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Referendum, parla il capo Masai: “Ma quale sì, noi vogliamo la terra”

I Paesi africani in questo momento "sono concentrati a contrastare il land grabbing e vietare i safari di tour operator senza scrupoli", spiega il capo Masai
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ROMA – Galeotta è stata l’iniziativa di ‘Kenya per il sì’, comitato a sostegno delle riforme con base a Malindi, Kenya. Per rendere al meglio l’afflato con cui sostiene il sì al referendum, il comitato (nato per iniziativa di un imprenditore italiano in Kenya) ha deciso di immortalare 4 guerrieri Masai al fianco del roll up “Basta un sì”. In poche ore la foto è diventata un ‘cult’ della campagna referendaria per il sì. L’impresa ha tuttavia lasciato di stucco lo stesso presidente del consiglio. “Non me la sento nemmeno io, che pure ho la faccia tosta, di dire che i Masai voteranno sì. A questo non arrivo. Mi autocontengo”, ha detto stamattina Matteo Renzi a Rtl 102.5. Anche se i Masai della foto non voteranno al referendum, il comitato ‘Kenya per il sì’ fa sul serio, nella ricerca del consenso tra gli italiani che risiedono o lavorano in Africa orientale.

“Nelle prossime settimane avremo un incontro pubblico a Watamu o a Malindi con tutti quelli interessati”, spiega il membro del comitato Pietro Mastella, from Malindi, dove lavora 4 mesi all’anno, ma residente a Roma. E a chi gli chiede se i Masai sono ‘veri’ giura: “Certo sono nella security del centro commerciale. Li mostriamo perchè qualcuno molto civile ha cercato di togliere il nostro roll up…”. Arcano svelato: i Masai sono stati ritratti nella foto perchè erano a guardia del manifesto ‘pro-sì, che qualcuno tentava di divellere. Anche in Kenya infiamma la polemica referendaria, evidentemente. Ma in ogni caso il dubbio è legittimo: della riforma, il valoroso popolo degli altipiani, cosa ne pensa?

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Edward Loure

L’agenzia Dire ha pensato di chiederlo al capo Masai Edward Loure. Pastore delle pianure di Simanjiro, al confine tra Tanzania e Kenya, si è laureato in gestione e management, ed oggi è un attivista per i diritti del suo popolo. Vincitore del Goldman environmental prize 2016, la più alta onorificenza internazionale agli ambientalisti. “Le foto di Masai accanto al manifesto del comitato Basta un sì?” si chiede Loure: “La sola cosa che ci sta a cuore è che l’Italia eserciti pressioni sui governi africani affinchè rispettino la nostra cultura“. “I Paesi africani- continua- devono contrastare il land grabbing e vietare i safari di tour operator senza scrupoli“, spiega al telefono l’attivista che è stato insignito del Goldman Prize per l’impegno alla guida di Ujamaa Community Resource Team, una ong in prima fila nella difesa dei diritti delle comunità Masai del nord della Tanzania. Il suo prossimo obiettivo, dopo aver difeso da multinazionali e ‘commercial farmers’ più di 80 mila ettari, è introdurre un sistema di contrattazioni collettive che tuteli i diritti comunitari all’uso dei pascoli, dell’acqua e della altre risorse naturali.  Del referendum italiano parla con la Dire di ritorno da Roma, dove è stato ospite dell’associazione Terra Nuova: proprio nei giorni della pubblicazione delle foto di Pasquale Tirito’, neo-coordinatore di ‘Basta un si’ Kenya’. Davanti ai quattro Masai che fanno la guardia al cartellone dell’Oasis Mall di Malindi, Loure, ironizza e reagisce un po’ come Matteo Renzi: “Non ci giurerei che votano sì…“.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

REFERENDUM. RENZI SCHERZA: MASAI PER IL SI’? NON ME LA SENTO DI DIRLO

“Non me la sento nemmeno io, che pure ho la faccia tosta, di dire che i Masai voteranno sì. A questo non arrivo. Mi autocontengo”. Con una battuta Matteo Renzi, a Rtl 102.5, commenta la foto che ritrae alcuni Masai davanti a un manifesto del Comitato Basta un sì. “Resta il dubbio di quello che fa Diaco coi Masai, io metto la mia distanza”, aggiunge Renzi interloquendo col conduttore.

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