Da ‘autocertificazione’ a ‘Zaia’: l’alfabeto del 2020

alfabeto 2020
Che anno è stato? Ripercorriamolo, parola per parola
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ROMA – Dall’autocertificazione a Luca Zaia. In mezzo Enrico Montesano, Giulio Regeni, Maradona. Senza dimenticare i dpcm, i runner, lo smart working. Sono tante le parole, i volti e gli anglicismi che quest’anno hanno fatto irruzione nella quotidianità. Sui giornali, in tv, al bar, in rete. Nelle conversazioni con gli amici o nelle lezioni a distanza degli studenti. L’alfabeto del 2020 è pieno di vocaboli che hanno a che fare con la pandemia da coronavirus, non potrebbe essere altrimenti. Ecco alcune delle parole che hanno lasciato il segno in quest’anno difficile; ce ne sono sicuramente altre, non ce ne vogliano per l’esclusione.

AUTOCERTIFICAZIONE
‘Se esci, ricordati l’autocertificazione’. Dalla prima edizione di marzo in poi è stato un succedersi di moduli e arabeschi lessicali (i ‘congiunti’, gli ‘affetti stabili’); un impilarsi di pdf stampati e compilati. Per chi cerca un regalo di Natale last-minute su ebay, con 15 euro, si può ordinare la maglietta personalizzata con l’autocertificazione stampata davanti. Per affrontare qualsiasi zona rossa.

BIDEN
Il 20 gennaio Joe Biden sarà finalmente il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Un voto lungo settimane, con Donald Trump che ha provato in tutti i modi a non concedere la vittoria al candidato democratico. Denunciando brogli, chiedendo riconteggi, minacciando cause. Trump ha praticamente negato l’esistenza del coronavirus, Biden e Kamala Harris si fanno fotografare con la mascherina. Trump lascia un’America incattivita, divisa, avvelenata dal complottismo di QAnon e dal razzismo. ‘I can’t breathe’, urlava George Floyd il 25 maggio mentre un poliziotto bianco lo uccideva. I Sault, un misterioso collettivo londinese senza volto, hanno registrato un disco favoloso sull’onda delle violenze e delle proteste: ‘Untitled, black is’. Un album militante, per dire che oggi più di sempre ‘black is beautiful’.

COVID
‘La sindrome respiratoria acuta grave coronavirus-2 (SARS-CoV-2) è il nome dato al nuovo coronavirus del 2019. Covid-19 è il nome dato alla malattia associata al virus’, si legge sul sito del ministero della Salute. In ‘Spillover‘, corposo volume edito da Adelphi, David Quammen scrive molto altro. Col ritmo di un thriller e la competenza di uno scienziato, Quammen racconta l’Hiv, la Sars, l’ebola. ‘Le recenti epidemie di zoonosi fanno parte di un vasto quadro creato dal genere umano- scrive- sono conseguenze di nostre azioni, non incidenti che ci capitano tra capo e collo’. Leggerlo è illuminante.

DPCM
Per qualche mese è stato il grande appuntamento del sabato sera: ‘Conte legge il nuovo dpcm’. Norma dopo norma, una restrizione tira l’altra, è diventato il ritrovo di milioni di italiani chiusi in casa. In televisione il grandissimo Vittorio Gassman lesse ‘l’etichetta di un capo delicato’, ‘gli ingredienti dei frollini’ o semplicemente ‘il menù’. A quel Gassman che declamava i ‘rigatoni con pajata lire 7mila’; Conte risponde duro: ‘Bar, gelaterie, pasticcerie e ristoranti chiuderanno alle ore 18, tutti i giorni compresi i festivi’.

ENRICO MONTESANO
Dalle corse dei cavalli alle incursioni a briglia sciolta. Er pomata è diventato il simbolo di tutti i ‘no mask’. L’exploit in piazza contro il 5G: ‘Ci hanno chiusi in casa per installare le antenne- gridava lui dal palco- ma non ci arrendiamo, noi siamo gli eretici’. Poi, però,alla manifestazione contro l’obbligo di indossare la mascherina ha dato buca: ‘Aderisco ma non partecipo’. Salvo farsi beccare dalla polizia davanti Montecitorio, dove girava senza protezione. ‘Con la mascherina non riesco a respirare’, ha provato a ribattere. E poi lo scontro, le grida, le minacce. Lo ha dovuto allontanare la moglie: ‘Andiamo via Enrico, non ci facciamo arrestare’.

