Pescara, virologo: “Variante inglese non è più carogna, diffusione dipende da noi”

tamponi covid
In Abruzzo il 70 per cento dei contagi è riconducibile a questa variante
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PESCARA – Se c’è una variante di cui preoccuparsi è quella sudafricana che, al momento, in Italia non c’è, ma è quella che “sembra possa eludere il sistema di immunosorveglianza soprattutto nei soggetti che hanno sviluppato gli anticorpi tramite i vaccini”. Se da una parte l’auspicio è quello che questa non arrivi nel Paese, dall’altra, a fronte di una variante inglese che dilaga e che ormai riguarda, come è noto, il 70% dei positivi in Abruzzo, l’appello è alla massima responsabilità. A lanciarlo con l’agenzia di stampa Dire è il dottor Paolo Fazii, direttore della Uoc Microbiologia e Virologia del presidio ospedaliero di Pescara, secondo cui la situazione emergenziale perdurerà fino a metà maggio. Fatti salvi i comportamenti dei singoli soprattutto in vista dell’estate.

– Professor Fazii in Abruzzo è arrivata la variante brasiliana, mentre quella inglese dilaga con gli ospedali che sono sempre più in affanno a causa dei tantissimi ricoveri. Qual è la situazione attuale?

“Per quanto riguarda la variante brasiliana è bene ribadire che parliamo di un caso riferito ad un 67enne di Francavilla al Mare come è noto, e purtroppo deceduto. Non c’è evidenza di altri casi qui. Altri ne sono stati trovati nell’aquilano. Comunque sia le due varianti sono sì caratterizzate da una maggiore infettività, ma il ruolo patogeno è rimasto uguale. Circola quindi maggiormente portando a un numero maggiore di casi e di decessi. Se c’è una variante che può preoccupare è quella sudafricana, attualmente non rilevata in Italia, ma che sembra possa eludere il sistema di immunosorveglianza soprattutto nelle persone che hanno sviluppato anticorpi tramite i vaccini”. –

Professore, ma se non è più infettiva la variante inglese, come è possibile che ad esserne colpiti, a differenza del periodo riferito al primo lockdown, siano proprio i più giovani anche in modo grave?

“Il motivo è semplice. Le persone anziane o stanno a casa o hanno la mascherina. I più giovani sono i più esposti. Lo sono stati i bambini quando abbiamo riaperto le scuole ed il virus è circolato maggiormente. Quello che voglio dire è che questa variante non è più carogna della precedente, è uguale, ma circola lì dove la si fa circolare. Se si continua ad andare in giro senza mascherina e se non si prende coscienza del problema, che è un problema serio, non andiamo da nessuna parte”.

– Alla luce dei numeri attuali che fotografano una situazione a dir poco difficile, quanto, a suo parere, durerà ancora l’emergenza?

“Ho imparato che non bisogna programmare e andare avanti a piccoli passi. Quello che consiglio è di porci come prossimo step la metà di maggio. Perché da metà maggio, come abbiamo visto già l’anno scorso, i virus circolano di meno. Il Covid, come tutti i virus da raffreddamento, sono meglio controllati dal sistema di immunosorveglianza innata che abbiamo durante la stagione calda. Dobbiamo sperare di tenere fino a quella data. Questo non vuol dire non assumere comportamenti responsabili”.

– Cosa intende?

“Che per tre o quattro mesi staremo bene, ma il dopo dipende dal fatto se questa estate cominceremo a comportarci bene. Le armi per combattere il virus le abbiamo. Ci sono i vaccini e ho letto che le multinazionali ne stanno approntando anche per gestire l’incontro tra l’ospite e la varianti. D’altra parte nei virus l’Rna si replica di continuo per cui potremmo anche avere altre varianti, ma presto avremo anche un’altra arma: quella degli anticorpi monoclonali. Il futuro è ancora grigio. Per questo è arrivato il momento che il cittadino inizi a comportarsi in maniera adeguata perché la battaglia la vinciamo se siamo coesi. Non è possibile vedere persone morire in ospedale, sanitari che lavorano con turni massacranti e, allo stesso tempo, gente che si ammassa senza mascherina. Ieri sono uscito a fare una passeggiata. Tanti non la indossavano. C’erano persone che facevano footing in gruppo senza mascherina passando tra le persone che passeggiavano. Non è più tollerabile. Quello che si deve capire è che se tutti ci comportiamo bene, con le armi che abbiamo sviluppato e stiamo sviluppando per combattere il virus, possiamo tornare a fare tutto: anche tornare in teatro”.

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