Report del Consiglio Grande e Generale – seduta del 20 febbraio, pomeriggio

Nel pomeriggio continua il dibattito al comma 2. Ratifica Decreto Delegato 19 febbraio 2021 n.23 “Emissione di titoli del debito pubblico della Repubblica di San Marino, tasso fisso 3,25%, 24 febbraio 2024”. I lavori si interrompono in serata proseguiranno in seduta notturna con la fine del dibattito e l'esame dell'articolato del decreto
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La discussione è ripresa dalla discussione del Comma 2.

Giovanni Maria Zonzini (Rete)

E’ un momento storico per San Marino e dovremmo viverlo come una occasione. Un buon risultato tenendo conto del nostro rating (BB). Questo non è un funerale ma la possibilità di un nuovo inizio per San Marino. Dipenderà da come verrà gestito questo debito. In tal senso penso che servirà un apposito dipartimento che gestisca a livello finanziario e tecnico il debito.

Lorenzo Bugli (Pdcs)

Il traguardo raggiunto con l’immissione sul mercato delle nostre prime obbligazioni deve risvegliare in noi un forte senso di responsabilità. La responsabilità è stato il collante che ha permesso la nascita di questa maggioranza. La strada non è in discesa ma non abbiamo bisogno di un Governo di bandiere ma di un Governo che, forte di una larghissima maggioranza all’interno del paese, sia a tutti gli effetti Governo di popolo. Responsabilità per noi che facciamo politica significa prima di tutto disponibilità a cedere qualcosa in termini elettorali. Basta guerre di casacca. Un debito di 340 milioni avrà senso solo se avvieremo un progetto di ampio respiro condiviso da parte di tutti con senso di responsabilità. In questi giorni ho assistito a comportamenti disdicevoli da parte di alcuni partiti. Partiti che hanno tifato contro il paese. Non deve più accadere. Le riforme strutturali dovranno smettere di essere semplici slogan per diventare azioni incisive e mirate.

Luca Boschi (Libera)

E’ stato raggiunto un risultato che è solo un punto di partenza. Siamo contenti che questo risultato sia stato ottenuto. Il nostro Stato si è indebitato con un tasso di interesse al 3.25% in tre anni. Tra tre anni dovremo restituire 380 milioni su 340. Ci saranno 11 milioni all’anno di cedola e 3 milioni di commissioni. Dove saranno destinate queste risorse? 94 andranno a coprire e rimborsare zero coupon, 55 milioni a Banca centrale, 30 per l’operazione del prestito fatto a Cassa di risparmio, 33 milioni andranno a pagare le cedole agli investitori, 3 milioni alla commissione per advisor. In pratica rimangono un centinaio di milioni su cui dobbiamo concentrare le nostre analisi e i nostri confronti. Noi speriamo che quest’Aula possa convergere su quello che proporremo nel nostro odg: trasparenza nella gestione dei soldi che dovranno essere destinati ad investimenti per riforme e sviluppo e non per la spesa corrente e, infine, condivisione. Noi dobbiamo avere la capacità di gestire bene questi soldi. Ce la farà a gestirli questo Governo e questo maggioranza ? Noi abbiamo seri dubbi e quindi vi invitiamo ad elevare il livello di quest’Aula e a convergere sul nostro Odg.

Maria Katia Savoretti (Repubblica Futura)

E’ positivo il fatto di aver piazzato dei bond sul mercato ma mentre tutti i cittadini si attendono un utilizzo produttivo che possa aiutarci a ripagare il debito stesso quello che emerge è un po’ diverso. Di 340 milioni circa 300 milioni saranno destinati al rimborso di prestiti pregressi dunque senza ritorno per il paese. Quello che rimarrà dovrà essere utilizzato per coprire il buco di bilancio che produrremo nel 2021. A noi interessa capire bene come farà il paese a pagare il debito e gli interessi su questo debito. Parliamo di circa 11 milioni di euro all’anno. C’è una preoccupazione legittima. Per questo ora più che mai è necessario procedere con le riforme.

