sabato 18 Aprile 2026

L’Africa come opportunità globale, al tempo del Piano Mattei

Le voci del forum Italia Africa Business Week, giunto all'ottava edizione: al via la tre giorni a Roma

(Foto credits AGR Srl)

ROMA – Trasformare le sfide globali in opportunità di crescita: questo titolo e temi al centro a Roma della tre giorni di Italia Africa Business Week, forum internazionale giunto all’ottava edizione. Centrali, sin dall’apertura ospitata dalla Farnesina, i contributi delle associazioni delle comunità delle diaspore e del “sistema” della cooperazione allo sviluppo. A partecipare, insieme con imprenditori, politici e delegati giunti da più Paesi dell’Africa, anche rappresentanti di organizzazioni internazionali.

IMPRESE. DIONE (SENEGAL): CON ITALIA, ANCHE PER ‘MADE IN AFRICA’

Puntare sul “made in Africa”: questo l’appello di Alioune Dione, ministro della Microfinanza e dell’economia sociale e solidale del Senegal, a Roma per discutere di “complementarità” e “opportunità”. Il dirigente è intervenuto in Farnesina. L’occasione è stata l’apertura dell’ottava edizione del forum Italia Africa Business Week (Iabw). “Ci sono opportunità di diversificazione tra l’economia italiana e le risorse africane”, ha detto Dione. “I loro mercati hanno complementarità; le manifatture italiane possono trovare sbocchi in Africa e l’Africa può esportare materie e prodotti agricoli in Italia”. Dione ha continuato: “Dobbiamo riflettere sulla trasformazione dei prodotti in Africa, contribuendo alla competitività dell’economia mondiale”. Secondo il ministro, “l’aumento dell’export italiano in Africa stimolerà la produzione delle manifatture mentre per l’Africa importare il savoir-faire italiano favorirà lo sviluppo sostenibile”. In evidenza nell’intervento di Dione anche il valore del contributo delle “aziende” private e delle comunità della diaspora.

PIANO MATTEI. DIOMA (IABW): L’ITALIA GUARDA L’AFRICA IN FACCIA

Guardare il continente non dall’alto in basso ma “faccia a faccia”, creando “sinergie”: questo l’approccio che ispira il Piano Mattei, secondo Cleophas Adrien Dioma, presidente di Italia Africa Business Week (Iabw). La sua riflessione è stata proposta in apertura dell’ottava edizione del forum, al via in Farnesina, nella sede del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. “L’Italia era il Paese che poteva lanciare il Piano Mattei e che poteva guardare il continente non dall’alto in basso ma faccia a faccia” ha detto Dioma. “Bisogna cercare di capire come creare sinergie che siano vincenti per l’Africa, per l’Italia e dunque per l’Europa”. Nel suo intervento, il presidente di Iabw si è soffermato sulle strutture economiche e sul ruolo delle Pmi. Secondo Dioma, “l’Italia è il Paese che si adegua di più alla cooperazione con l’Africa perché ha le piccole imprese e l’Africa è proprio il continente dove le imprese sono piccole”. Parte della riflessione, il ruolo della diaspora e dei suoi imprenditori. “Spesso”, ha sottolineato Dioma, “tornano in Africa”.

AFRICA. DANIELS (OIM): LE MIGRAZIONI FANNO BENE ALLO SVILUPPO

Le migrazioni fanno bene alla cooperazione allo sviluppo e l’Italia e i suoi partner in Africa dovrebbero mettere in evidenza gli aspetti positivi della mobilità umana: a sottolinearlo è Ugochi Daniels, vicedirettrice generale per le operazioni dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Le sue dichiarazioni sono state rese in Farnesina. L’occasione è stata l’apertura dell’ottava edizione del forum Italia Africa Business Week (Iabw). “Le persone migranti contribuiscono allo sviluppo non solo con l’invio delle rimesse, che sono aumentate, ma anche con gli investimenti” ha sottolineato Daniels: “Possono aiutare gli affari e ora anche la transizione verde, che è una priorità in tutto il continente”. Tra le iniziative avviate dal governo italiano presieduto da Giorgia Meloni figura il Piano Mattei, un’iniziativa che guarda all’Africa, con la promessa di un approccio “non predatorio” e una cooperazione su basi “paritarie”.

COOPERAZIONE. RUSCONI (AICS): ANDIAMO IN AFRICA ‘BOTTOM-UP’

Servono missioni sul campo e approccio “bottom-up”, con la presenza nei territori, ascoltando bisogni e stringendo alleanze per fare “un salto di qualità”: parole di Marco Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), a un anno dalla conferenza Italia-Africa dedicata al Piano Mattei. Il punto di partenza della sua riflessione è la due giorni al Senato della Repubblica del 30 e 31 gennaio 2024. L’occasione dell’intervento di oggi è invece l’apertura in Farnesina del forum Italia Africa Business Week (Iabw). “Da allora abbiamo fatto missioni di sistema sul terreno riunendo tutti gli attori della cooperazione, con il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ovviamente e poi Aics, che è l’organo tecnico e operativo, e Cassa depositi e prestiti, per la dimensione finanziaria dello sviluppo”, ha detto Rusconi. “Non hanno partecipato però solo gli attori istituzionali, compresi altri ministeri, dall’Ambiente all’Interno: insieme con noi ci sono state le organizzazioni internazionali, con cui siamo abituati a lavorare, le organizzazioni della società civile e anche gli attori del settore privato, identificati dalla legge 125 del 2014 come soggetti di cooperazione che possono portare tecnologie e competenze e non certo delocalizzare”.

