Report Consiglio Grande e Generale edizione del 20 dicembre, seduta del mattino

In mattinata, l'Aula passa ad esaminare gli articoli del Capo II del provvedimento, relativi a “Disposizioni sul contenimento della spesa e incremento dell'entrata”
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

L’esame del Bilancio previsionale 2019 non registra pause nelle ore notturne. In mattinata, l’Aula passa ad esaminare gli articoli del Capo II del provvedimento, relativi a “Disposizioni sul contenimento della spesa e incremento dell’entrata”. Ed è sull’Art.32 “Disciplina Fondi Pensione”- sul mancato trasferimento per il 2019 del contributo ai fondi pensioni- che si anima e si concentra il dibattito.

L’Aula comunque affronta in precedenza l’articolo 31”Potenziamento dell’attività di controllo ed accertamento” e una serie di emendamenti dell’opposizione successivi su cui, in particolare su alcune proposte del Pdcs, governo e maggioranza trovano accordo. Così, viene concordato e approvato l’emendamento Art.31 quater “Revisione della qualità degli attivi”. Mentre per l’emendamento- sempre presentato dal Pdcs- modificativo dell’articolo 31 quinquies, “Rafforzamento del sistema finanziario”, viene concordato il rinvio della sua discussione nel momento in cui verrà presentato l’emendamento del governo “articolo 37”, Imposta sulla ricchezza detenuta all’estero che, come anticipa il consigliere Roberto Giorgetti, ha trovato una nuova formulazione.

Si passa quindi all’esame dell’articolo 32,”Disciplina dei Fondi pensione” a cui i gruppi di opposizione presentano emendamenti totalmente soppressivi (Margiotta-Cecchetti, Ps-Psd, Dim, Pdcs, Riccardi). Tony Margiotta, Indipendente, motiva l’emendamento spiegando di non condividere la decisione del governo di non trasferire i soldi previsti per legge al fondo pensione: “Oltre a essere una decisione arrogante- spiega- va a forzare l’intenzione di rivedere la riforma pensionistica, di cui condividiamo la necessità, ma questo non è il metodo e la strada da percorrere.”. Alessandro Mancini, Ps, spiega che nell’incontro di ieri con le forze di maggioranza, quelle di opposizione hanno chiesto con forza che questo articolo fosse eliminato dalla legge di bilancio. “E’ un articolo- prosegue- che certifica il fallimento della politica del govenro di questi due anni nei rapporti con le categorie, in particolare con il sindacato”. Ma soprattutto, l’articolo 32, per Mancini, rappresenta un vero e proprio “ricatto politico” perché “così costringete il sindacato ad accettare la linea di indirizzo sulla riforma pensionistica che non è quella della concertazione e del confornto”. Francesco Mussoni, Pdcs, annuncia il ritiro dell’emendamento in subordine presentato dal suo partito: “Chiediamo solo l’abrogazione, perché è un articolo che si può solo abrogare- motiva- non ci sono mediazioni su questa norma, non si può infatti fare tornare il bilancio con 30 mln di euro non dati al Fondo Pensioni”. Anche Gian Matteo Zeppa, Rete, annuncia il ritiro dell’emendamento in subordine e insiste sull’abrogazione di “un articolo nefasto, antidemocratico che crea un precedente pericolosissimo da parte di un esecutivo su soldi che non sono suoi, ma dei lavoratori e per la prima volta non vengono versati”. Dalibor Riccardi, Indipendente, presenta il suo emendamento abrogativo e spiega di mantenere quello in subordine che aggiunge solo la dicitura ‘previo accordo fra le parti’. “Chiedo in poche parole di ritirare l’articolo- spiega- e di iniziare un serio modo di negoziare sulla riforma pensionistica”. Si apre poi la discussione sull’articolo, che viene aperta dal Segretario di Stato per la Sanità, Franco Santi. “Il governo- replica- non ha compiuto un atto arrogante ma di coraggio” perché “ha posto sul tavolo della trattativa una vera emergenza e ha messo tutti nelle condizioni di entrare nel merito della questione, fornendo dati, proiezioni, stime, fornendo tutta una serie di soluzioni possibili di elementi di discussione e di valutazione”. Nonostante tutto, la risposta del tavolo “è stata un grande ‘no’- prosegue- non c’è stata assolutamente la volontà di entrare nel merito delle questioni per problemi legati ad altro, ogni volta c’era una ragione più urgente, più grande, diversa, ma comunque c’era una ragione per fa saltare il tavolo della concertazione”. Di qui “la decisione presa in maniera cosciente” che ha portato all’articolo 32. “E’ stata scelta precisa- chiarisce- perché si intende e si cercherà in tutti i modi di attivare il confronto nel paese e con tutti i soggetti interessati” perché, conclude “è diventata una emergenza riscrivere le regole del gioco del sistema previdenziale, quelle attuali non sono più sostenibili”. Dopo un lungo dibattito, gli emendamenti abrogativi vengono tutti respinti, mentre l‘ Articolo 32 viene accolto con 25 voti a favore, 18 contrari e zero astenuti. La seduta termina dopo l’accoglimento dell’emendamento presentato da Dalibor Riccardi, Indipendente, su cui si è trovata formula condivisa, art. 32 bis “ Infortunio, malattia, gravidanza e puerperio”che, come spiega il consigliere, va a coprire un vulnus normativo per garantire l’accesso agli ammortizzatori sociali in caso di inabilità al lavoro dovuta a infortuni o malattia per lunghi periodi.

