VIDEO | Ghigo Renzulli racconta 40 anni di musica, tra i Litfiba e il progetto solista

Intervista a Renzulli, un giovane chitarrista di 66 anni, un pezzo di storia del rock italiano nonchè il cuore dei Litfiba che ha fondato 40 anni fa
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ROMA – Dopo quarant’anni la sua musica non ha neanche un capello bianco, né una ruga. E in lui resta la voglia di fare musica pari a quella di un giovane che muove i primi passi su un palco o in uno studio di registrazione. Federico ‘Ghigo’ Renzulli è un giovane chitarrista di 66 anni, un pezzo di storia del rock italiano, il cuore dei Litfiba che ha fondato 40 anni fa.

Proprio il 6 dicembre di quest’anno la band fiorentina celebrerà il primo concerto suonato quattro decenni fa alla Rokkoteca Brighton, vicino Firenze. Da allora i Litfiba hanno inciso oltre 20 album, tra inediti e live, soprattutto con Piero Pelù alla voce, sostituito in un due momenti diversi da Cabo, vero nome di Gianluigi Cavallo, e da Filippo Margheri. Nel 2009 la reunion, con il ritorno soprattutto di Piero Pelù alla voce e due album pubblicati, Grande nazione ed Eutopia. Ma rimanere con le mani in mano non è cosa per Ghigo. Niente di meglio che continuare a suonare, aspettando i Litfiba.

Nasce così Novox, un lavoro completamente strumentale, “un progetto mio personale, parallelo ai Litfiba– ha raccontato in esclusiva all’agenzia Dire, che ha incontrato Ghigo nello studio di registrazione a Prato- in cui ho composto musica strumentale, un progetto molto artistico, dove mi sono divertito a spaziare in tutte le mie ispirazioni musicali che ho immagazzinato in questi anni. C’è tutto me stesso qui dentro. È un’idea nata diversi anni fa, ci lavoro da tre anni, l’ho fatto prima in maniera più larga, poi più stretta. Ora siamo chiusi nello studio di registrazione”. 

Come detto, Novox uscirà parallelamente a quei Litfiba che ha ‘creato’ tanto tempo fa e che “sono nati per caso. Per due anni ho abitato a Londra e al ritorno ho costruito una sala prove in via dei Bardi, a Firenze. C’era un grosso giro di musica”. Un giorno, l’equivoco ‘decisivo’: “Mi chiama Gianni Maroccolo (bassista poi dei Litfiba e dei Csi, ndr) e mi chiede se avevo messo un annuncio per la band. Ma non ero stato io, era stato Federico Fiumani (cantante dei Diaframma, ndr)”. A quel punto “ho detto a Gianni ‘perché non ci facciamo una nostra band?’ Così sono nati i Litfiba, da una telefonata di Gianni Maroccolo. A cui si sono aggiunti gli altri, Antonio Aiazzi alle tastiere e poi Piero Pelù. All’inizio cantavo io, non sono intonatissimo, non facevo tanto schifo, però ho una voce particolare”. Ma non potendo suonare e cantare contemporaneamente “ho scelto di passare direttamente alla chitarra”.

Una band, un nome, una leggenda. Per anni si è fantasticato sull’origine di ‘Litfiba’. “Inizialmente il nome non c’era. Serviva per l’iscrizione al festival rock di Bologna. ‘L’ è la sigla fissa di chiamata del sistema Iricon, ‘It’ per Italia, ‘Fi’ per Firenze e ‘Ba’ per via dei Bardi”. Dalle origini ad oggi “la musica è cambiata tantissimo, se ripenso a primi Anni 80 c’era più fermento, c’erano più idee. Oggi sono appiattite”. Infatti “si comprano meno dischi e quindi ci sono meno investimenti sulle nuove band”.

È cambiata la musica, sono cambiati anche i Litfiba: “Sono cambiate le formazioni, anche per adattarsi un po’ al sound del periodo. Non si fanno 40 anni di carriera se non ci si adatta al momento storico. I Litfiba hanno sempre cercato di essere in sintonia con i tempi che si vivevano”. Il 6 dicembre i 40 anni dal primo concerto: “E ci saranno novità per i fan. Ora non posso sbilanciarmi troppo…”.

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22 Febbraio 2020
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