BOLOGNA – Il Tribunale dei minori dell’Aquila ha deciso di togliere i bambini ai genitori che vivono in una casa nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti in Abruzzo, e sistemarli in una struttura protetta. Il provvedimento è stato eseguito nel pomeriggio di ieri: sospende la potestà genitoriale in via esecutiva (è stato nominato un tutore, l’avvocata Maria Luisa Palladino di Vasto) e prevede il collocamento dei minori in una comunità educativa per un periodo di osservazione. Ci staranno otto giorni.
IL PRELEVAMENTO DEI BAMBINI
Ieri pomeriggio, al casolare dove la famiglia vive sono arrivate in forze carabinieri in borghese (cinque pattuglie) e gli assistenti sociali: avevano un pulmino da nove posti con cui portare via i bambini, una femmina di otto anni e due gemelli di sei. Pioveva e la situazione era tesa, anche se la madre ha gestito le cose con sangue freddo, dicendo ai bambini di andare a prendere spazzolino e pigiama. Ogni bambino aveva il suo zainetto. L’intervento è stato gestito dai servizi sociali alla presenza dell’avvocatessa Marika Bolognese, curatrice speciale nominata dal Tribunale per i minori dell’Aquila.
Nathan Trevallion, il padre, ha spiegato che dopo una lunga trattativa tra il loro avvocato (Giovanni Angelucci) e i servizi sociali, ieri è stato accordato alla madre, Catherine, di andare anche lei a stare nella struttura protetta di Vasto dove sono stati accompagnati i bambini. Ha dormito, però, in una stanza separata da quella dei bambini. E su un altro piano. Il padre Nathan, ieri dopo il prelievo dei figli, ha parlato di bambini “strappati ai genitori” e di una vicenda per cui rimarranno “traumatizzati“. La decisione del Tribunale dell’Aquila è destinata a far discutere a lungo. Già ora, ci sono stati molte voci che si sono levate per dire che è stato sbagliato intervenire per allontanare i bambini da una vita in cui stavano bene e non mostravano segni di sofferenza.
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NIENTE RISCALDAMENTO, SOLO STUFE
La storia della famiglia Trevallion aveva tenuto banco, sui giornali, nelle ultime due settimane. Da quando aveva iniziato a circolare la notizia del rischio che i due genitori perdessero la potestà genitoriale avendo deciso di vivere, con i loro tre figli, in una casa colonica nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, senza riscaldamento e senza acqua corrente. Utilizzando stufe a legna e riserve di acqua. Il bagno? In casa non c’è, lo hanno demolito loro quando si sono stabiliti nel bosco nella primavera del 2021. La toilette che hanno si trova all’esterno dello stabile e funziona con un sistema a compost.
Catherine Birmingham è australiana e ha 45 anni, Nathan Trevallion ne ha 51 ed è britannico, ex chef e commerciante di mobili pregiati britannico: è stato il Corriere della Sera a raccontare la storia di questa famiglia che aveva deciso di crescere i figli in mezzo alla natura, ricorrendo a sistemi ecologici ed ecosostenibili. E scegliendo di non mandarli a scuola ma di praticare l’home schooling. L’attenzione dei servizi sociali si è cominciata a concentrare sui di loro quando un anno fa, il 23 settembre 2024, sono finiti tutti in ospedale per un’intossicazione da funghi, bambini compresi. Da quel momento, sono state fatte indagini sulla situazione della famiglia, sulla casa in cui vivevano e si è fatta strada la possibilità che il Tribunale, come poi è successo, mettesse in dubbio la potestà genitoriale.
MIGLIAIA DI FIRME PER LA FAMIGLIA
L’attenzione e l’intervento dei giudici sono stati contestati da molte persone e la vicenda ha suscitato una grande partecipazione, con migliaia di firme raccolte nelle ultime settimane a sostegno della tesi di lasciare i bambini con i loro genitori. Su Change.org la petizione perchè i figli venissero lasciati a vivere con i genitori ha man mano accumulato firme su firme e ora sono arrivate a essere più di 38.000. Ma questo non ha fermato la vicenda giudiziaria, che ieri appunto è arrivata all’epilogo: patria potestà sospesa e ordine di spostare i bambini in una struttura protetta. Nathan Trevallion, ieri, ha seguito in auto i veicoli dei servizi sociali ed è andato a vedere la struttura di Vasto in cui moglie e bambini ora si trovano. Ha aspettato molte ore di fronte alla struttura protetta sperando di poter rivedere i bambini, ma non è uscito nessuno.
“LESO IL DIRITTO DEI BAMBINI ALLE RELAZIONI”
Tra le motivazioni del provvedimento, il magistrato ha riportato le condizioni vissute dai minori nell’ex casa colonica: un immobile con criticità senza acqua corrente, luce, gas e bagno. Inoltre, i giudici sostengono che i genitori abbiano “leso il diritto alle relazioni” dei tre bambini, visto che non li mandano a scuola e studiano a casa con il metodo dell’un-schooling e non hanno possibilità di socialità con coetanei. I genitori, nelle scorse settimane, pur essendo convinti sostenitori dell’home schooling, avevano per la verità spiegato di aver provato di recente a mandare a scuola i bambini, ma che erano stati loro stessi a non volerci andare, per il troppo rumore che c’era.
IL RICORSO
Per impugnare il provvedimento del Tribunale ci sono 10 giorni, ha spiegato l’avvocato della famiglia Giovanni Angelucci. I giudici hanno messo in discussione “sia lo stato di salute, sia il livello di istruzione perché non frequentano la scuola ma ricevono l’educazione parentale. I genitori sanno che questo percorso è necessario per poter tornare alla vita che hanno sempre desiderato”.
Cosa farà il padre oggi? “Penserò prima a dar da mangiare ai nostri animali, perché non posso abbandonarli. Poi prenderò l’auto e andrò di nuovo davanti alla casa famiglia per vedere di cosa hanno bisogno Catherine e i piccoli. Porterò con me le loro valigie con tutto il necessario perché quando sono venuti a prelevarli hanno fatto in tempo soltanto a prendere lo stretto necessario per la notte”, ha detto Trevallion al Messaggero. L’uomo ha anche detto che la notte appena trascorsa, la prima senza i figli in casa, è stata “la peggiore della sua vita”.
SALVINI: “VERGOGNOSO INTERVENTO DELLO STATO”
Sui social, il ministro Matteo Salvini è intervenuto duramente per stigmatizzare l’intervento dei giudici: “Mi ripropongo, non da ministro ma da genitore, da padre e da italiano, di seguire direttamente la vicenda di questa famiglia. Trovo vergognoso che lo Stato si occupi delle scelte di vita personali di due genitori che hanno trovato nell’Italia un paese ospitale e che invece gli toglie i bambini. Sono stato nel campo rom di Giugliano alle porte di Napoli la settimana scorsa, con centinaia di bimbi in età scolare e non a scuola, sporchi, senza insegnanti, senza luce gas e acqua e con genitori che in molti casi campano rubando. Lì dove sono gli assistenti sociali? Dov’è la procura, il tribunale dei minori, lo Stato? Ho firmato la petizione online in loro favore e invito chi è d’accordo a fare altrettanto:”. E incolla il link della petizione su Change.org.
Mi ripropongo, non da ministro ma da genitore, da padre e da italiano, di seguire direttamente la vicenda di questa famiglia. Trovo vergognoso che lo Stato si occupi delle scelte di vita personali di due genitori che hanno trovato nell’Italia un paese ospitale e che invece gli… pic.twitter.com/rtnbxTYg4n
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) November 21, 2025