L’esame dell’articolato prosegue nel pomeriggio.



Di seguito un estratto degli interventi della discussione all’articolo 32 “Disciplina dei fondi pensione”.

Franco Santi, Sds Sanità
Il governo non ha fatto un atto arrogante ma di coraggio. Ha posto sul tavolo della trattativa una vera emergenza, emergenza che parla della necessità di scendere dal piedistallo. E veramente ha permesso di mettere tutti nelle condizioni di entrare nel merito della questione, una questione che è stata sviscerata in maniera puntuale e organica, fornendo dati, proiezioni, stime, fornendo tutta una serie di soluzioni possibili, di elementi di discussione e di valutazione al tavolo della trattativa. Il tavolo in tutta risposta- sia politica, sia sociale, sia di categoria- ha dato un grande ‘no’. Non c’è stata assolutamente la volontà di entrare nel merito delle questioni per problemi legati ad altro, ogni volta c’era una ragione più urgente, più grande, diversa, ma comunque c’era una ragione per far saltare il tavolo della concertazione. Abbiamo cercato di aprire una discussione più ampia, a 360 gradi, non concentrandosi solo sulla previdenza, allargando lo spettro su tutte le riforme strutturali da affrontare, ma non si è trovata la modalità per poter entrare nel merito delle questioni. Quindi la decisione presa in maniera cosciente- e non è un emendamento l’articolo 32, era già in prima lettura- è stata una scelta precisa perché si intende e si cercherà in tutti i modi di attivare il confronto nel paese e con tutti i soggetti interessati perchè è diventata una emergenza riscrivere le regole del gioco del sistema previdenziale, quelle attuali non sono più sostenibili. Non sono più coerenti con la realtà. Tutti noi dobbiamo fare uno sforzo intelettuale, di capacità e di disponibiltà affinché lasciamo da parte il giochino e il teatrino delle parti, per portare a casa il risultato per il Paese. Non si sta ragionando solo di previdenza, ma di dare una sostenibilità e un equilibrio e una prospettiva a tutta l’economia del Paese. Non è stato fatto alcun atto arrogante, con coraggio si messo in mezzo al tavolo della trattativa il problema della previdenza.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Siamo nel cuore della legge di bilancio che avete presentato. Di certo il cuore non ce l’ha messo lei, Segretario, nel suo intervento. Noi abbiamo motivato la richiesta di abrogazione, il collega che mi ha preceduto vi ha lasciato il testo con cui si doveva svolgere il lavoro proprio sulla riforma pensionistica. Siamo a distanza di due anni e non abbiamo portato ancora una riga della riforma pensionistica su cui oggi però intervenite in termini di rinunce proprio sul fondo pensione. E’ incredibile quello che state adottando, non in termini di coraggio nei confronti del Paese, ma di comodità nel lavoro che volete intraprendere. Quali opportunità concedete se non trasferite oggi 19 mln di euro al fondo pensione? Concedete un difetto, non una opportunità. Se il governo non vuole trasferire 19 mln di euro al fondo pensioni, dovreste avere il coraggio di portare la riforma pensionistica. Ma questo non l’avete fatto. Noi non molleremo su questo. Al di là che lo avete portato fin dalla prima lettura, noi vi abbiamo detto che non eravamo d’accordo. Attaccare risorse economiche dei cittadini attraverso il fondo pensione è inimmaginabile.

