ROMA – Quale industria per l’autonomia strategica? Questo il tema dell’evento promosso dal Comune di Sabaudia con il sindaco Alberto Mosca che ha riunito ieri sera esponenti dell’accademia, della diplomazia oltre che dell’imprenditoria meccanica ed energetica italiana. Una kermesse, condotta dal vice direttore del Tg La7 Andrea Pancani, all’insegna della tematiche più attuali per il Paese, oltre alla crisi geopolitica in Medio Oriente.
I PROTAGONISTI
Dopo la pragmatica analisi geopolitica, su Stretto di Hormuz e danni più o meno irreversibili alla comunità internazionale, da parte di due punti di riferimento del mondo accademico e diplomatico quali il Prof Vittorio Emanuele Parsi e l’Amb. Ettore Francesco Sequi si è passato al tavolo economico e strategico con il Presidente di Federmeccanica Simone Bettini, il Presidente dell’Unem (che riunisce le principali imprese nei settori della raffinazione, della logistica, della distribuzione di prodotti petroliferi e nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni low carbon) Giovanni Murano e il giurista d’impresa ed esperto di economia internazionale Nunzio Bevilacqua.
Murano ha sottolineato “il valore centrale della raffinazione per prodotti come gli idrocarburi e la necessità che il Paese conservi quella centralità, di know how, acquisita con decenni di esperienza” e ribadito l’impegno “per un miglioramento costante dei processi produttivi, con ricerca tecnologica continua, che riducano progressivamente le emissioni in atmosfera e la necessità di pensare ad una logistica europea fortemente integrata”.
Per Murano “il mondo dell’energy è fatto anche, storicamente, di acquisizioni da parte di gruppi esteri, l’importante è preservare il valore delle aziende, quello occupazionale e renderle più efficienti e capaci di stare in un mercato in continua evoluzione”.
Bettini si è concentrato sulla strategicità dell’Ilva spiegando “l’importanza tecnica, geopolitica ed infine anche sociale di un complesso produttivo forse troppo poco conosciuto e spesso solo attraverso una prospettiva politica. Non si può snaturare- dice- una realtà come l’Ilva che solo a determinate condizioni, senza rinunciare ad alcuni passaggi del ciclo produttivo, può avere quel caratteristico valore aggiunto che ha reso, in passato, importante l’Italia e dato al complesso una competitività internazionale ancora oggi ottenibile. Oltre all’importanza che lo Stato torni, a certe condizioni, a fare l’imprenditore in settori strategici quali ad esempio l’acciaio”.
Nunzio Bevilacqua sostiene che “la nostra sovranità è un qualcosa che non è soggetto ad ‘obsolescenza naturale’ e si basa su alcune colonne portanti quali quella energetica in cui rientrano anche le reti di distribuzione, quella dell’industria pesante e delle telecomunicazioni oggi anche nella declinazione digitale di sovranità. Ben vengano le acquisizioni delle aziende italiane da parte di gruppi esteri, ciò fa parte del libero mercato, ma quando ciò avvenga a fronte di una vision di risanamento e crescita della realtà acquisita e soprattutto con un limite dato da una analisi seria della strategicita’, non solo dell’attività in sé ma come in concreto va a determinarsi”.
Per Bevilacqua è necessario in tema energetico “l’abbattimento dei costi e linee di approvvigionamento alternative della materia prima, oltre alla conversione di alcune raffinerie non più in linea con il minimo impatto ambientale”. E poi, conclude, la conversione “avrebbe una importanza basilare anche per tutto un mondo del termo elettrico in dismissione, dando nuova vita ad infrastrutture imponenti e con costi di ‘permanenza inattiva’ proibitivi, con forme di calore generate da fonti alternative. Il concetto di energia pulita non può restringersi all’eolico o al solare, neanche nelle gigadimensioni dei parchi cinesi, ma deve comprendere anche l’idrogeno e soprattutto il nucleare pulito”.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

