Migranti, Deniz digiuna da 21 giorni: “Protesto per i miei diritti”

Ha 36 anni ed è un migrante di origine turca: da inizio agosto è rinchiuso nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Torino dopo essere stato arrestato a Piacenza perchè privo dei documenti
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ROMA – È al ventunesimo giorno consecutivo di sciopero della fame Deniz Pinaroglu, un migrante di origine turca arrestato a Piacenza privo dei documenti, e da inizio agosto rinchiuso nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Torino. “Deniz pesava 53 chilogrammi quando è stato portato nel Centro– riferisce alla ‘Dire’ Alda Re, della campagna LasciateCIEntrare- e ora ne ha già persi 7, arrivando a 46. E’ molto, per una persona così minuta”.

Deniz dall’1 settembre scorso è in protesta perché considera illegittimo il fermo, lui che si dichiara rifugiato politico e attende l’esame della richiesta d’asilo. Ad allungare i tempi, il fatto che l’avesse già presentata in Grecia. Ma Deniz, 36 anni, che racconta di aver dovuto lasciare la Turchia per aver contestato il governo del presidente Racep Tayyip Erdogan, ha deciso di rinunciare al cibo anche per denunciare le condizioni di degrado e insicurezza in cui lui e i suoi compagni sono tenuti all’interno del Centro.

Alda Re è in contatto quotidiano con il cittadino turco, e oggi conferma che Deniz “è determinato a proseguire il suo sciopero, un fatto che ci preoccupa molto”. L’attivista spiega che a destare timore, oltre al peggioramento delle condizioni di salute dell’uomo, è anche la possibilità che il migrante possa essere trasferito in una zona del Cpr definita “ospedaletto”: “Fino a qualche anno fa era una zona adibita alle cure mediche- dice Alda Re- ma adesso è solo una stanza completamente scollegata dal resto della struttura, e di ‘medico’ non ha più nulla”.

Qui, denuncia ancora l’attivista, “manca tutto, dai lettini con le sbarre o i ganci per le flebo, fino a strumentazioni sanitarie come quelle per effettuare la rianimazione”. Assente anche “il personale medico di guardia”. Secondo Re, nell’ospedaletto mancano anche le telecamere per permettere al personale del Centro di monitorare a distanza l’ospite della stanza, un fatto “anomalo, dato che sono o unque nel Cpr”, nonché un campanello d’emergenza. “Ne siamo certi- prosegue Re- perché a luglio, quando ha perso la vita Hassan Faysal, il migrante bengalese di 32 anni, gli addetti si sono accorti del decesso due ore dopo. È da allora che chiediamo che il campanello venga installato”. Pertanto, se il cittadino turco venisse portato qui, “temiamo che in caso di malore non avrebbe modo di chiedere aiuto con tempestività“.

L’esponente di LasciateCIEntrare denuncia anche un’altra circostanza: “Deniz ci ha riferito di aver fatto richiesta all’amministrazione del Cpr di avere la vitamina B1“, utile in caso di prolungata interruzione del cibo. Dopo aver ricevuto un rifiuto, ora l’amministrazione sosterrebbe di averla somministrata. “Deniz, contrariato da queste bugie, ha quindi deciso di non assumerla comunque, e per dimostrare di avere ragione, chiede di essere visitato da un medico esterno alla struttura“, dichiara Re.

La ‘Dire’ ha contatto anche la Prefettura di Torino, la quale ha fatto sapere che il caso del migrante turco “è seguito sia dal punto di vista sanitario che giuridico, per quanto riguarda la richiesta di protezione internazionale”. Confermato anche che a monitorare lo stato di salute degli ospiti del Centro “è il personale medico interno”. La Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale di Torino Monica Gallo, già interpellata dalla ‘Dire’ a inizio mese, ha definito la situazione nel Cpr “di estrema difficoltà”. Ma quanto alla gestione del Cpr, assicurano dalla Prefettura, “applichiamo il regolamento”.

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21 Settembre 2019
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