Secondo il direttore, “le missioni raccolgono le aspettative e i bisogni dal terreno”. Un compito declinato nel 2024 in viaggi a più tappe, nell’est, nell’ovest e nel sud dell’Africa; e soprattutto cruciale, sottolinea Rusconi, convinto che “la cooperazione funziona se l’approccio è ‘bottom up'”, dal basso. Il direttore continua, soffermandosi sulle scelte di Aics: “Abbiamo aumentato da otto a dieci le nostre sedi in Africa, aprendo in Costa d’Avorio e in Uganda; si è trattato di uno sforzo importante per un’agenzia piccolina rispetto ad altre in Europa”. Il presupposto, secondo Rusconi, è la consapevolezza del fatto che “sul territorio si captano i bisogni e si possono anche stringere alleanze, incontrandosi e lavorando insieme”.

AFRICA. FOCAS LICHT (GPE): ISTRUZIONE E LAVORO, È SFIDA SECOLO

Garantire opportunità di lavoro per supportare l’istruzione: un percorso da compiere in due sensi, raggiungendo due traguardi anzitutto in Africa, anche grazie agli investimenti delle imprese. È la prospettiva suggerita da Margarita Focas Licht, dirigente di Global Partnership for Education (Gpe), meccanismo multilaterale nato nel 2002 in ambito G7. Il tema è al centro di un’intervista con l’agenzia Dire in Farnesina. L’occasione è l’apertura di Italia Africa Business Week, forum giunto all’ottava edizione. Direttrice generale per le partnership di Gpe, Focas Licht condivide un’esperienza personale risalente ad anni fa, quando insegnava inglese in una scuola del Madagascar. “Lavoravo in un istituto secondario”, ricorda, “e gli alunni mi dicevano che non si sentivano motivati perché non c’era molto per loro ad attenderli fuori”. L’economia e le opportunità di impiego, questo il messaggio, sono decisive per le prospettive dell’istruzione. In Africa come e più che altrove, sottolinea la direttrice: “Prevediamo che alla fine del secolo il continente varrà per il 42 per cento della forza lavoro mondiale“. Focas Licht aggiunge: “Dobbiamo dunque preparare i giovani per i lavori del futuro, tenendo conto della sfida dei mercati che stanno cambiando”. Durante il forum in Farnesina si ricordano alcuni progetti supportati da Gpe. “Dalla sua creazione, Global Partnership for Education ha mobilitato risorse per 11 miliardi di dollari a beneficio dei sistemi scolastici nei Paesi vulnerabili”, dice la direttrice. “In Africa i Paesi partner sono stati 44, mentre i contributi erogati hanno raggiunto sei miliardi”. C’è poi l’effetto leva, che può moltiplicare i contributi. Focas Licht usa la parola “matching” e cita esperienze in Lesotho e in Ghana. “Nel primo caso sono stati investiti tre milioni, nel secondo 40”, dice la dirigente: “Il meccanismo prevede che i privati garantiscano l’equivalente delle risorse messe a disposizione da Global Partnership for Education, raddoppiando l’impatto”.

AFRICA. CIRIELLI: BASTA FINANZIAMENTI SOPRA TESTA GOVERNI LOCALI

“Basta finanziamenti alle organizzazioni internazionali per l’Africa che vadano sopra le teste dei governi del continente; questo l’Italia non lo tollera più”: lo ha detto Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Le dichiarazioni sono state rese in Farnesina. L’occasione l’apertura dell’ottava edizione del forum Italia Africa Business Week (Iabw).

AFRICA. CIRIELLI: CON MELONI DIVENUTA CENTRALE PER UE E PER G7

“Grazie a Giorgia Meloni, l’Africa è divenuta centrale nelle agende dell’Unione Europea e del G7”: lo ha detto oggi Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Le dichiarazioni sono state rese in Farnesina. L’occasione l’apertura dell’ottava edizione del forum Italia Africa Business Week (Iabw). Secondo Cirielli, la nuova centralità dell’Africa nelle politiche dell’Ue e del G7 rappresenta “un successo oggettivo” dell’Italia, definita “una grande potenza economica, pacifica e culturale”. Poi un appello: “Non dobbiamo passare da un colonialismo a un altro ma batterci invece per rafforzare la sovranità”. Ancora Cirielli: “Se riusciamo a far crescere le economie di questi Paesi dando opportunità non li faremo divenire prede di chi vuole appropriarsi di nuove scoperte che le tecnologie ci consentono”. Tra i riferimenti del viceministro non solo giacimenti di idrocarburi o di terre rare ma anche il tesoro delle terre arabili: “Nel 60 per cento dei casi a livello mondiale”, ha sottolineato Cirielli, “si trovano in Africa”.

Leggi anche