Commercio, centri storici senza negozi: -15%, ma boom ambulanti +36,3%

ROMA - Diminuiscono i negozi, aumentano gli ambulanti,
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ROMA – Diminuiscono i negozi, aumentano gli ambulanti, tengono bar, ristoranti e alberghi. Succede soprattutto nei Centri storici delle citta’ italiane, ma anche nelle periferie. Certo e’ che in generale dal 2008 a oggi nei comuni di medie dimensioni il commercio al dettaglio su sede fissa ha subito una battuta d’arresto del -13,2%, pari a -9.665 imprese. Al contrario, il commercio ambulante e’ cresciuto dell’11,3%, registrando un incremento di 1.351 attivita’, e anche alberghi, bar e ristoranti sono aumentati del 10,2%.

Un trend ancora più marcato se si considerano i Centri storici, dove i negozi segnano un -14,9%, mentre gli ambulanti crescono del 36,3% (nelle periferie si fermano al +5%). I dati arrivano dalla Confcommercio, che ha analizzato l’andamento del commercio in 40 comuni italiani di medie dimensioni capoluoghi di provincia dal 2008 al 2016, distinguendo tra Centri storici e non. Si tratta di una “liquefazione del commercio”, ha spiegato Mariano Bella, direttore Ufficio studi Confcommercio, secondo il quale “se da un lato l’aumento degli ambulanti può essere positivo perche’ salva i servizi nei Centri storici, dall’altro il livello di questi servizi non e’ lo stesso”.

Tra le aree geografiche, e’ al Sud che la dinamica tra negozianti e ambulanti e’ più visibile, con i Centri storici che vedono una diminuzione dei primi pari al 18,4% e un vero boom dei secondi che arrivano al +85,6%. “E’ un fenomeno che evidentemente non e’ stato governato- ha detto Bella- Dobbiamo capire se le città per noi sono un valore oppure no”. Nella classifica dei singoli comuni, a perdere più negozi nei Centri storici sono Frosinone (-41%), Bari (-28%), Perugia, Catania e Palermo (tutte intorno al -25%), ma anche Cagliari e Sassari (circa 22%).

Per quanto riguarda invece le categorie di merce, a soffrire di più sono i libri e i giocattoli, con il -23,4% in Centro e il -11,7% in periferia. Male anche l’abbigliamento, che perde nei Centri storici 1.903 unita’ e nelle periferie arriva a chiudere 2.669 attivita’, e il settore dei carburanti (-27,0% in Centro e -22,9% nelle periferie). In Centro tengono invece computer e telefonia (+13,4%), anche se nelle altre aree cittadine perdono il -3,3%. Le farmacie, invece, si salvano ovunque, e anzi nelle periferie vedono una crescita del 14,4%.

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