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Il San Camillo di Roma assume “non obiettori”, Zingaretti: “Applichiamo la 194”

Il presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani si scaglia contro la clausola 'non obiettori' inserita nel bando dell'ospedale San Camillo: "Inaccettabile"
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ROMA – “C’è una strategia di investimenti che tra pochi giorni presenteremo, con nuove assunzioni, investimenti per le ristrutturazioni, politiche di prevenzioni, accanto a questo dobbiamo affrontare il grande tema dell’attuazione vera della 194, nei modi tradizionali, ma visto la condizione che c’era, anche sperimentando forme molto innovative di tutela di una legge dello Stato che altrimenti verrebbe disattesa”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a margine di un evento a Fiumicino, sulla questione dei ginecologi non obiettori assunti nel Lazio con un concorso riservato.

“Quindi è una sperimentazione- ha spiegato Zingaretti- siamo i primi in Italia e penso che sia una cosa fluida garantire alle donne un diritto sancito dalla legge. Il bando per le assunzioni è concluso e credo che tra qualche giorno entreranno in funzione”.

L’ATTACCO DEI MEDICI CATTOLICI: “GRAVE DISCRIMINAZIONE”

“In un panorama sanitario nazionale che va sempre più in frantumi, nella regione Lazio si indicono concorsi e si stipulano contratti a tempo indeterminato per il ruolo sanitario, ponendo tra i requisiti concorsuali la clausola ‘non obiettori’, distintivo discriminatorio aggiuntivo assolutamente inaccettabile. L’Associazione Medici Cattolici apprezza il parere del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha affermato che ‘non è possibile reclutare personale sanitario con contratti a tempo indeterminato, ponendo il requisito ‘non obiettore’: modalità discriminatoria di reclutamento del personale, atteso che la legge prevede di cambiare idea nel corso della carriera lavorativa’”. Così in un comunicato Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani.

“E’ assolutamente intollerabile- aggiunge- l’arroganza di politici e coordinatori sanitari e il pressapochismo violento con il quale irrompano nel mondo della salute. Il management sanitario e le organizzazioni negative non possono ottemperare le loro esigenze applicando clausole contrattuali di ‘coercizione delle coscienze’ a tempo indeterminato, tra l’altro minacciando licenziamenti per inadempienze contrattuali e studiando bandi per selezioni blindate. Bandi studiati bene al fine di evitare che i medici una volta assunti possano diventare obiettori di coscienza. Nella dilagante disoccupazione medica e nella disperazione che affligge il mondo dei giovani medici disoccupati, questa discriminazione appare come una spinta inaccettabile ad appannare le coscienze e ad accettare contratti per bisogno economico di sopravvivenza“.

I medici cattolici- prosegue- di fronte a queste cosiddette assunzioni fidelizzate dirette a ‘determinare le interruzioni di gravidanza’ percepiscono e condannano tali atteggiamenti discriminatori nel reclutamento del personale, giudicandoli ingiustamente punitivi per la folta schiera dei medici in attesa di sistemazione lavorativa’, si legge ancora nella nota. I medici cattolici intendono tutelare il diritto alla libera determinazione di tutti e l’accesso di tutti al libero impiego, respingendo fermamente ogni discriminazione generalizzata che va a determinare progressivamente la loro marginalizzazione nel sistema sanitario”.

“I medici cattolici alzano in modo forte e chiaro la loro voce per salvaguardare l’onorabilità della professione medica alla quale va garantita la libera scelta di coscienza scevra da condizionamenti e da discriminazioni. Per trovare una soluzione, ma soprattutto contrastare il dramma aborto, occorre ancora una volta chiedere a gran voce che siano finalmente applicati quei punti della legge 194/78, finora completamente disattesi, in favore della donna per ‘aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza’, come dovrebbe essere nello spirito di una legge che nel suo titolo parla in primis di ‘tutela sociale’ della stessa, in nome del rispetto della vita umana”, conclude Boscia.

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