Segretario di Stato Industria e Commercio Fabio Righi

Ora dobbiamo usare correttamente le risorse incamerate. San Marino sta vivendo una crisi economica che parte da lontano. E questo, che è un grande passo per la Repubblica, è un passaggio di cui non possiamo gioire ad oggi perché a conti fatti il paese è indebitato di altri 490 milioni di euro. Questo non è un dato negativo ma non sbaglio a dire che non ho mai visto gioire chi si indebita. Serve una valutazione di responsabilità. Adesso è il momento di smettere di parlare con attacchi e discussioni inutili. Dobbiamo cominciare a parlare di fatti perché questi faranno la differenza tra la ripartenza del paese ed il semplice portare risorse nel paese. Cosa occorre fare: serve un Piano di intervento. Se un Governo con una maggioranza così forte non sarà in grado di fare le riforme non è il Governo di cui questo paese ha bisogno in questo momento. Occorre cercare di portare a casa le sfide di cui questo paese ha estremo bisogno. Dobbiamo individuare insieme quali saranno gli interventi che ci permetteranno di crescere e creare indotto per il paese. Io voglio una politica di espansione per questo paese. Razionalizziamo le spese ma troviamo nuovi volani per l’economia per disegnare i prossimi decenni del nostro paese. Serve la responsabilità di fare la cosa giusta, la responsabilità di sfuggire ai diktat di partito. Se non avemo la capacità di tralasciare i pesi politici non avremo la capacità di portare fuori il paese da questa situazione.

Matteo Ciacci (Libera)

Vanno fatte le riforme, a partire da quella della pubblica amministrazione. Poi il contrasto alla pandemia per salvaguardare cittadini. L’ospedale è una risorsa e sull’ospedale bisogna assolutamente investire. Aiuto e supporto alle nostre categorie economiche e sostegno a donne e giovani, le categorie più colpite dalla pandemia. Ed infine tutto il tema dello sviluppo. Le risorse introiettate saranno investite per coprire debito ed invece occorrono progetti di sviluppo ambiziosi. Evidenziamo le priorità e non il clientelismo becero. Qui entra in gioco il tema della trasparenza e della condivisione. Rendicontare ogni risorsa e lavorare insieme per definire le priorità.

Alessandro Bevitori (Libera)

Dobbiamo ridisegnare un nuovo sistema economico. Va bene esultare ma poi occorre sapere come verranno impiegate queste risorse. Nel senso di come metterle a reddito perché questi soldi dovremo restituirli con interessi ed altri oneri. Ci potete far sapere almeno quali sono gli obiettivi fissati oppure no ?

Segretario di Stato per l’Istruzione Andrea Belluzzi

Questo decreto estremamente tecnico segna un passaggio irreversibile. Un passo senza ritorno. Non è stata facile sia la scelta di andare sul mercato sia la scelta di andarci in maniera adeguata. Mi preoccupa il fatto che l’opposizione non pensi che questo sia un successo. E’ un successo del paese non della maggioranza. Ora cambia tutto perché non siamo più debitori di una banca amica o accondiscendente ma siamo debitori di un sistema molto severo che parla un linguaggio che dobbiamo imparare tutti insieme a comprendere. Contano le idee e quello che fai. Non è finito. Dobbiamo tenere in ordine il bilancio dello Stato in questi due anni per sostenere il pagamento degli interessi ma il linguaggio che tutti insieme dobbiamo imparare a parlare è fatto di progetti e di idee. Chi ha investito su questo paese ora ci guarda con molto più interesse. Ora occorre individuare cosa fare sullo sviluppo e su cosa fare investimenti. Noi dobbiamo investire su conoscenza, infrastrutture e sostegno alle imprese esistenti e nasciture.

Maria Luisa Berti (Noi per la Repubblica)

L’articolo 11 del decreto delegato evidenza gli investimenti: una parte importante andrà ai progetti di sviluppo, una parte andrà al rimborso del debito a Banca Centrale. La nostra azione politica dovrà concentrarsi su due fronti. Il primo è fare in modo che la liquidità iniettata nelle nostre banche venga poi messa a disposizione dell’economia reale ed in particolare nel sostegno alle imprese. L’altro fronte sarà quello delle riforme. Abbiamo avuto un anno di emergenza sanitaria nella quale l’attenzione era focalizzata sul far fronte alle emergenza quotidiane ora invece dobbiamo lavorare alle riforme delle pensioni e della P.A. e su tanti altri fronti.

