‘Padri in movimento’: “Il Memorandum sulla Pas di Gulotta è autodifesa corporativa”

Il commento di Jakub Stanislaw Golebiewski al memorandum indirizzato alla presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul femminicidio Valente
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Il Memorandum lascia interdetti per la superficialità con la quale è stato liquidato il problema della violenza endofamiliare e quello della violenza assistita sui minori, soprattutto per i toni poco rispettosi nei confronti dei lavori della Commissione che entra finalmente nel merito della bontà delle indagini peritali. Di fatto il documento è una sorta di autodifesa corporativa di una categoria di professionisti che sempre più spesso vengono chiamati a decidere su separazioni e affidamento dei figli e che nei tribunali, anche per responsabilità della magistratura, che ha abdicato al proprio ruolo, hanno acquisito potere”. Così in una nota stampa il presidente dell’associazione Padri in Movimento, Jakub Stanislaw Golebiewski, commenta il memorandum redatto dallo psicologo Guglielmo Gulotta e indirizzato alla presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul femminicidio, la senatrice Valeria Valente, e ad altri organismi istituzionali tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Oggetto del documento l’attività della Commissione, che sta visionando 572 fascicoli che riguardano separazioni giudiziali per valutare come è stata percepita o rilevata la violenza all’interno del procedimento e nelle Ctu (Consulenze Tecniche d’Ufficio), in quali casi non si sia stata fatta distinzione tra conflitto e violenza e quali procedimenti si siano risolti con l’affidamento dei figli al genitore rifiutato diagnosticando la Pas (Parental Alienation Syndrome), sindrome che non è stata riconosciuta dalla comunità scientifica. “Sappiamo che ci sono casi di madri che ostacolano la relazione tra padri e figli e queste situazioni devono essere valutate e affrontate con molta attenzione prendendo le giuste decisioni per non far vivere i bambini in situazioni di sofferenza vedendosi negata la possibilità di frequentare il proprio papà- continua Golebiewski- Ma con altrettanta attenzione si devono valutare e riconoscere situazioni dove il rifiuto del bambino è legato a comportamenti violenti da parte del padre. Costringere un bambino spaventato a frequentare un genitore che non ha mai rispettato la sua serenità e il suo benessere costituisce una violazione dei suoi diritti. I comunque padri o le comunque madri non sono più necessarie in una società che si sta lentamente evolvendo costantemente verso un equilibrio di ruoli e funzioni genitoriali. L’amore non si può estorcere o imporre, ma deve essere coltivato e insegnato ai propri figli“.

Conclude il presidente dell’associazione Padri in Movimento: “Le istituzioni, soprattutto i tribunali, hanno il dovere di agire in nome del superiore interesse morale e materiale della prole e non a tutela esclusiva dell’interesse di uno dei due genitori impugnando la Pas. Vi sono casi in cui due diverse Ctu, a distanza di neanche 12 mesi, forniscono sullo stesso nucleo familiare risultanze completamente diverse, questo a significare la relativa inattendibilità di molti di questi professionisti e dei loro elaborati impregnati di pregiudizio e ideologia. I magistrati hanno l’obbligo e il dovere di vigilare sul loro operato perché i danni derivanti da superficialità, interesse o connivenza all’interno di un pericolosissimo sottobosco giudiziario sono irreparabili, soprattutto per i figli minori”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

21 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»