VIDEO | “Perché mio figlio mangia a scuola e non a casa?”

La Sip insieme all'Istituto di Ortofonologia (Ido) ha lanciato una campagna di formazione e informazione sul ruolo del 'pediatra sentinella educativa'
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ROMA – ‘Perché mio figlio mangia a scuola e non a casa?’. Ecco una domanda frequente che le mamme rivolgono ai pediatri. La verità è che “i bambini sono molto più in gamba di quello che ognuno di noi possa immaginare- replica Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip)- sanno con chi e cosa possono fare. È importante educarli a dei comportamenti che siano in linea con la fascia di età” e favorire la diversificazione dei sapori, “perché l’apertura a tutti gli alimenti è un fatto culturale su cui si deve lavorare”.

Se un bambino a casa non mangia e a scuola sì forse è perché a scuola “sono più bravi– sottolinea il pediatra- forse sanno porre meglio l’alimento, che non deve essere oggetto di baratto. Bisogna impostare le cose con serenità, con gioiosità e, quando questo avviene, con i giusti tempi. Non si può pretendere che un bimbo da subito apra la bocca e venga riempito”.

È molto importante, inoltre, rendere i bambini “partecipi di tutta la gestualità richiesta per un pasto. Iniziare a farlo giocare con le posatine prima che inizi a mangiare la pappa, farlo partecipe della preparazione, perché tutto questo che apparentemente richiede tantissimo tempo è invece un tempo risparmiato per il futuro. Una volta impostate bene le cose- garantisce Villani- quel bambino mangerà, mangerà tutto e mangerà da solo”.

La Sip insieme all’Istituto di Ortofonologia (Ido) ha lanciato una campagna di formazione e informazione sul ruolo del ‘pediatra sentinella educativa’. Sono a disposizione dei pediatri italiani due nuovi opuscoli che forniscono sia indicazioni sui principali campanelli di allarme nel monitoraggio neuroevolutivo dei bambini da 0 a 24 mesi, che dei consigli che i medici potranno rivolgere ai genitori di piccoli da 1 a 5 anni.

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21 Dicembre 2019
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