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In 600 volontari per vaccino Reithera senza Green pass, Lichtner (Sapienza): “Governo dia certificato”

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"Arruolati per la sperimentazione discriminati e non inclusi nell'anagrafe vaccinale"
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ROMA – “Il gruppo dei principali sperimentatori del vaccino italiano Reithera (Covitar) chiedono nuovamente al ministero della Salute e al Cts di erogare il green pass a tutti coloro che hanno partecipato e che stanno ancora partecipando alla sperimentazione. A luglio scorso era stata presentata la medesima richiesta ed è stato riconosciuto, a questi volontari, solo l’esonero dall’obbligo vaccinale. In pratica però l’esonero pone questi soggetti in una specie di ‘limbo’, non avendo il certificato verde. Dunque, richiediamo il green pass per questi 600 pazienti che risiedono sul territorio nazionale e che sono discriminati”. A dirlo con forza all’agenzia di stampa Dire è la professoressa Miriam Lichtner, infettivologa e docente universitaria presso la Sapienza Università di Roma, polo pontino a nome dei Primari dei reparti di Malattie Infettive che a livello nazionale hanno aderito alla sperimentazione Reithera e che hanno inviato una missiva indirizzata al ministero della Salute e al Cts.

“In vista della scadenza degli esoneri vaccinali al 30 settembre per i volontari sottoposti alla vaccinazione con il vaccino GRAd-COV2 nell’ambito della sperimentazione di fase II Covitar, si richiede nuovamente l’ottenimento del green pass per tutti i soggetti a cui è stato somministrato. Come da voi noto- continua l’infettivologa- i dati preliminari di sicurezza e immunogenicità delle prime cinque settimane di studio, analizzati dal Safety Monitoring Board, Comitato indipendente per la valutazione della sicurezza e dallo Steering Committee, Comitato scientifico per la valutazione dell’efficacia, hanno mostrato un profilo favorevole e ci apprestiamo nella prossima settimana a raccogliere i dati a sei mesi”, si legge nella lettera.

“In questi mesi i volontari- proseguono i primari di Malattie Infettive firmatari e coinvolti nella sperimentazione- hanno subito varie discriminazioni in quanto non in possesso del regolare green pass, nonostante siano in possesso del certificato di esonero, effettuato dai primari infettivologi dei centri clinici. Dato l’alto livello di scontro politico che ha confuso scienza, opinione pubblica e schieramenti politici, purtroppo in molti casi i volontari si sono trovati ad essere individuati come ‘no-vax’, proprio loro che per primi in Italia hanno creduto nel vaccino, un vero paradosso”.

Come responsabili “dei centri clinici che hanno partecipato alla sperimentazione Covitar, supportata dagli enti regolatori italiani (Aifa), chiediamo che ai nostri volontari che hanno risposto alla vaccinazione venga concesso il green pass, equiparandoli alle altre persone vaccinate incluse nell’anagrafe vaccinale italiana. Chiediamo, quindi, che i volontari (circa 600) non siano discriminati per aver partecipato alla prima sperimentazione vaccinale italiana con grande entusiasmo, coraggio e fiducia nelle istituzioni e nel sistema nazionale italiano. Tale richiesta è motivata anche dal tentativo di supportare la ricerca clinica in Italia, che subirebbe una chiara delegittimazione in questo modo”, conclude la richiesta presentata dagli esperti.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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