Allarme rosso: mercoledì si vota su Bonafede e Governo rischia di nuovo

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Le stanno tentando tutte per spostare il voto, anche di qualche giorno. Niente da fare, alla fine si sono dovuti arrendere. Il voto sulla relazione annuale del ministro Alfonso Bonafede sullo stato della Giustizia con le indicazioni del governo, va discusso e votato entro mercoledì 27 gennaio. Non si può spostare in avanti perché la relazione va approvata prima dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, già fissato subito dopo. Problemi minori alla Camera dove la maggioranza di governo ha un discreto margine di voti. Ma al Senato il premier Conte e tutto il Governo rischiano grosso, perché la maggioranza, con l’annunciato ‘No’ dei senatori di Renzi, non ce la farebbe ad evitare la bocciatura del suo ministro.

Ministro che, logica vorrebbe, a quel punto dovrebbe presentare le sue dimissioni mettendo così tutto l’esecutivo in discussione. Fino all’ultimo si cercherà di ‘scippare’ i senatori necessari a salvare la legislatura alle altre forze politiche. Fino a questo momento si sono viste solo briciole, il grosso dei costruttori dovrà uscire allo scoperto nei prossimi giorni, al massimo entro martedì 26, quando si riunirà la conferenza dei capigruppo del Senato. Nel pomeriggio Bruno Tabacci di Centro democratico (un possibile punto di approdo di quei parlamentari che decideranno di appoggiare il governo Conte) ha incontrato Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Al termine, ai giornalisti Tabacci ha detto in modo netto che l’allargamento della maggioranza è possibile solo con la nascita di un nuovo governo. Tradotto: significa che Conte si deve dimettere, il Capo dello Stato aprire le consultazioni e via così. Una strada questa già bocciata dal M5S, e dallo stesso presidente Conte, che puntano a mantenere l’assetto attuale cambiando solo pochi ministri, quelli lasciati da Renzi.

La situazione resta incandescente, anche nel Pd oggi una pattuglia di senatori è uscita allo scoperto contro ogni ipotesi di elezioni anticipate e perché si riapra una discussione per trovare una soluzione alla crisi “con tutti”. Tradotto: anche con Matteo Renzi. Questa posizione, stando a quanto si apprende, ai piani alti del Pd viene derubricata alla mossa di quattro gatti che già sanno che non verranno più ricandidati. E comunque, a quanti stanno spingendo per riaprire a Italia Viva di Matteo Renzi, ci ha pensato Vito Crimi, capo politico reggente del M5S, a chiarire le idee, ribadendo che non ci sono margini per ricucire, che la porta è definitivamente chiusa, che non si tornerà con chi si è dimostrato inaffidabile.

E si ritorna alle elezioni anticipate, “ma deve essere chiaro che non le vuole il Pd – spiega una fonte Dem- ma è il frutto della scelta scellerata di Renzi”. Di qui la speranza del Pd che nelle prossime ore “almeno quattro o cinque senatori di Italia Viva con coraggio decidano di schierarsi con la maggioranza nell’interesse del Paese”. Per quanto riguarda, invece, altre ‘voci’ dentro il Pd, che pur di salvare la legislatura “parlano di governo istituzionale – beh questi devono uscire allo scoperto e dire chiaramente che vogliono creare un governo con Salvini e Meloni”, sottolinea un Dem di rango.

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