Roberto Giorgetti, Rf
Il governo non ha portato un emendamento in seconda lettura, è un articolo rimasto tale quale dalla prima lettura, non si è fatto nessun blitz. Si dice che non c’è precedente, non è vero, nel 2013 è stato fatto un intervento analogo per 22 mln di euro con recupero scaglionato, forse in un arco temporale minore, ma c’è un precedente. E in quel momento non era nemmeno all’orizzonte una riforma pensionistica.
Ci mancherebbe che siano soldi nostri: derivano dalla fiscalità generale, non sono soldi dei lavoratori. e Dalla fiscalità generale dello Stato vengono trasferiti ogni anno per circa 40 mln di euro al fondo dei lavoratori. Dite ‘Non avete portato la riforma’: un giorno il governo è colpevole perché è in ritardo sulle riforme, l’altro giorno è colpevole perché le riforme le fa troppo in fretta . E’ stato detto che è un provvedimento antidemocratico, lo sarebbe stato se fosse stata imposta la Riforma delle pensioi nel 2018, senza tener conto delle obiezioni e delle richieste di approfondimento giunte dalle parti interessati. La riforma non è approdata in Aula nel 2018 proprio perchè il governo non ha voluto fare una forzatura.

Sulla prospettiva: il vero disastro è che questa riforma è in ritardo perché sono diversi gli anni in cui si sono palesati gli sbilanciamenti di tipo strutturale. Legittime sono le obiezioni all’articolo, ci mancherebbe, ma non costruiamo una serie di antefatti che danno un quadro distorto sul quadro di insieme, su una riforma che è stata rinviata per non fare forzature. Non è poi un mancato trasferimento definitivo, è semplicemente un posticipo.

Iro Belluzzi, Psd
Alcune rettifiche rispetto quanto sostenuto dal consigliere Giorgetti: quando ci fu l’utilizzo del fondo compensazione, si trovò immediatamente accordo e dialogo con le parti sociali che rappresentano i lavoratori, loro sì detentori del fondo pensione. Nell’incontro di ieri con la maggioranza abbiamo detto che eravamo disposti anche ad arretrare sui nostri emendamenti, ma volevamo due punti: rispetto delle proprietà dei cittadini, perché di questo si parla, non quello che dice lei, il frutto della fiscalità…L’altra richiesta era il rispetto delle posizioni richieste dal sindacato che ha scioperato, ma voi tirate diritto.
Quello che stiamo vivendo oggi è il frutto della politica fallimentare del governo, è incapacità del confronto. Per la riforma pensionistica, lei Santi ha fatto appena tre confronti in 2 anni per arrivare alla concertazione: a novembre dell’anno scorso, in primavera e a settembre di quest’anno. Come può pensare di aprire una trattativa e di confrontarsi con l’Aula quando tutta l’opposizione ha chiesto di ritirare questo emendamento? E’ un affronto, è incapacità di fare squadra nel momento in cui c’erano tutte le condizioni per ripartire in una modalità diversa e coinvolgere anche le opposizioni.

