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Alla Festa del Cinema Roma il documentario su Caselli: “Io come Tarantino, preferisco ‘dirigere’ che interpretare”

Caterina_Caselli
'Una vita, cento vite' tra musica e morte del padre, nei cinema solo il 13, 14, 15 dicembre con Nexo Digital
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ROMA – È ‘bugiarda’, ‘nessuno può giudicarla’ ma sa chiedere ‘perdono’. Da ragazza ribelle degli Anni 60, dominati dalla sua inconfondibile voce e dal suo ‘casco d’oro’ a imprenditrice. Materiale d’archivio che ripercorre la sua carriera alternato a un flusso narrativo in cui si racconta senza filtri, in cui non ha paura di mostrarsi fragile, in cui ricorda aneddoti, colleghi e amici. E poi il doloroso racconto inedito del suicidio del padre Francesco. Sullo sfondo la trasformazione dell’Italia, tra rapimenti, contestazioni e ribellione. Questa è solo una piccola parte delle ‘cento vite’ vissute da Caterina Caselli, raccontate da Renato De Maria in ‘Caterina Caselli – Una vita, cento vite’. Il documentario -presentato in anteprima come evento speciale della 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma – debutta nelle sale italiane solo il 13, 14, 15 dicembre con Nexo Digital.

“Io e il regista abbiamo avuto un incontro esplorativo per conoscerci. Lì è nata una forte empatia tra di noi, ho capito subito che mi potevo fidare di lui, come se fosse un fratello”, ha detto Caselli in conferenza. “Così ho raccontato la mia parte emozionale, scavando dentro di me anche arrivando a ricordare un periodo molto forte della mia vita (il suicidio del padre, ndr), che non avevo raccontato fino ad ora per rispetto di mia madre. Ho raccontato – ha continuato – senza filtri quello che ho provato, come se fossi davanti ad uno psicanalista. Forse avevo bisogno di raccontare tutto questo”. “Abbiamo raccontato una trasformazione costante di una persona alla quale piace vivere sul limite del futuro”, ha aggiunto De Maria.

Alternando aneddoti intimi a testimonianze pubbliche, ne emerge il ritratto di una donna che ha attraversato il tempo e spesso lo ha anticipato, attraverso un percorso esistenziale coraggioso, controcorrente, e una vita che non sempre è stata facile: da artista rivoluzionaria negli Anni 60 a imprenditrice che ha saputo portare la musica italiana nel mondo. Andrea Bocelli, Elisa, i negramaro, Ennio Morricone *sono solo alcuni dei nomi citati nel documentario, accanto alle straordinarie partecipazioni di Francesco Guccini, Paolo Conte, Liliana Caselli, Mauro Malavasi, Giorgio Moroder, Stefano Senardi, Filippo Sugar. Il cospicuo materiale di repertorio e di canzoni che fa da corredo al film che rende questo doc una finestra sul mondo della cultura italiana, dagli anni della ‘Beat generation’ ad oggi. Lontana dal microfono e dalle luci dei riflettori ma non lontana dalla musica. Non sentiamo più cantare la Caselli ma percepiamo il suo brillante intuito nello scovare talenti con la casa discografica Sugar, gestita ora dal suo unico figlio Filippo Sugar, avuto da Piero Sugar. Da Elisa a Malika Ayane, dai Negramaro a Raphael Gualazzi fino ai protagonisti della ‘Generazione Z’ Madame e sangiovanni: tutti ‘figli’ dell’urgenza della grande artista di presentare al mondo la qualità della musica italiana. “Mi sono sposata ed ho avuto un figlio. Ma la musica non è mai uscita da me, come se fosse ‘il richiamo della giungla’. A me è sempre piaciuto scoprire talenti – ha raccontato Caselli – e come si vede nel doc quando ho partecipato al programma con Giorgio Gaber (‘Diamoci del tu’ nel 1967, ndr) ho portato Francesco Guccini. Anche nel periodo in cui cantavo ho sempre sentito l’urgenza di far ascoltare talenti. Questa parte di me – ha continuato-mi ha consentito di scegliere la strada togliendomi dalla difficoltà e da quel senso di disagio che provavo quando partecipavo alle competizioni. Ho trovato nella discografia grande soddisfazione”. Caselli come Quentin Tarantino: “Ieri Antonio Monda (direttore della kermesse, ndr) ha chiesto a Tarantino ‘volevi fare l’attore o il regista?’ E lui ha risposto che quando faceva l’attore non era pienamente soddisfatto ma i suoi colleghi sì. Lui aveva una visione più ampia, a lui interessava il cinema. Io non voglio paragonarmi a lui però è un po’ quello che è successo a me”. 

 Il mondo della musica è certamente cambiato rispetto ai tempi in cui ‘casco d’oro’ faceva cantare e ballare l’Italia però c’è una similitudine. Per esempio “l’idea del singolo è rimasta attuale, però è cambiato tutto il resto. Prima si acquistavano i dischi nei negozi che ne esponevamo tanti in vetrina e si mettevano da parte i soldi per comprarne uno. Oggi – ha dichiarato la discografica – il vinile ha una ricrescita però la musica si fruisce attraverso le piattaforme. E poi c’è più competizione, basti pensare che ogni giorno al mondo escono 60mila nuove produzioni e in Italia 60. Quindi è difficile ricavarsi uno spazio. Ma una cosa è assodata: la musica non morirà mai, si rinnova con nuovi linguaggi e con giovani artisti che parlano con il loro linguaggio e compongono in modo diverso rispetto a prima. Oggi si sceglie la musica che ci piace fare e l’artista è quello che sceglie”. Caselli ha poi concluso: “C’è molto sensazionalismo, tutto è geniale, siamo tutti bravissimi. Il vero talento, però, è timido e democratico. Chi ha qualità prima o poi esce e dura nel tempo. Io ci credo ancora in questo”

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