Libia, Shebab (Intersos): “Allo stremo, servono pace e carburante”

La dirigente di Intersos sottolinea che un accordo potrebbe portare "alla ripresa della produzione di petrolio e diesel", soggetto da mesi a un intermittente embargo imposto dalle truppe di Haftar
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ROMA –  È un “suggerimento di accordo” positivo, ma di cui e’ difficile prevedere l’esito, perche’ manca ancora un pezzo: l’approvazione da parte del generale Khalifa Haftar, il capo delle forze armate che sostengono il governo di Tobruk. La capomissione dell’ong italiana Intersos in Libia, Samia Shehab, legge in questi termini l’impegno delle parti per un cessate il fuoco e nuove elezioni, sancito da dichiarazioni pubblicate oggi. Documenti preliminari, quindi, che potrebbero pero’ avere subito un effetto positivo. La dirigente di Intersos sottolinea che un accordo potrebbe portare “alla ripresa della produzione di petrolio e diesel”, soggetto da mesi a un intermittente embargo imposto dalle truppe di Haftar.
“I nostri operatori e beneficiari vivono sulla loro pelle cosa comporta la mancanza di carburante” dice Shehab: “Ore e ore di blackout, difficolta’ a far funzionare i generatori, effetti devastanti su tutti i beni e le attivita’ piu’ urgenti”.
Effetti che si fanno sentire ancora piu’ duramente nella regione centrale e desertica del Fezzan, l’altra zona dove Intersos lavora oltre a Tripoli. Shehab denuncia che l’area “e’ gia’ povera di risorse di suo, visto anche le condizioni ambientali, e definitivamente prostrata da blackout che nel deserto arrivano a durare anche tre giorni”. Un cessate il fuoco renderebbe il lavoro degli operatori nella regione, che Shehab definisce “veramente degli eroi”, piu’ semplice anche per altri motivi. “La zona e’ una delle maggiormente contese al punto che nel capoluogo Sebha ci sono due diverse municipalita’ appartenenti alle due diverse fazioni” evidenzia la capomissione. “La lotta per il potere ricade in modo drastico sulla popolazione, che non riesce ad accedere ai servizi di base”.

La Libia e’ lacerata da un conflitto armato ripreso nel 2014. Il governo di base a Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al-Serraj e sostenuto da Turchia, Qatar e Unione Europea (Ue), si contrappone al parlamento di Tobruk e alle forze di Haftar, che controllano la zona orientale del Paese e sono appoggiate da Egitto, Emirati Arabi e Russia.
Le dichiarazioni diffuse oggi lasciano pensare che le due parti vadano verso un cessate il fuoco e nuove elezioni per entrambi gli esecutivi. Condizione preliminare per rendere effettivo lo stop alle ostilita’, si sottolinea nel comunicato tripolino, la smilitarizzazione della citta’ di Sirte e della regione centrale di Jufra, oltre a una stipula di intesa tra le rispettive forze di polizia.

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21 Agosto 2020
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