Stefano Canti, Pdcs
Dopo aver ascoltato le parole di Giorgetti, in cui dice che sono 40 mln di euro, non 30 mln, che quest’anno non vengono versati con la Finanziaria nel fondo pensioni, ma solo 19 verranno spalmati in 10 anni. È questo quello che dice l’articolo: saranno versati 1,9 mln di euro per 10 anni. Vi rendete conto colleghi di maggioranza che avete raggiunto l’obiettivo del pareggio di bilancio non versando 40 mln di euro nel fondo pensioni? Questo è il vero motivo perché le parti sociali non si siedono più al tavolo con voi e hanno fatto sciopero anche con la neve. E voi cosa fate? Pensate di riaprire una trattativa spostando i tagli dei dipendenti pubblici dal primo gennaio al primo marzo. E’ tardi per chiedere un confronto.

Elena Tonnini, Rete
Giorgetti ci dice che non è un blitz perché l’articolo è stato presentato in prima lettura, il problema è che è un blitz dalla prima lettura e l’opposizione vi ha chiesto di ritirarlo, è per questo che i cittadini sono scesi in piazza. E’ un articolo di portata storica, non è mai successo che non venisse depositato un euro nel fondo pensione. C’è una legge da rispettare. Voi avete sollevato la necessità di un patto intergenerazionale e lo fate non rispettando il dovere del governo di contribuire a pensione e stato sociale, siete i primi a rompere il patto sociale con i vostri cittadini. E la cosa vergognosa è il ricatto che state portando avanti. Dal 1983, per legge, è previsto che si versi dal 10 al 20% delle entrate al fondo pensionistico, ma vi permettete di non rispettare la legge perchè considerate tutto cosa vostra. Idem per la riforma pensionistica, o si porta avanti come volete voi, o arriva il ricatto: il governo smetterà di strasferire le somme previste per legge finché non vi fanno fare la riforma pensionistica come volete voi. E’ vergognoso, è il risultato dell’incapacità di confrontarvi con tutti, non solo con le opposizioni. Non riuscite a istituire dialogo, allora istituite il ricatto. Se decidete di non ritirare questo articolo raggiungete l’obiettivo tecnico contabile del pareggio di bilancio, ma sapevano tutti farlo così.

Pasquale Valentini, Pdcs
La posta in gioco di questo articolo va ben oltre lo stesso bilancio. Lo Stato che ha il compito di fa rispettare il patto tra lavoratori, datori di lavoro e Stato, si permette di non rispettarlo. Sarebbe il caso di chiarire la cifra: lo Stato avrebbe dovuto versare quest’anno quella cifra, non la versa, non dice qual è questa cifra, ma dice che ne verserà 19 mln in 10 anni a prescindere dall’impegno normativo. Che ci sia l’esigenza di riforma del sistema pensionistico è fuori discussione, ma lavoratori e datori di lavoro e Stato si devono mettere al tavolo per intervenire, se uno dei tre decide di togliersi dal tavolo è una forma di ricatto. Questo intervento come lo deve recepire la cittadinanza? Dà forse maggiori certezze che nei prossimi anni avremo un fondo pensioni più stabile? O getta nel panico il lavoratore? Serve a ridurre il deficit di bilancio, ma vi sembra un meccanismo accettabile?