FOLKLORE
Folklore è l’ottavo disco di Taylor Swift, 31enne regina del pop americano da classifica (Forbes stima il suo patrimonio a 360 milioni di dollari). Quest’anno, isolata in casa anche lei, ha registrato addirittura due album: ‘Folklore’ e ‘Evermore’, scritti a distanza con alcuni dei protagonisti più ‘cool’ della scena indipendente americana. Un cambio di pelle, una svolta verso il folk e il rock adulto che ha incassato gli elogi della critica, facendola conoscere a un pubblico ancora più ampio. Due album ‘gemelli’, perfetti per questi mesi di solitudine e smarrimento. ‘Exile’, il duetto con Justin Vernon, è la ballata malinconica che tanto somiglia a questo 2020.

GIULIO REGENI
Tra poche settimane saranno cinque anni dall’omicidio di Giulio Regeni. Con grande fatica la procura di Roma è riuscita a ricostruire gli ultimi giorni del ricercatore, torturato e seviziato barbaramente. I genitori continuano a chiedere giustizia, con una forza e una dignità ammirevoli. Il governo, invece, latita. Mentre la legion d’onore passa rapidamente di moda. Dopo la protesta di Corrado Augias, la restituiranno anche Emma Bonino, Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Giorgio Napolitano?

HAPPY HOUR
L’happy hour, il buffet, l’aperitivo, il bicchiere delle staffa. Mentre gli italiani cantavano dai balconi, in sottofondo suonava il requiem di tutti gli appuntamenti serali. Addio alle spine, alle miscelazioni, ai tappi di sughero. Un intero settore, quello dei lavoratori notturni, è in ginocchio. Per farsi sentire i titolari dei pub hanno sversato litri e litri di birra nelle piazze (vuote) di Roma. Secondo l’Istituto superiore di sanità, dall’inizio della pandemia il consumo di alcol nelle case degli italiani è aumentato del 200%. Qualcuno avrebbe scommesso il contrario?

IPAD DI SILVIO
Addio convegni, congressi, riunioni di partito. Tutto si è spostato online. Noiosissimi collegamenti dove a volte qualcuno dimentica di avere telecamera o microfono acceso. Come il consigliere comunale di Carmagnola (Torino) che andò al bagno in diretta, tra gli sghignazzi della sindaca e di qualche collega che però non dissero nulla. Poi è arrivato Silvio. Dopo aver sconfitto il covid, e che covid (‘La mia carica virale è la più alta mai registrata al San Raffaele’), Berlusconi ha iniziato a frequentare assiduamente Zoom e dintorni. Ha votato al Parlamento europeo da remoto, si è collegato con Fedez e Ferragni, ha partecipato a diverse conferenze stampa di Fi. Nickname? ‘Ipad di Silvio’.

LOCKDOWN
Ci siamo passati attraverso e purtroppo ancora oggi resta in agguato laggiù, da qualche parte. Il lockdown. Per affrontarlo di nuovo servirebbe il coraggio dei due terrapiattisti veneti, partiti ad aprile in piena pandemia ‘per vedere dove finisce il mondo’. La coppia lascia il Nord-Est mentre tutta Italia era chiusa in casa. A Termini Imerese, vicino Palermo, i due vendono la macchina e comprano una barchetta, decisi a puntare verso Lampedusa. Ma sbagliano strada e approdano a Ustica, di fronte a Palermo, dove vengono raccolti stremati e assetati. Curati nel capoluogo siciliano, vengono messi in quarantena. Da lì provano a scappare per due volte. La seconda finiscono in casa di un mitomane che sosteneva di essere positivo al Covid e invece per fortuna non lo era. Infine, vengono ‘rimpatriati’ in Veneto via terra. Che film sarebbe.

