La Capitale ricorda Valerio Verbano, 37 anni senza giustizia

Un commando neofascista lo trucidò in casa sua al Tufello, davanti ai genitori legati e costretti ad assistere
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ROMA  – Trentasette anni senza giustizia. Tanto è passato dal 22 febbraio del 1980, quando un commando neofascista trucidò in casa sua al Tufello, davanti ai genitori legati e costretti ad assistere, il 19enne militante di sinistra Valerio Verbano, studente del liceo Archimede, ‘colpevole’ di indagare sulle connessioni che negli anni di piombo univano l’estrema destra romana ad ambienti politici e istituzionali.

Degli assassini di Valerio si sa come entrarono, come lo uccisero, persino quanti erano: tutto, tranne i nomi dei colpevoli, rimasti impuniti da ormai quasi 40 anni. Ed è proprio per ricordare Valerio, giovanissima vittima di quella che è stata solo una delle tante ingiustizie del periodo più buio della storia repubblicana, che stamattina il vicesindaco e assessore alla Cultura di Roma Capitale, Luca Bergamo, e l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, Rita Visini, accompagnati dal capogruppo del M5S in Campidoglio e in Città metropolitana, Paolo Ferrara, dalla presidente del III Municipio, Roberta Capoccioni, hanno deposto una corona d’alloro in via Monte Bianco, sotto casa di Verbano e della mamma Carla, morta nel 2012 per un tumore dopo una vita passata alla ricerca di giustizia per il figlio.


Insieme alle istituzioni anche i cittadini del quartiere, che hanno ricordato Valerio con bandiere rosse e intonando ‘Bella ciao’ al momento della deposizione della corona. Oggi pomeriggio dalle 17, poi, gli abitanti della zona si ritroveranno per l’ormai tradizionale corteo cittadino.

Quella di Valerio Verbano, ha ricordato Bergamo, “è una vicenda particolarmente crudele, delle persone entrarono in casa con il passamontagna imbavagliando i genitori e aspettando che tornasse per ucciderlo. Erano anni molto difficili, io ne ho un ricordo personale perché all’epoca ero al liceo, anche se dall’altra parte della città, ma mi ricordo quando Valerio venne ucciso così come le violenze che seguirono”.

Per il vicesindaco “il ricordo di quel momento storico, vicino ma tutto sommato lontano nella prassi, è importante: c’era molta violenza ma c’era anche molta passione da parte delle persone, noi fortunatamente abbiamo debellato la violenza politica ma purtroppo in molti momenti abbiamo perso però la passione. Queste vicende ci aiutano a ricordare che se c’è una passione a cui è giusto dedicarsi è proprio il cambiamento della propria società, che è poi un po’ il mandato che molte persone hanno dato al governo della città”. Come è scritto anche sulla targa, ha commentato Ferrara, “ancora tra cent’anni ci sarà chi curerà questa ferita che non guarisce mai. Io nel 1980 avevo 9 anni, per cui oggi sono anche la dimostrazione della volontà di ricordare questa tragedia. Negli Anni 80 Roma viveva dei problemi che oggi non vive, era terra di nessuno: oggi ci sono stati dei miglioramenti in questo senso, noi dobbiamo portare avanti certi valori che vanno ricordati, come la vicinanza delle istituzioni nel ricordare insieme ai cittadini queste tragedie. Oggi è un momento importante”.

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