Marica Montemaggi (Libera)

Oggi non c’è ancora pronto un Piano di rilancio. Questo mi preoccupa perché non ci si può accontentare di un segretario che ci dice abbiamo un programma. Dobbiamo avere una trasparente e chiara rendicontazione di come verranno spesi o impiegati questi soldi. Risorse che dovremo usare per un sostegno da fornire ed anche per alimentare una politica di sviluppo che deve individuare dei settori strategici. Dobbiamo capire quali sono le priorità.

Michele Muratori (Libera)

I maggiori interessi sul debito sottraggono risorse al Pil è provocano un effetto a cascata che può tradursi in bancarotta. Io chiedo a gran voce che ci sia la massima trasparenza nella gestione di questi soldi perché tutti i cittadini saranno costretti a restituire questo debito e chiedo anche una condivisione del progetto. La preoccupazione è sicuramente tanta e non è sciacallaggio e strumentalizzazione politica ma stiamo semplicemente facendo il nostro ruolo di opposizione politica. Per i prossimi tre anni abbiamo 340 milioni di euro di debito sul nostro groppone.

Michela Pelliccioni (Domani-Motus Libera)

I tempi sono maturi per lanciare nuovi schemi perché i vecchi schemi hanno fallito. I vecchi schemi partivano da un approccio non sistemico. Non si è mai avuta un’idea chiara e lucida su dove indirizzare il Paese. Questo Governo deve procedere in una comunione d’intenti con la forza data dai numeri. Numeri frutto di una volontà popolare che non può essere tradita. I tempi sono oggi cambiati ed il paese si merita una crescita data da un approccio nuovo consapevole e meno egoista del passato.

Sandra Giardi (Rete)

La politica ha guardato più alla ricerca del consenso che alla sostenibilità del Paese. Oggi stiamo facendo delle analisi che sono frutto di questo periodo politico ed in questo periodo siamo stati sottoposti a diverse difficoltà. La responsabilità che adesso abbiamo è quella relativa alle riforme. La riforma della pubblica amministrazione: è richiesta da tutti meno burocrazia anche per ridurre costi delle aziende. La riforma delle pensioni: è da più di 20 anni che si chiede di mettere mano al sistema pensionistico. La riforma della contabilità dello Stato e la riforma fiscale. Domandiamoci però come vogliamo che vengano fatte queste riforme. Questo finanziamento deve servire per fare e non per coprire. Non ci possiamo più permettere di non mettere freno alla spesa pubblica.

Guerrino Zanotti (Libera)

Quello che ci preoccupa non è che il Governo abbia fatto debito per 340 milioni di euro. Quello che ci preoccupa di più è il fatto che abbiamo fatto debito con una scadenza troppo ravvicinata per la situazione nella quale si trova il Governo. Dall’intervento del segretario Righi ho sentito preoccupazione perché ancora oggi non c’è una visione univoca su quello che c’è da fare. Al di là delle riforme che ancora mancano e delle quali non si sente ancora nulla, se non per quella alla previdenza, non c’è un Piano delle riforme. Se abbiamo fatto debito per 340 milioni di euro con scadenza così ravvicinata non c’è il tempo materiale, se non si agisce immediatamente e non si trova una convergenza per realizzare quegli interventi che rendano il Paese più appetibile per gli investimenti. Tra 3 anni avremo il peso degli interessi che dovremo pagare: come ci presenteremo di fronte ai nostri creditori? Con quale credibilità tra tre anni saremo in grado di fare nuovo debito per ripagare quello in scadenza? Gl interventi di cui necessità il Paese si fanno sì con la maggioranza ma anche con il confronto e l’ampia condivisione. E mi sembra che in questo anno e qualche mese non avete brillato in questo senso.

Daniela Giannoni (Rete)

Per quanto riguarda il cambio di idea rispetto al debito di Rete, stiamo parlando di condizioni di bilancio diverse rispetto a qualche anno fa. Rete è cambiata ma è cambiata la consapevolezza e la responsabilità politica. Farsi carico di un prestito non fa piacere a nessuno ma qualcuno lo doveva pur fare. Avrei avuto molta più paura a far indebitare il paese con personaggi come squali e avvoltoi. Quantomeno ora possiamo dire che ci sono cani da guardia.

Francesco Biordi (Pdcs)

Ci saranno da fare una serie di riforme. Riforma previdenziale, mercato del lavoro, Iva e tutte quelle che serviranno a rilanciare l’economia. Per cui è naturale che questa direzione vada intrapresa. Del resto lo abbiamo detto anche nel nostro programma di Governo: un programma che dovrà essere rivisitato. Dobbiamo cambiare anche la modalità di approcciare a questo tipo di riforme perché se ci comportiamo come ci siamo sempre comportati non otterremo risultati.