Angelo della Valle, Ssd
Non è vero che non ci sono precedenti, per 3 anni non avete versato i contributi ai fondi pensioni, nel 2012-2013 e 2014, allora Segretario alle Finanze era Valentini, tant’è vero che poi negli anni successivi con Capicchioni si è provveduto a ripagarli. Ma avete fatto i furbi allora e non lo avete scritto. Come mai queste cose non le dite? Prima di aprire bocca, bisogna sapere cosa si è combinato. Questi19 mln di euro per legge rientrano tutti perché quei soldi servono. E chi oggi presenta emendamenti abrogativi vuol dire che non ha soluzioni, non venite a fare la morale. Perchè voi di Rete non avete vigilato nel 2012, sui 40 mln, e se ne è accorto invece il Consiglio di previdenza?

Fabrizio Francioni, Ssd

E’ sbagliato dire che questo governo e questa maggioranza non hanno mai cercato il dialogo. Non solo il Segretario di Stato, ma anche i vertici dei vari partiti di maggioranza hanno cercato dialogo e intesa su argomenti fondamentali per il futuro di San Marino

Marco Gatti, Pdcs
L’articolo è sibillino, si dice che non verranno più versati contributi, poi si dice che 19 mln saranno rimborsati. Ma il resto? Dovrebbe essere attorno ai 30 mln di euro, se non superiore, sottraendo i 19 mln. di euro, ne mancano 10 mln di euro, allora non si può dire che si ridà tutto indietro, una parte non viene ridata. Il fatto grave è di non concertare queste cose con il sindacato. In passato, quando il trasferimento immediato non è stato fatto come prevede la legge, è stato comunque frutto di accordo con il sindacato, in cui già si stabiliva come si sarebbe ridato l’importo.

Dalibor Riccardi, Indipendente
I sindacati non vi ritengono più interlocutori affidabili, le decisioni sono prese solo in maniera autoreferenziale. Se mi trovassi all’interno dell’esecutivo una domanda me la farei.

Matteo Ciacci, C10
Prima abbiamo raggiunto un accordo molto importante in quest’Aula, non può essere sottovalutato infatti l’accoglimento dell’emendamento del Pdcs che riguarda la revisione della qualità degli attivi, il poter gestire in modo adeguato, in più anni, le disfuzioni patrimoniali che anche le banche private possono avere, sulla scia di quanto fatto sul 5 Ter. E’ un aspetto cruciale. E mi ricollego al discorso sul fondo pensione: oggi siamo partiti da posizioni diverse, ma si è giunti ad un accordo e ciò ricade sul fondo pensioni, l’impegno preso è di fare una riforma condivisa, le convergenze vanno colte in maniera positiva.

Giuseppe Maria Morganti, Ssd
Il provvedimento può essere criticato, ma occorre dire una cosa: non si tratta di prelevare indiscriminatamente dei soldi dei lavoratori e impedire che questi tornino sul fondo pensione. Qui si tratta di uno Stato in difficoltà che ha bisogno dell’aiuto di tutti e che chiede di poter dare una cifra importante attraverso una dilazione di pagamento spalmata su 10 anni. Così come lo è stata quella del 2011-2013, spalmata allora in 8 anni, è uguale identica. La differenza è che questa è stata dichiarata, l’altra no. Il governo ha fatto proposte, è sceso in campo alimentando ovviamente le prime polemiche. Però ravvisando il fatto che c’è necessità di accordo con le forze sociali. Il governo ha detto ‘ci fermiamo, la riforma non la facciamo nel 2018, ma il 30-6-2019, con sei mesi di tempo in più per governo, forze sociali e forze politiche di opposizione responsabili per risolvere il grave problema dello scompenso.

Gian Carlo Capicchioni, Psd
Il problema è che i fondi pensione non sono in equilibrio da tempo e bisogna intervenire. Se la riforma è stata rinviata al 30 di giugno che bisogno avete di portare questo articolo? Non porta niente di liquidità, né nelle casse dello Stato, arrivare a giugno non cambia nulla, ritirare l’articolo invece significa riprendere il dialogo.

