In Indonesia il Governo blocca nuove coltivazioni di olio di palma

Viene utilizzato nell'agroalimentare, in cosmetica e anche come combustibile
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ROMA – Il governo dell’Indonesia, primo produttore di olio di palma al mondo, ha deciso di sospendere per tre anni la concessione di nuove terre da impiegare nella coltivazione di questo controverso prodotto. Ingenti gli introiti – anche in termini fiscali – provenienti da tale olio vegetale, impiegato nell’agroalimentare, in cosmetica e anche come combustibile. Tuttavia Jakarta intende concentrarsi sulla sostenibilità delle piantagioni già esistenti, tutelando anche i piccoli coltivatori, e sul rispetto dell’ambiente.

La domanda di olio di palma è così alta da aver spinto molti agricoltori a dedicarsi a questo settore, con danni gravi però in termini ambientali. Il rischio più frequente è il disboscamento e i roghi dolosi per ottenere più terre coltivabili, con costi alti in termini di gas serra. Per questo il Forum indonesiano per l’Ambiente (Walhi) ha diffuso una nota in cui esprime entusiasmo per questo “primo passo” compiuto dal governo nel “riorganizzare la gestione delle risorse naturali, in particolare nel settore delle piantagioni di olio di palma”.

Quindi ha incoraggiato ulteriori iniziative, come investimenti a sostegno dei piccoli coltivatori, controlli più severi circa l’applicazione delle norme ambientali, interventi di ripristino nelle aree il cui ecosistema è stato danneggiato, e infine l’adozione di una moratoria di 25 anni, come proposto dal Forum.

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