Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Caritas Roma: Tende per piano freddo? “Tutto improvvisato, non si rispetta dignità”

Il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, punta il dito contro le scelte dell'amministrazione di creare una tendopoli al municipio X
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “A Roma si installano le tendopoli, non per le conseguenze di un terremoto o per accogliere dei profughi in fuga da una guerra. A Roma il 20 gennaio si installano delle tendopoli per non far dormire al ‘freddo’ un numero peraltro esiguo di senza dimora, dopo che nel mese di dicembre sono decedute cinque persone in strada nella totale indifferenza delle istituzioni e senza che nessuno abbia chiesto perdono per queste morti. Questo il ‘piano’ del Comune di Roma che ha riproposto una misura di emergenza come avveniva negli anni Novanta: senza programmazione, senza coinvolgere le realtà che operano ogni giorno a fianco di chi vive in strada e, soprattutto, senza il minimo rispetto di chi dorme sotto colonnati e ponti proponendogli il ‘caldo’ di una tenda”. Così il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, alla decisione dell’amministrazione di affidare alla Croce Rossa la gestione di 30 posti per il piano freddo con una tendopoli nel X municipio e alla notizia che altri municipi stanno cercando la collaborazione di altre associazioni per fare la stessa cosa.

“Ringraziando i volontari della Croce Rossa che ancora una volta non fanno mancare il loro prezioso contributo per il sostegno alle persone senza dimora- spiega monsignor Feroci- come Caritas riteniamo che questo tipo di accoglienza non sia dignitosa. Si tratta di un considerevole passo indietro rispetto alle soluzioni emerse negli anni precedenti che, seppure non strutturali, riguardavano alloggi più confortevoli per un numero molto più ampio di persone. Ancora una volta Roma si fa cogliere di sorpresa dai problemi causati dal freddo per il pericolo di assideramento per chi vive in strada, una situazione che di fatto torna ogni anno. Perché non si è pensato prima a programmare le iniziative per gestire questo difficile momento di vita per i più fragili? Perché esistono protocolli di intervento precisi per gestire la viabilità in caso di gelo ma non si riesce a fare lo stesso per le persone che vivono in strada? Già a maggio dello scorso anno, con alle spalle la stagione invernale, la Caritas chiese la convocazione di un tavolo di lavoro per preparare la città all’inverno successivo, ma nulla è stato pensato e fatto. L’Amministrazione sta dimostrando di avere molte difficoltà nel definire un piano organico per affrontare il problema della povertà estrema in modo multidimensionale, restituendo dignità alla persone e la possibilità di svincolarsi dal bisogno senza creare cronicità e ulteriori disagi. Il tema delle migliaia di persone che vivono in strada va affrontato impegnandosi in piani di intervento organici che sappiano rispondere alle complesse e articolate storie dei poveri. Siamo convinti che costruire progetti per il bene delle persone richiede piani diversi di collaborazione dove ognuno si spende secondo le proprie responsabilità istituzionali. Per questo richiediamo con forza alle istituzioni un piano di intervento complessivo per le persone senza dimora che renda migliore la nostra città e la vita di coloro che con fatica la abitano”, conclude Feroci, direttore della Caritas di Roma.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»