Giacomo Simoncini (Noi per la Repubblica)

Le riforme sono necessarie e non più rinviabili, serviranno ad innalzare la credibilità del nostro Stato nel comparto internazionale. Riforme strutturali però impongono prese di posizione forti perché le riforme non sono mai state piacevoli e generano malcontento. Ma sono necessarie. Ora basta salvaguardare il proprio bacino elettorale, non è più tempo di questi metodi. Non possiamo più pensare all’individualismo ma dobbiamo pensare alla collettività. Un debito che peserà sui nostri giovani che oggi sono in forte difficoltà. Che tipo di Repubblica vogliamo lasciare alle generazioni che verranno ? Non possiamo e non dobbiamo guardare solo a noi stessi. Solo così potremo dare una svolta e fare del bene ai nostri cittadini.

Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete)

E’ doveroso che sia la politica a dare il lancio allo sviluppo economico e poi eventualmente i tecnici fungeranno da consulenti

Alice Mina (Pdcs)

In sole tre ore sono state raccolte offerte per 1,4 miliardi di euro a dimostrazione dell’appetibilità del sistema San Marino sul mercato. Questo deve portarci a credere sulle potenzialità dell’economia sammarinese. Esprimo apprezzamento per la riuscita di un’operazione non semplice. Abbiamo dimostrato il coraggio e la determinazione giusta per seguire una strada che ha portato ad un risultato inequivocabile. Una sfida che abbiamo voluto cogliere per dare risposte a un contesto economico duramente provato dall’emergenza sanitaria.

Adele Tonnini (Rete)

Dobbiamo mettere in sicurezza i conti pubblici e pretendo di avere in commissione Finanze una rendicontazione sull’utilizzo del debito. Mi è stato riferito che il bond è stato acquistato anche da banche sammarinesi e questo sposta l’interesse sulla cittadinanza. Si può creare un titolo obbligazionale interno sfruttando la liquidità presente nelle nostre banche. Credo che la cittadinanza sarebbe interessato a questo. Vanno avviate tutte le azioni fondamentali per la stabilizzazione della spesa. Vanno fatte le riforme ma non solo quella previdenziale perché mi pare che ultimamente venga richiamata solo quella. Ma non è l’unica necessaria. La nostra comunità ha bisogno di una visione paese che propende verso il cambiamento e verso la trasparenza.

Oscar Mina (Pdcs)

La ratifica di questo decreto non può che rappresentare un punto di ripartenza che non risolve i gravi problemi della nostra economia ma è un primo supporto essenziale. L’effetto sul mercato dell’emissione di questo titolo ha sorpreso anche noi. La reazione dei sottoscrittori pone in evidenza l’indubbia fiducia espressa contrapposta di fatto a esternazioni di qualche esponente dell’opposizione. Leggo numerose valutazioni sui social che stanno a dimostrare ancora una volta la presupponenza di questi soggetti che ritengono di avere la soluzione nel cassetto. Il Governo non ha voluto creare delle condizioni di indebitamento con l’emissione di questo titolo di debito pubblico tale da creare incertezze in questo momento drammatico. Vogliamo creare opportunità e prospettive per la nostra economia incamerando risorse per lo sviluppo del paese.

Vladimiro Selva (Libera)

Servono riforme strutturali che non possono deprimere l’economia. Il segretario Righi ha cercato di spronare tutti verso la necessità di riforme difficili. Riforme annunciate da tutti i Governi ma che finora nessuno è riuscito a portare a casa. Come forza politica abbiamo indicato le riforme necessarie tanto che avevamo dato disponibilità a formare un Governo di unità nazionale. La vostra è un maggioranza numericamente molto forte ma politicamente sono nate una serie di difficoltà. Il rischio è che tra qualche anno ci troveremo a dover affrontare tutti i problemi di oggi con l’aggiunta di 340 milioni di euro di debito che oggi andiamo a determinare.