Guerrino Zanotti, Sds Affari Interni
Ci siamo approcciati alla riforma pensionistica nella precedente legislatura e in questa. Ci sono ragioni perchè si sono avviati confronti su questa riforma, il sistema non regge, sono a rischio le pensioni dei nostri figli, dei nipoti e anche quelle in essere. Qual è l’obiettivo della riforma? Rendere i fondi autosufficenti. Si prospetta quindi un modello, delineato anche durante la Segreteria Mussoni. Quelle direttive sono state riviste, forse rese più operative e proposte alle organizzazioni sindacali e alle categorie. Su quelle linee il sindacato ha detto che non ci sarebbe stata possibilità di dialogo. Il governo ha cercato di superare l’impasse, facendo una proposta al sindacato: rinviare con i giusti tempi ogni decisione sulla riforma entro la metà del 2019, dare garanzie sulla necessità di intervenire sulle modalità di calcolo, su cui è stata fatta una apertura rispetto al no delle organizzazioni sindacali. Ci siamo resi disponibili a ragionare sul mantenere il contributivo. Abbiamo detto siamo disponibili a ragionare su innalzamento dell’età contributiva, a regolamentare la materia del lavoro dopo il pensionamento, su tutti questi argomenti abbiamo fatto delle aperture. La cifra: non sono 40 o 30 mln. Di euro, ma il trasferimento sarebbe di 27,5 mln. Di euro, perché arriva al massimo al 25%. Non abbiamo mai detto che ci disinteressiamo del fondo previdenziale, è solo un procreastinare.

Nicola Selva, Rf
Ma che blitz, e ricatto, non dobbiamo parlare per slogan. Non è vero che è un intervento mai fatto, solo che quella volta non si è detto. Vanno date le informazioni corrette: il contributo dello Stato è così alto perchè il sistema sammarinese non si regge più. Allora lo Stato deve sempre intervenire a pagare il disavanzo? Non è stato tradito nessuno, qui non si vuole intervenire veramente, ma parlare alla pancia dei cittadini.

Gian Carlo Venturini, Pdcs
Chi parla per slogan sono maggioranza e governo. Il problema è che dovreste prevedere il versamento dei 19 mln di euro, lo volete distribuire in 10 anni, ma non sono 19 milioni, ve lo siete inventati, l’importo reale è di 30 mln di euro, ed è fatto grave. Non viene rispettata la legge che prevede il ripianamento dei fondi, per il 2019 devono essere versati 30 mln di euro. Se non versati si erode l’attivo dei fondi, ci vuole poco a mangiarselo. Non è possibile. Si va poi a falsare il dato di disavanzo di bilancio. Sulla riforma in due anni non è stato fatto niente, ma continuare a fare rinvii. E questo non lo chiamate ricatto?

Luca Boschi, C10
Sicuramente questo articolo è una svolta importante, come l’accoglimento di un emendamento importantissimo del Pdcs che finalmente dà una iniezione di fiducia al sistema bancario finanziario. E’ un metodo di lavoro che smentisce una serie di allusioni all’atteggiamento di governo e maggioranza, quando arrivano proposte che mettono in sicurezza tutto il sistema bancario e finanziario siamo lietissimi di accoglierle. Qui c’è stata la svolta. Altra svolta è l’articolo di cui stiamo parlando: per la prima volta un govenro mette sul tavolo la riforma del sistema previdenziale, rigetto che stiamo agendo con un ricatto, è il contrario. Avremmo voluto fosse a compimento in questi 24 mesi. Venturini, voi non l’avete portata in 48 mesi nella passata legislatura, perchè non è facile, non è popolare. Noi con questo slittamento abbiamo dato una mano tesa al paese e alle forze sociali.

Denise Bronzetti, Ps
Ci dite che non vogliamo il confronto noi, perché non andiamo al tavolo di Abs. Ma vi rendete conto che al tavolo Abs vi stanno commissariando il governo? La politica non delega, se vi va bene, liberissimi di andare avanti e vi guarderemo da fuori, con voi si è costantemente al ‘muro contro muro’. Voi confondete la reale necessità di confronto a tutto tondo che non abbiamo mai smentito con ‘ io faccio quello che mi pare’. E’ un modo di agire che non condividiamo e non condivideremo mai.

