Elezioni, effetto Prima Repubblica: simboli più che dimezzati

ROMA – La politica non attrae più e il crollo dei simboli presentati negli ultimi giorni al Viminale in vista delle elezioni del 4 marzo sembra dimostrarlo. Solo 98 quelli consegnati da venerdì a domenica al ministero dell’Interno, 103 se si considerano alcuni doppioni per le minoranze linguistiche. Un numero molto basso, da Prima Repubblica, quando mai i simboli di partito superarono le 100 unità.

Lontanissimi i fasti del 1994, l’anno del record: furono 312 i contrassegni presentati per le prime elezioni della Seconda Repubblica, quelle con lo schema bipolare che segnarono in modo definitivo l’esplosione dei partiti. Il Mattarellum amplificò la voglia di politica. E gli italiani usciti dalla Prima Repubblica ritrovarono interesse e entusiasmo per una nuova politica. Passione che e’ andata spegnendosi nel ventennio del maggioritario.

I numeri di oggi sono ancora lontani da quelli delle elezioni che videro lo scontro Prodi-Berlusconi. 251 simboli nel 1996 e 174 nel 2001 quando si votò col sistema maggioritario. Anche nel 2006, con l’avvento del porcellum, i simboli ammessi furono 153. E poi 158 nel 2008. Per avere un nuovo picco bisogna aspettare il governo Monti.

Dopo l’esecutivo dei tecnici, torna la voglia di politica e i simboli presentati al Viminale per la tornata del febbraio 2013, balzano a quota 184. Non ottiene lo stesso effetto galvanizzante la sequela di governi delle larghe intese Letta-Renzi-Gentiloni.

Domenica al Viminale un vero e proprio tracollo numerico, coi contrassegni praticamente dimezzati rispetto all’ultima tornata. Meno di 100 come ai tempi della Prima Repubblica.

22 Gennaio 2018
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