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Roma, Mancini (Pd): “Avremo candidato a primarie, Calenda non sembra nel centrosinistra”

"Ancora oggi ha ribadito che il suo progetto politico e' alternativo al Pd, con la costituzione di un soggetto liberal-democratico che tende a Forza Italia alle prossime elezioni politiche"
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ROMA – Il Pd avrà una propria candidatura nelle primarie del centrosinistra in vista delle elezioni comunali a Roma e appare molto improbabile che sosterrà Carlo Calenda. Claudio Mancini, deputato dem e tesoriere del partito capitolino, parlando all’agenzia Dire esprime una propria riflessione sulla situazione politica nel campo progressista, dove finora si è parlato molto del possibile sostegno del Pd alla candidatura del leader di Azione.

“Il Pd sceglierà una propria candidatura da sottoporre alle primarie, con l’ambizione di arrivare al ballottaggio- ha spiegato- Siamo consapevoli che solo una candidatura democratica può sconfiggere la destra al ballottaggio e cogliere le opportunità che vengono per Roma dalle politiche nazionali ed europee, attraverso il Giubileo del 2025 e l’utilizzo intelligente e rapido, in sintonia con la Regione, delle risorse europee sia da parte del Comune che dei tanti soggetti dello Stato che hanno un’incidenza su Roma, come abbiamo cominciato a prevedere con la legge di bilancio appena approvata”.

Perché Calenda non può essere sostenuto dalla coalizione di centrosinistra? “Sembra lui che sceglie di mettersi fuori dal centrosinistra– ha spiegato Mancini- Ancora oggi ha ribadito che il suo progetto politico e’ alternativo al Pd, con la costituzione di un soggetto liberal-democratico che tende a Forza Italia alle prossime elezioni politiche e con una collocazione di opposizione al governo che noi sosteniamo. Capisco che in questi mesi in cui tutti ci occupavamo della pandemia Calenda si è occupato solo di Roma con i suoi comunicati, ma questo non coincide con gli interessi cittadini. Le priorità sono la sconfitta del virus, l’avvio della campagna vaccinale e la ripartenza dell’economia”.

Priorità che rischiano di non potere essere perseguite dopo che Italia Viva è uscita dal Governo: “Questa è una crisi che non abbiamo voluto e che è stata prodotta da Renzi in maniera unilaterale, dopo che sia sul Recovery Fund che su altri aspetti si erano ottenuti impegni condivisi dal Pd- ha continuato Mancini- Ora gli sbocchi possibili sono due: la prosecuzione della legislatura, con un patto che porti fino alla fine dei cinque anni, con la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, le riforme istituzionali coerenti con la diminuzione del numero dei parlamentari, la modifica del titolo V della Costituzione, l’approvazione e l’avvio sia del Recovery Fund che di altri strumenti capaci di produrre il rilancio della nostra economia, oppure ci sono le elezioni anticipate“.

Dopo la rottura di Renzi, è immaginabile che Italia Viva resti nel perimetro del centrosinistra per le prossime elezioni capitoline? “Dipende da loro, come a livello nazionale. Ci aspettiamo che mantengano un dialogo col centrosinistra ma la collocazione politica di Italia Viva dovrà chiarirla Renzi, che un giorno si occupa del Pd e di cosa deve fare, l’altro sembra spostarsi all’opposizione insieme alla destra con Salvini e Meloni”.

Il centrosinistra non rischia di non centrare l’obiettivo del ballottaggio o comunque della vittoria alle elezioni, in presenza di una candidatura appoggiata da Azione e Italia Viva?
I sondaggi sommano Renzi e Calenda insieme sotto il 3%– ha replicato Mancini- Nel ballottaggio i cittadini scelgono il sindaco o la sindaca tra due candidati, i partiti fanno un passo indietro. Al primo turno il centrosinistra è la prima forza della città, non solo per i sondaggi ma anche per i risultati ottenuti nelle recenti elezioni europee e amministrative”.

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