Jader Tosi, C10
Queste riforme le avremo dovute fare da anni. Non accetto sentire che questa maggioranza abbia cercato lo scontro, anzi ha avuto l’ardire di fare passi che altri non hanno fatto. L’invito ai sindacti è di venire al tavolo, condividere percorsi che vanno nell’interesse di tutti i lavoratori, se non c’è coraggio di fare questo, non vedo come ci si possa sentire rappresentanti di qualcuno.

Stefano Palmieri, Rf
Nel 2017 questa maggioranza è stata tacciata di poco dialogo perchè non partecipò al congresso Abs sugli Npl, tra l’altro c’era un Consiglio in corso, e fummo tacciati non non voler trattare. Oggi che si partecipa a un tavolo serio, con tutte le parti sociali, allora andiamo con il cappello in mano e a testa china. Mettetevi d’accordo o dialoghiamo o no. Le parti sociali non sono elette da tutta la cittadiannza e devono venire al dialogo con la politica con umiltà.

Marica Montemaggi, C10
Confrontiamoci a carte scoperte e con consapevolezza. Gli incontri sono iniziati tra le forze politiche, confrontiamoci su una legge che dobbiamo mettere in pratica per mantenere fede al patto generazionale e al futuro per il Paese. Ma al tavolo dobiamo partire da un’analisi della situazione attuale, dall’emergenza che si vive da anni. Se lo studio e le linee guida erano partire dal 2014 è perché si sentiva già l’esigenza. I 170 mln di euro di prestazioni erogate vanno coperte dal bilancio strutturale e va colmato dallo Stato e dal patto intergenerazionale. Qui va ripreso il rapporto tra le istituzioni e si deve abbassare lo scontro.

Lorenzo Lonfernini, Rf
Se non facciamo la riforma delle pensioni, l’economia muore. Questo non è un momento di trionfo, ma di sconforto, è con lo sviluppo che avremmo dovuto sopperire alle mancanze. Le parti sociali sono disposte a sedersi per riforma? Allora iniziamo subito, ma il Segretario agli Interni ci ha detto che disponiblità non c’è stata. Sull’entità del contributo che deve essere risarcito, i 19 mln di euro, mi rimetto al Sds alle Finanze e al governo perché chiariscano.

Eva Guidi, Sds Finanze, replica
Abbiamo cercato fino in fondo di trovare accordo con il sindacato. A quel tavolo, su molti altri temi della Finanziaria, sono stati rimodulati provvedimenti, sono state fatte correzioni, accolti suggerimenti e si è creduto di trovare accordo anche su questo punto, ma non è stato. Lo stiamo facendo in modo trasparente e ce ne assumiamo la responsabilità. Per il fondo pensioni è stato previsto un piano di rientro dal prossimo anno, non è un prelievo indiscriminato ma una dilazione. Per il nostro Paese è fondamentale avere tempo, attendere che le leve dello sviluppo di rimettano in moto e che ripartano le entrate, e sono la cosa più difficile, non esistono soluzioni miracolose e chi ha governato fino a ieri lo sa che ci vuole tempo per seminare e poi raccogliere, ecco perché ci prendiamo una dilazione.

Le motivazioni per le decisione difficili ci sono. Lo sappiamo tutti. Qui nessuno commissaria nessuno, bisogna procedere assieme. Ci serve tempo per sostenre gli investimenti, ci sono riforme da fare, riforme rimandate per tanto tempo, ci sono settori da rilanciare e imprese che devono essere sostenuto, c’è un bilancio che deve essere portato in pareggio, anzi in avanzo…è un percorso difficile ma nessuno obiettivo può essere lasciato indietro.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

21 Dicembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»