Per 312 rifugiati di Caserta progetto Sprar è sinonimo di inclusione

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NAPOLI – Due anni di attivita’ e 312 migranti accolti tra richiedenti asilo (57%), possessori di permesso di soggiorno per motivi umanitari (30%), di Protezione internazionale sussidiaria (8%) e rifugiati politici (5%). Sono i numeri del progetto Spar di Caserta, il piu’ grande della Campania e uno dei piu’ virtuosi a livello nazionale. A Caserta si sta sperimentando un nuovo modello di accoglienza, quello della ‘Inclusione Sociale Bilaterale’. Che vuol dire collaborazione tra rifugiati e autoctoni perche’ collaborino insieme a migliorare il proprio territorio e la propria condizione.

Il Piedibus ne e’ un esempio, con i migranti che ogni mattina accompagnano i bambini di Caserta a scuola, ma ci sono anche laboratori ludico-didattici nei quartieri popolari della citta’, dove i beneficiari insegnano inglese e francese, animano iniziative di riqualificazione urbana e diventano custodi di spazi verdi gestiti in forma condivisa.

La caratteristica dello Sprar di Caserta e’ l’accoglienza diffusa: i migranti sono dislocati in 22 appartamenti affidati dal progetto che si affida a fornitori esclusivamente locali per ogni acquisto grazie ad accordi con produttori ed aziende agricoli del territorio, 17 sparsi nella provincia di Caserta. A tutti viene assegnato un medico di base mentre nel Centro sociale ex Canapificio possono trovare uno sportello medico settimanale grazie alla collaborazione con il dipartimento di salute mentale dell’universita’ Vanvitelli e il presidio territoriale di Emergency.
Ma non c’e’ solo l’obiettivo di garantire una tranquilla convivenza con gli italiani.

I beneficiari del progetto Sprar sono infatti inseriti all’interno di un percorso strutturato di inserimento culturale prima ancora che lavoratori. Tutti, infatti, frequentano un corso di italiano e sono iscritti alla scuola pubblica per conseguire il diploma di primo e secondo e grado. Un migrante frequenta il dipartimento di Economia dell’universita’ Vanvitelli, in 90 stanno per prendere la patente, 57 frequentano un corso di informativa e tanti studiano per diventare chef e operatori di sala nei ristoranti, pizzaioli o saldatori. E dopo lo studio? Gli ospiti dello Sprar possono svolgere un tirocinio di 6 mesi in imprese del territorio casertano. Il 13% di quelli che l’hanno svolto e’ stato poi assunto, il doppio rispetto alla media nazionale degli Sprar.

L’inclusione sociale passa invece dai progetti sportivi, come quello che coinvolge l’associazione Stella del Sud, una squadra di basket composta da italiani e rifugiati, musicali, come il laboratorio Kalifoo Ground, una band ma anche un progetto per la formazione musicale, al videomaking e alla fotografia artistica, e artistici, a partire dal laboratorio Video partecipativo. Oltre al gia’ citato Piedibus, che ormai coinvolge 6 scuole, 156 bambini e 103 volontari accompagnatori tra genitori e migranti dello Sprar, i minori sono coinvolti in decine di laboratori e nella gestione condivisa dei beni comuni: in 2 anni, tredici strutture sono state riqualificate, messe in sicurezza e rivalorizzate grazie a murales o orti sociali.

Il progetto funziona grazie a 43 operatori, di cui 14 mediatori culturali, assunti per il progetto Sprar, gestito a Caserta da Comitato per il Centro Sociale e Casa Rut, insieme a vari partner tra cui la Caritas Diocesana di Caserta, il Comitato Citta’ Viva, l’universita’ Luigi Vanvitelli, il Comune di Casagiove, l’Ambito Territorio C1 e la Seconda Universita’ di Napoli. Gli operatori dello Sprar, volontariamente, contribuiscono ad alimentare un fondo per il mutuo soccorso, per garantire un ulteriore sostegno ai migranti in caso di emergenza.

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