medico/legale del Codacons, il professore Agostino Messineo, ha infine quantificato i danni subiti dalla popolazione di Taranto che sono pari a 500 euro al mese a residente per un periodo complessivo di 15 anni. La cifra è derivata dalle lesioni subite sia in termini di esposizione ai veleni prodotti dagli impianti ex Ilva (arsenico, diossina, zinco, nichel, piombo e addirittura amianto) sia sotto il profilo del danno morale, per la lesione alla vita di relazione e ai diritti costituzionalmente riconosciuti ad ogni cittadino. Danni che ammontano ad un totale di 100mila euro per ogni cittadino residente a Taranto, e che il Codacons chiederà di risarcire nel corso del suo intervento in Corte d’Assise.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»