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Confimi: “Le imprenditrici più attente a digitale e green”

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L’indagine è promossa dal gruppo Donne di Confimi Industria che in chiusura del primo anno di attività di rappresentanza ha voluto tastare il polso delle colleghe che operano del manifatturiero
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ROMA – Sono le imprenditrici manifatturiere quelle che, nonostante il 2020, guardano al futuro con entusiasmo e coraggio: pensando ai prossimi 5 anni, infatti, quasi una su due prevede una crescita costante per la propria azienda. E mentre un altro 43% ne determina la stabilità, solo il 2% delle intervistate prevedere di aver cessato la propria attività nel 2025. Così in un comunicato Confimi industria su quanto emerso dall’indagine promossa dal gruppo Donne di Confimi Industria che in chiusura del primo anno di attività di rappresentanza ha voluto tastare il polso delle colleghe che operano del manifatturiero.
Ma c’è di più. L’indagine conoscitiva arriva alla luce del Tavolo sull’imprenditoria femminile promosso dal MiSE relativamente ai fondi previsti nella Legge di Bilancio 2021.
“Si tratta di una grande opportunità- ha spiegato Vincenza Frasca, presidente del gruppo Donne di Confimi e parte attiva del tavolo- che vedrà lavorare insieme le associazioni di categoria attive sul tema dell’imprenditoria femminile. Una collaborazione che ci vedrà impegnate nel portare avanti un programma di attività condivise, operando sul controllo, sul monitoraggio e sulla comunicazione delle stesse. Anche il fondo monetario internazionale dice che l’economia globale potrebbe registrare una crescita del 35% avvalendosi d donne in posizioni aziendali strategiche”.

Presenti per lo più nelle regioni di Lombardia, Veneto e Puglia, le imprese a guida femminile- continua la nota- operano per lo più nei settori di servizi/commercio/terziario (quasi il 40%), della meccanica (25%) e dell’alimentare (8%) e sono di piccole dimensioni: 4 su 10 fatturano ogni anno 500 mila euro, segue un 25% con un fatturato fino a 3 milioni di euro, mentre il 13% che registra fino a 10 milioni di euro ogni anno.
Imprenditrici di nuova e vecchia generazione: sì perché il 15% del campione intervistato ha un’esperienza almeno ventennale alle spalle. Un tessuto imprenditoriale “rosa” che vede oltre il 70% delle imprenditrici essere donne sole al comando, seguite da chi cura maggiormente gli aspetti economici e finanziari dell’impresa.Nonostante l’esperienza maturata, poco più del 60% del campione d’indagine- continua la nota- ricorda come ancora oggi per una donna sia difficile fare imprese. Due i principali ostacoli: la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro, la riconosciuta meno credibilità rispetto ai colleghi maschi.
Sul podio delle avversità, ma solo per una imprenditrice su dieci le difficoltà riguardo l’accesso alle risorse finanziarie.
Difficoltà strutturali alle quali, il 2020, ha aggiunto per un’imprenditrice su due la perdita di commesse-opportunità, per il 19% le difficoltà legate alla riorganizzazione della gestione dei clienti, mentre nel 15,5% l’introduzione di misure a tutela della salute dei lavoratori e dei luoghi di lavoro. Le imprenditrici del manifatturiero di Confimi, nell’affrontare le sfide del mercato- prosegue il comunicato- dichiarano di volersi migliorare su alcune direttrici: budgeting/previsione finanziaria (38,7%), introduzione dei KPI/ indici dell’andamento di un processo aziendale (33%), elaborazione dei piani di sviluppo (28,3%). Quasi il 65% delle imprenditrici promuove in azienda politiche di welfare. Si tratta per lo più di: flessibilità oraria (89%), sostegno al reddito (29,3%), mobilità sostenibile (16,2%).

Due imprenditrici su tre- spiega Confimi- sono interessate a programmi di formazione per sé stesse o per le senior manager: sul podio delle necessità il coaching sulle proprie capacità (61,6%), il team building (22,2%), la mindfulness (16,2%). Mentre tra le skill ritenute più importanti le imprenditrici individuano la capacità di creare connessioni, l’indentificare opportunità, il perseverare negli obiettivi prefissati.
Sul delicato tema del passaggio generazionale, il 33% del campione intervistato ritiene utile coinvolgere un professionista per affrontare la questione in azienda. Necessità riscontrata anche da chi non prevede nell’immediato l’ingresso dei figli in azienda. In un anno che ha visto il comparto produttivo delle PMI trasformarsi e arricchirsi di competenze digitali, le imprese al femminile- sottolinea la nota- sembrano essere state le più rispondenti: il 98% infatti ha dichiarato di usare in azienda tecnologie ICT. Ai primi posti, oltre ai client di posta elettronica, l’home banking e i servizi della PA. Solo una su tre invece per la gestione del proprio sito e-commerce.
E sono sempre le imprenditrici a vedere nel digitale il futuro. Per oltre il 90% infatti investire in ICE è sinonimo di: supportare i processi di innovazione (30%), snellire i processi aziendali (36,4%), promuovere la propria azienda e aprirsi a nuovi mercati (26%). Le donne alla guida di un’impresa- conclude il comunicato- confermano la loro attenzione e sensibilità al green e, esprimendo le loro preferenze su quali azioni siano utili alla transizione verde, hanno mostrato interesse circa incentivi e premi per le aziende virtuose (40%), indirizzare la scelta verso partner aziendali attenti all’ambiente (18%), ad il coinvolgimento in azioni relative al territorio come la bonifica siti e conservazione patrimonio naturale (17,5%).

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