Fernando Bindi (Repubblica futura)

Oggi faccio fatica a diventare il menestrello di ogni provvedimento che, da quello che sento, subisce una enfasi eccessiva. Noi quando abbiamo votato l’ordine del giorno del 23 Aprile abbiamo già dato la nostra approvazione all’indebitamento necessario al Paese per andare avanti. Ogni altra interpretazione è fuorviante, interessata o in malafede. Quell’odg dava mandato al Congresso di Stato di reperire finanziamenti sostenibili tramite canali istituzionali bilaterali o multilaterali o sul mercato dei capitali. Il mercato dei capitali nell’elenco era l’ultimo ma è diventato il primo. L’articolo 11 del decreto non ci sembra il massimo della soluzione.

Segretario di Stato per gli Affari esteri Luca Beccari

La prima cosa che guarda un investitore, pur considerando il tasso, è la solidità. La grande risposta che c’è stata sul mercato, pari a 1,4 miliardi di offerta, dimostra che c’è stata una risposta positiva sul rischio Paese. Nessuno metterà mai il rendimento davanti al rischio di perdere il capitale. L’operazione non è stata fatta a ottobre perché non c’erano le condizioni di mercato. Non dobbiamo continuare con la suggestione che lo Stato si poteva finanziare con il fondo pensioni. Un errore. I fondi pensione servono per garantire la stabilità del sistema pensionistico. Se li andiamo a impiegare in maniera diversa andiamo a mischiare due cose che devono rimanere separate.

Rossano Fabbri (Consigliere Indipendente)

Non mi sarei aspettato di essere qui oggi. La considero una forzatura. Non tanto perché non mi fa piacere farlo quanto perché è una stortura istituzionale evidente. Dopo l’abrogazione dei decreti legge tramite altri decreti legge oggi abbiamo la ratifica dei decreti delegati. Essere qui oggi costituisce una stortura a cui le istituzioni devono mettere mano perché le ratifiche dei decreti delegati non si sono mai viste. Oggi si trasforma il debito da debito interno a debito estero. Un debito estero che, a maggior ragione, rileva molto su come questi fondi verranno utilizzati. No alla restituzione dei 55 milioni di euro a Banca Centrale perché in questo momento c’è un paese che soffre e c’è bisogno che il Governo metta mano agli aiuti alle famiglie e alle imprese. I 55 milioni di euro facciamo in tempo a restituirli.

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi)

Esprimo apprezzamento per le parole del Segretario Gatti: parti delle risorse verranno impiegate per politiche di rilancio del paese che è l’unico modo per ripagare il titolo di Stato

Andrea Zafferani (Repubblica futura)

Mi preoccupa il fatto che la durata del bond si sia molto ridotta. Eravamo partiti da una durata decennale mentre adesso si è ridotta a tre anni. Abbiamo dovuto ridurre la durata perché la nostra situazione economica finanziaria sul lungo termine non dava così tante garanzie. Ci sono da considerare i maggiori costi che comporta una prima immissione ma la differenza è ampia tra quello che abbiamo garantito noi (3.25%) e quello che pagano alcuni paesi anche con rating più basso del nostro, anche questi senza l’ombrello della Bce. Questi paesi pagano sensibilmente di meno. E’ un successo? Non lo so. Io non credo per i motivi che ho detto. Ma non è questo il tema centrale delle analisi: credo ci fossero ipotesi alternative, meno costose, più a lungo termine e con maggiore velocità di reperimento. Se il Governo si fosse seduto al tavolo con il Fondo monetario all’inizio della pandemia per pensare a un programma di assistenza finanziaria avremmo avuto un prestito migliore. Mi fa piacere vedere che fino a pochi mesi fa il Fondo monetario per qualcuno era un demonio mentre oggi è stato sdoganato. Da domani dovremo pagare 11 milioni di euro all’anno sul debito. Per pagare gli interessi serve un avanzo primario. Se non si ha un avanzo primario quando si contrae un debito si crea la ricetta per un disastro. San Marino ha un disequilibrio previsto per il 2021 molto elevato di circa 70 milioni di euro. Dobbiamo generare un aggiustamento di circa 80 milioni di euro all’anno se vogliamo pagare gli interessi: è il 6% del nostro Pil ed è moltissimo. Come pensate di reperirle? Questo tema può essere affrontato con un piano di riforme assolutamente necessario. Purtroppo l’articolo 11 non fa pensare ad un uso intelligente del debito. Ci sono poco più di 50 milioni di euro destinati allo sviluppo.

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