MARADONA
‘Dio è morto’, ha scritto L’Equipe salutando Maradona. Come dargli torto? Impossibile, per un politico, sbagliare il commento in un giorno del genere. Ma Nicola Zingaretti c’è riuscito. ‘Il mondo oggi perde uno dei calciatori più forti della storia- ha scritto il segretario del Pd su Facebook- Diego Armando Maradona, un’icona del nostro tempo. Buon viaggio’. Uno dei calciatori più forti della storia? Uno? ‘Scusalo Diego non sa quello che dice’, ha commentato Tiziana su Facebook. ‘Se devi scrivere tanto per farti vedere lascia perdere’, ha scritto Claide. E Francesco: ‘Il più forte segretario, il più forte, non uno dei più forti’.

NEGAZIONISTI
Mentre tutti erano alle prese con le mascherine (chirurgiche, KN95, FFP2, FFP3, lavabili, personalizzate), c’era chi girava allegramente senza protezione alcuna. ‘Noi non siamo negazionisti né terrapiattisti, siamo ‘risveglisti”, gridavano in piazza contro ‘la dittatura sanitaria’ e ‘la strategia del terrore’. Tifano Putin e schifano Bill Gates e George Soros, manco a dirlo. Salvo poi ritrovarsi a fare da cornice alle sparate di Forza Nuova, cacciata da piazza del Popolo dagli idranti della polizia.

ORGIA
Mentre l’Italia si colorava di rosso e la Germania preparava un sofferto lockdown, a Bruxelles c’è chi passava il tempo in un’orgia gay. Un assembramento di desideri e corpi su cui non ci sarebbe nulla da scrivere se non fosse che coi pantaloni abbassati è stato beccato anche l’eurodeputato ungherese Jozsef Szajer. Cattolico, omofobo e ultraconservatore in patria, quanto di ampie vedute fuori dai confini nazionali. Qualche sito ha scritto che i partecipanti all’orgia avrebbero scambiato i poliziotti che hanno fatto irruzione per spogliarellisti. Ah, fosse vero…

PROIETTI
Gigi Proietti se n’è andato il giorno del suo 80esimo compleanno. Di lui si è scritto tanto e tutto. Simbolo di un mondo, quello della cultura, messo in ginocchio dalla pandemia. In Italia si vive da mesi senza cinema, teatri, concerti, mostre, musei, festival, sagre. ‘Benvenuti a teatro- diceva Proietti- dove tutto è finto ma niente è falso’. I foyer vuoti, i cinema chiusi e i club sigillati sono invece tristemente reali.

QUARANTENA
Il 27 febbraio il governatore della Lombardia Attilio Fontana indossò una mascherina chirurgica in diretta Facebook per annunciare l’inizio della sua quarantena: ‘Una mia collaboratrice è positiva al covid- disse- per due settimane vivrò in autoisolamento. Non spaventatevi se nei prossimi giorni mi vedrete così’. Fu uno shock per tutti, governo compreso, che ancora provava a diffondere calma e cautela. Intercettato in Transatlantico, il ministro della Salute Roberto Speranza sgrano’ gli occhi davanti alle immagini di Fontana: ‘Ma è uno scherzo, vero?’. No, era l’inizio di tutto.

RUNNER
In principio fu il runner. Altro che la coppia di cinesi in via Cavour a Roma. Tra marzo e aprile chi osava uscire a fare una corsetta era l’untore additato da tutti alla pubblica gogna. Poi toccò al ciclista, l’immigrato, la movida. Infine i ‘veglioni clandestini’ per Capodanno. Senza dimenticare l’epico scontro tra aspiranti maratoneti e passeggiatori di cani: il bassotto sì e la corsa no? Dai balconi ci siamo riscoperti (anche) un popolo di detestabili spioni e moralizzatori. Con i giovani accusati di mettere a rischio una generazione di anziani per uno spritz sui navigli. Attentatori della salute pubblica per un pericolosissimo shopping natalizio allettati dalla promessa del cashback.

