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Migranti, festival diplomazia: Serve piano Marshall africano

Se ne è parlato oggi al festival della diplomazia nell'incontro 'Mediterraneo e Africa. Finanziamenti allo sviluppo e Migration compact'
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migranti_festival_diplomaziaROMA – Rispetto alla questione del Mediterraneo e del flusso dei migranti la chiave è cambiare la prospettiva, trasformando quello che consideriamo un problema in un’opportunità. Questo quanto emerso dall’incontro di stamani a Roma su ‘Mediterraneo e Africa. Finanziamenti allo sviluppo e Migration compact’, incontro realizzato nell’ambito del Festival della Diplomazia, che è iniziato ieri e continuerà fino al 28 ottobre. Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato individua subito nell’Europa le principali responsabilità: “L’Ue ha perso tempo in chiacchiere– dice- e problemi latenti come il boom delle partenze, il terrorismo e i cambiamenti climatici sono ormai esplosi. Tuttavia nel Mediterraneo ci sono moltissime risorse– da poco sono stati scoperti nuovi giacimenti a largo delle coste egiziane, come ricorda Casini- e ospita il 20% degli scambi commerciali mondiali. La Cina sta acquistando terra in Africa. L’America ha mutato la sua politica, e il vuoto che ha lasciato viene occupato dalla Russia. E l’Europa? Non pervenuta”.

I relatori concordano quindi nel dire che manca una strategia di finanziamento all’Africa sul piano delle attività produttive ma anche della difesa comune. L’ambasciatore del regno del Marocco Hassan Abouyoub affronta il primo punto, proponendo un nuovo piano Marshall: “Non serve dare soldi- la sua convinzione- ma creare un mercato comune. Come il piano Marshall ha favorito nel dopoguerra il consolidamento dei regimi democratici in Europa, così va fatto in Africa“. Questo favorisce anche l’aumento della scolarizzazione, “e l’impiego delle donne nel mondo del lavoro, che riduce automaticamente la crescita demografica” osserva, ricordando che il boom demografico in atto in Africa porterà entro il 2050 la popolazione a superare il miliardo, con 200 milioni di disoccupati. “Con gli attuali fondi europei non impieghiamo neanche l’1% di questa forza lavoro”. Quindi, insiste ancora, “se gli africani creassero delle micro regioni di mercato potrebbero diventare competitivi e quindi finalmente crescere”.

Il tema della difesa è sollevato invece da Scech Aues Mao Mahad, Generale di Brigata Addetto Difesa Repubblica Federale Somala in Italia, che incoraggia ad aumentare i finanziamenti nel rafforzamento della sicurezza di quei paesi – fatto che aiuterebbe la stabilità interna e quindi tratterrebbe le persone – e favorire al contempo progetti di microcredito per permettere ai somali all’estero – e a tutti gli altri popoli della diaspora africana – di tornare a casa e avviare proprie attività”, liberi dalla minaccia di gruppi terroristici come Al-Shabaab o Boko Haram e dall’insicurezza alimentare.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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