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Pet, Tac, mammografi: in Italia sono obsoleti 18mila apparecchi

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Apparecchiature datate, a volte ben oltre il tempo di 'adeguatezza' tecnologica: a scattare la fotografia è Confindustria Dispositivi medici
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ROMA – I dispositivi medici ci accompagnano in ogni momento della nostra vita, prima ancora della nostra nascita. Sono 2.354 le imprese di produzione presenti in Italia, che insieme alle 1.689 aziende di distribuzione e alle 280 di servizi producono o distribuiscono circa un milione e mezzo di dispositivi medici. Un milione e mezzo di tecnologie al servizio della salute e del benessere delle persone. Tecnologie sempre più personalizzabili, innovative, salvavita e indispensabili.
Un mondo, quello dei dispositivi medici, in cui si mescolano scienza e meraviglia che danno poi vita all’innovazione e grazie a cui si sviluppa sempre più una medicina partecipativa, preventiva, predittiva e personalizzata. Un insieme che contiene il settore della diagnostica in vitro, quello dell’Home and digital care e del biomedicale, oltre all’ambito dentale, a quello del biomedicale strumentale e delle protesi acustiche. Senza dimenticare le attrezzature tecniche, il campo degli elettromedicali e servizi, i dispositivi a base di sostanze, l’ottica, la medicina estetica, gli ausili ed i servizi.

Ma quali sono le condizioni di salute del parco delle apparecchiature diagnostiche nel nostro Paese? A scattare la fotografia è Confindustria Dispositivi Medici, che ha messo a fuoco lo stato di vetustà del parco tecnologie di diagnostica per immagini in uso presso le strutture sanitarie italiane, pubbliche e private. Secondo gli ultimi dati presentati dall’Osservatorio parco installato (Opi) di Confindustria Dispositivi Medici sono 18.000 le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, come risonanze magnetiche, Pet, Tac, angiografi e mammografi.
Il 71% dei mammografi convenzionali ha superato i 10 anni di età, il 69% delle Pet ha almeno 5 anni e il 54% delle risonanze magnetiche chiuse 1,0 T ha oltre 10 anni.
Un segnale positivo si intravede tra gli ecografi portatili, nell’82% dei casi acquistati meno di 5 anni fa, così come il 78% dei sistemi mobili digitali ad arco per chirurgia e l’81% delle unità mobili radiografiche digitali. L’ultima indagine si concentra sulle tecnologie diagnostiche per immagini e, in particolare, sulle apparecchiature mammografiche, le apparecchiature di risonanza magnetica nucleare (Rmn), le Pet e quelle di tomografia assiale computerizzata (TC), documentandone l’età media e stabilendone il periodo di adeguatezza tecnologica.

LEGGI ANCHE: Sanità, intervista a Boggetti: “Rinnovare parco tecnologico, puntare su ospedale 4.0”

L’ETÀ MEDIA DEGLI APPARECCHI È PREOCCUPANTE

Per quanto riguarda la sua età media, il parco tecnologico italiano è in una situazione che non permette di offrire, da parte del già provato sistema sanitario, servizi di diagnostica e prevenzione troppo adeguati ai bisogni dei cittadini. I dati restituiscono infatti una fotografia ancora preoccupante: l’età media dei mammografi di tipo convenzionale è pari a 13,4 anni, a fronte di un periodo di adeguatezza tecnologica di 6. In linea, invece, i mammografi digitali, che hanno un’età media pari a 4,9 anni, a fronte di un periodo di adeguatezza tecnologica di 5 anni.
Prendendo in esame la Tomografia Assiale Computerizzata multistrato, a fronte di un periodo di adeguatezza di 7 anni, la fotografia assume toni in chiaro-scuro: l’età media di quelle <16 slices è infatti pari a 7,8 anni. Età che scende a 6,4 anni per quelle >= 16 e <=64 slices, fino a 4,8 anni per quelle > 64 slices.
Male le risonanze magnetiche nucleari: a fronte di un periodo di adeguatezza di 5 anni, il 54% delle apparecchiature di risonanza magnetica chiuse di 1,0 T supera i 10 anni di età (la media è di 10,7 anni), quelle di risonanza magnetica chiuse di 1,5 T hanno età media pari a 6,3 anni, mentre quelle chiuse 3,0 T e oltre hanno un’età media di 5,1 anni.
Il parco installato delle tomografie a emissione di positroni (Pet) ibride, combinate con la tomografia computerizzata o con la risonanza magnetica, supera di alcuni mesi il periodo di adeguatezza tecnologica: 7,6 anni contro 7.