SMART WORKING
Lo smart working, ovvero il lavoro agile. E subito la mente volava a un tablet acceso in spiaggia: l’oceano a fare da desktop e un gin tonic poggiato sulla sabbia. Così non è stato. Smart working e Dad hanno spremuto in casa famiglie più o meno numerose. Tutti collegati. Zoom, Houseparty, Skype. Le telefonate di gruppo su WhatsApp. Le lezioni su WeSchool. E tanti, tanti altri. E’ stato l’anno delle videochiamate, dei compleanni e dei regali scartati in diretta streaming. Dei tutorial sul pane; delle riunioni in giacca, cravatta e poi sotto pigiama e pantofole. Del nonno che s’inquadra il lobo dell’orecchio, dello zio che ‘Eh??? Che hai detto???’, della ministra che a fine anno propone più wifi per tutti e ‘videochiamate gratis’ per dirsi buon Natale. Quasi come PornHub, che durante il lockdown regalò l’abbonamento ‘premium’ a tutti gli italiani chiusi in casa.

TAMPONI
Rapido, molecolare, antigenico, sierologico. È il paradosso lessicale dell’anno: l’esito positivo del tampone può essere la diagnosi peggiore. Negativo, meglio essere negativo. E poi le file. Le lunghe code per sottoporsi al test in strutture allestite un po’ dappertutto, compreso l’enorme centro carni di Roma est. Tutti al macello, o quasi. Ore e ore in attesa del drive-in. Neanche fosse quello di Gianfranco D’Angelo e Ezio Greggio.

UNIONE EUROPEA
Quest’anno, oltre ai soldi, da Bruxelles è piombato in Italia un vocabolario nuovo di zecca. Recovery Fund, Next Generation Ue, Pepp, Sure, Bei. Il Mes, di cui abbiamo discusso per mesi senza saperne (quasi) nulla. Viva allora l’ingenuità della showgirl Flavia Vento, che su Twitter candidamente domandò: ‘Cos’è il Mes?’. ‘Un po’ meno dell’Ann ma ben più del Giorn’. ‘E’ spagnolo: Mes, Tes, Loros’. ‘Un giocatore del Barcellò’. A rompere l’incantesimo comico arrivò la risposta del leghista Claudio Borghi, serioso e cattivo: ‘Una cassa gestita da un tuo nemico’ e giù di spiegazione nazional-populista. ‘Ma chi è Claudio Borghi?’, lo seppellì lei.

VACCINO
C’è quello russo, che Putin avrebbe iniettato alla figlia. O quello made in Pechino, che la leggenda vuole già somministrato a svariati esponenti della comunità cinese di Prato partiti per l’Oriente e tornati immuni. In Inghilterra tra i primi a riceverlo è stato l’81enne William Shakespeare: ‘Vaccinarsi o non vaccinarsi: è questo il problema’. L’Italia attende, tra speranza e paura. E qualche sorriso. La sai quella dei due topi? Uno dice all’altro: ‘Ti sei fatto il vaccino?’. E l’altro risponde: ‘Ma sei pazzo? Ancora non l’hanno sperimentato sull’uomo…’.

ZAIA
In marzo, all’esplodere della pandemia, se ne uscì dicendo ‘li abbiamo visti tutti i cinesi mangiare i topi vivi’. Durante la seconda ondata si è sottoposto in diretta al tampone fai-da-te. ‘Chiederemo ai veterinari di fare i test rapidi- ha proposto poi- tanto l’uomo è un mammifero’. Ora è il primo a estendere la zona rossa natalizia alla sua regione, il Veneto. E’ stato un anno da copertina per Luca Zaia, rieletto governatore col 76% dei voti. Un successo (auto)celebrato con un libro a fumetti (‘Il magico mondo del Veneto’) distribuito alle scuole primarie, in cui il governatore è un mago nella battaglia contro il coronavirus. Come dimenticare, però, quando in conferenza stampa lesse la poesia ‘di uno storico greco del 233 avanti Cristo’. I versi su di ‘un male nell’aria’ che aveva contagiato la Sicilia più di 2000 anni fa, così incredibilmente attuali. Scritti dal fantomatico Eracleonte da Gela. Peccato che il poeta non sia mai esistito e la poesia sia stata inventata da un informatico di Palermo appassionato di storia antica.

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