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Il giuslavorista Cafiero: “Green pass necessario per il bene della collettività”

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E sullo smart working: "Può funzionare anche nella Pa"
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ROMA – “Il green pass è un terreno dove la polemica è facile, tra no vax, sindacati e imprese. L’unica via per valutare in maniera limpida la questione è guardando i dati oggettivi. Oggi il datore di lavoro assume una responsabilità sociale nei confronti dell’intera collettività. E questo è permesso grazie all’elasticità del nostro ordinamento”. Lo dice Ciro Cafiero, giuslavorista, nel corso di una videointervista con la Dire.

“A nessuno piace fare i controlli, ma per il bene della collettività dobbiamo ritenere siano necessari”, aggiunge. E’ giusto stabilire tamponi gratuiti come chiede il sindacato? “Un compromesso con il governo su questo punto è necessario. Io auspico ci sia un protocollo sulla sicurezza sul lavoro, sulla scorta di quello dell’aprile scorso che è da aggiornare- continua- in cui sindacati e datori di lavoro possano accordarsi su molteplici aspetti”. Cafiero individua anche altri nodi da sciogliere: “Ci sarà da gestire tutta l’organizzazione del lavoro, dall’app per controllare il green pass ai lavoratori che non si vaccinano, occorre poi fare i conti con i contratti a termine e sostituire i non vaccinati per non interrompere la produzione“.

Sulla fine dello smart working nella pubblica amministrazione, il giuslavorista osserva: “La tutela della collettività è necessaria, ma non possiamo cadere in tentazioni di retrovia. Se lo smart working ha funzionato bene nel privato possiamo incentivarlo nel pubblico attraverso la rivisitazione del piano del lavoro agile per renderlo davvero efficiente“. 

Cafiero vede all’orizzonte “un grande tema”, quello “dell’alleanza nel mondo del lavoro e di una cogestione tra datori e dipendenti, la prospettiva è quella, il conflitto non serve più perchè ha fatto il suo tempo. Dobbiamo dimenticare gli Anni ’70. La sfida del Covid ci mette davanti a problemi che vanno risolti insieme”.

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