Focalizzando l’attenzione proprio sull’adeguatezza tecnologica, l’Osservatorio parco installato di Confindustria Dispositivi Medici mette in luce come, su 633 mammografi di tipo convenzionale, ben 532, pari all’84%, vadano oltre il periodo di adeguatezza tecnologica, pari a 6 anni, contro 101, pari al 16%, che ne restano all’interno.
Va meglio nell’ambito dei mammografi digitali: su un totale di 823, ben 502 (il 61%) rispondono ai requisiti di adeguatezza tecnologica, in questo caso pari a 5 anni. Il restante 39% (321 apparecchiature) risulta al di fuori del periodo considerato.
Nell’ambito della Tomografia Assiale Computerizzata multistrato, il periodo di adeguatezza tecnologica è pari a 7 anni. Fra quelle <16 slices si registra una sostanziale parità: su un totale di 575, il 48% (277) rientra nel periodo di adeguatezza, a fronte di un 52% (298) che sfora gli anni considerati. Va meglio nelle 1.437 >= 16 e <=64 slices, dove il 57% (819) risponde all’adeguatezza tecnologica, contro il restante 43% (618). La forbice si allarga nelle > 64 slices: su un totale di 277, ben il 73% (201) risponde ai requisiti di adeguatezza tecnologica contro il rimanente 27% (76).

Se si guardano le apparecchiature di risonanza magnetica, quelle chiuse di 1,0 T sono 158: il 74% (117) va oltre il periodo dei 5 anni considerati, contro un 26% (41) che rientra in quello di adeguatezza tecnologica. Percentuali simili per le apparecchiature chiuse di 1,5 T: su 835 macchinari totali, il 49% (405) rientra nei 5 anni, contro il 51% (430) che li supera. Vanno meglio, invece, quelle chiuse 3,0 T e oltre: su un totale di 94, il 59% (55) rientra nel periodo di adeguatezza, contro il rimanente 41% (39) che ne resta fuori.
Infine, su 204 apparecchiature per eseguire le Pet, 106, pari al 52%, rispondono ai requisiti di adeguatezza tecnologica, a differenza delle restanti 98, che corrispondono al 48%.

LA SITUAZIONE REGIONE PER REGIONE

E dal punto di vista regionale come si comporta l’Italia? L’Osservatorio ha diviso il Paese in tre macro aree: del Nord fanno parte Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed Emilia-Romagna (a Mirandola, in provincia di Modena, si trova il più grande polo biomedicale d’Europa).
Nel Centro, dove la quasi totalità delle imprese si registra in Lazio e Toscana, trovano spazio anche Umbria e Marche.
Nel Sud e isole, macro area caratterizzata da una minore presenza di tessuto industriale, eccezion fatta per Campania, Puglia e Sicilia, dove si registra una discreta presenza di imprese del settore, vi sono poi Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna.
Al Nord il 69% dei mammografi convenzionali ha più di 10 anni e il 59% dei dispositivi per eseguire la risonanza magnetica nucleare chiusa a 3,0 T ha meno di cinque anni.
Al Centro sale al 72% la percentuale dei mammografi convenzionali con più di 10 anni, mentre il 52% delle Tac > 64 slices ha un’età inferiore ai cinque anni.
Infine, nel bacino del Sud e isole si registrano un 73% di mammografi convenzionali con più di 10 anni e un 58% di mammografi digitali con meno di cinque anni.
Secondo Confindustria, nel corso degli anni il parco installato ha certamente risentito di una serie di fattori. Tra questi, i pochi investimenti e finanziamenti dedicati alla sanità, l’assenza di innovazione nell’ambito delle generali politiche pubbliche di acquisto, oltre all’aver consentito livelli e logiche di rimborso delle prestazioni, sia ospedaliere che specialistiche, che non hanno incentivato l’ammodernamento tecnologico.
Confindustria ritiene, dunque, che questi fattori abbiano contribuito al permanere di un quadro di significativa vetustà del parco installato presente in Italia.

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