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Amore, sogni, lotta e lavoro nella docu-serie Netflix con Papa Francesco

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Presentata oggi alla Festa del Cinema di Roma 'Stories of a Generation con Papa Francesco' . Protagonisti sono over 70 provenienti da 5 continenti ripresi da giovani filmmaker under 30
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ROMA – Diciotto storie di over 70 provenienti da 5 continenti, raccontate dalle macchine da presa di giovani filmmaker under 30. A unire la collezione di voci eterogenee, in questo incontro intergenerazionale, la conversazione tra Antonio Spadaro e Papa Bergoglio. È ‘Stories of a Generation con Papa Francesco’ di Simona Ercolani, la nuova docu-serie Netflix presentata oggi alla Festa del Cinema di Roma e disponibile sulla piattaforma streaming dal 25 dicembre.

‘STORIES OF A GENERATION CON PAPA BERGOGLIO’, DI COSA PARLA LA DOCU-SERIE NETFLIX

Quattro gli episodi di cui è composta che riguardano grandi temi che accomunano l’essere umano – l’amore, i sogni, la lotta, il lavoro – affrontati attraverso le vicende e le esperienze di donne e uomini che rappresentano etnie, status sociali e religioni di tutto il pianeta e che nel loro insieme raccontano l’umanità nei suoi valori universali.

“Quando ho proposto al Papa il progetto l’ha accolto generosamente, ma mi ha posto una condizione chiara: non voleva essere il protagonista, voleva inserirsi all’interno di un dialogo, parlando della sua esperienza personale– ha dichiarato Spadaro in conferenza stampa all’Auditorium Parco della Musica- Si è rilassato e aperto durante l’intervista che è durata oltre tre ore, girata in due momenti complicati per il suo calendario, il che fa capire quanto ci tenesse”. Nella docu-serie vedremo infatti il Santo Padre non solo nella veste di guida spirituale, a cui siamo abituati, ma anche di semplice uomo, che condividerà la sua esperienza di vita con aneddoti, racconti e ricordi personali. E “non mancheranno prese di posizioni inedite“, ha assicurato Ercolani, senza svelare oltre.

‘STORIES OF A GENERATION CON PAPA BERGOGLIO’, DA SCORSESE A GOODALL: I PROTAGONISTI

I veri protagonisti di questa docu-serie, come li definisce Spadaro citando le parole di Bergoglio, sono i ‘santi della porta accanto’ persone normali e straordinarie al tempo stesso, che si raccontano mettendosi a nudo. Tra loro il premio Oscar Martin Scorsese, presente anche nel libro ‘Sharing the Wisdom of Time’ (La Saggezza del tempo) di Papa Francesco che ha ispirato la docu-serie.

“Gli ho chiesto di prendere parte al progetto durante un pranzo a New York- ha raccontato Spadaro in conferenza stampa rispondendo ad una domanda dell’Agenzia Dire- Ha accettato subito, ma a un patto: alle nuove generazioni non voleva raccontare il grande regista ma la sua esperienza, i suoi fallimenti, i momenti difficili, come la malattia della moglie“. Per farlo si è raccontato alla figlia Francesca, giovane regista che ha realizzato l’intervista presente nella docu-serie, e ha messo a disposizione ‘filmini di famiglia’ come quello in cui la immortala nel suo primo giorno di vita. Cosa pensa Scorsese di Bergoglio? “Che sia un grande leader mondiale, capace di dire qualcosa ascoltabile da tutto il mondo. Ho incontrato un uomo profondamente spirituale. ‘Silence’ è la cifra di Scorsese oggi, un film che non poteva essere di successo ma che ha voluto fare, da condividere con la moglie e i figli”.

A parlare d’amore nel primo episodio dal titolo ‘Amore’, proiettato in anteprima questa mattina alla Festa del Cinema, troviamo anche la novantenne argentina Estela Barnes de Carlotto, fondatrice del movimento delle Abuelas de Plaza de Mayo, e l’italiano Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, che ha salvato la vita di 47 naufraghi, nel giorno in cui, nel 2013, 368 migranti hanno perso la vita in quella che è stata una delle più grandi tragedie del Mar Mediterraneo.

E ancora Carlos e Cristina Solis, coppia dell’Uruguay sposata da più di 50 anni, appassionati di tango come Papa Francesco, e Jane Goodall i cui studi hanno rivoluzionato il modo in cui gli esseri umani si relazionano agli animali. Quest’ultima è intervenuta in streaming durante la conferenza stampa sottolineando l’importanza di ogni singolo elemento dell’ecosistema di cui facciamo parte, che contribuisce al funzionamento dello stesso e che, proprio per questo, va preservato con la massima cura. L’etologa inglese nel 1977 ha fondato il Jane Goodall Institute una non-profit globale mirata ad ispirare l’azione individuale per accrescere conoscenza, rafforzare la conservazione e la salvaguardia del pianeta che noi tutti condividiamo. Il JGI è inoltre un’organizzazione leader nel campo della didattica e della formazione dei giovani attraverso il programma internazionale Roots&Shoots (R&S – Radici e Germogli) di educazione ambientale e umanitaria.

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