INCENDI. LEGAMBIENTE: 547 ROGHI NEL MEZZOGIORNO DAL 1° GENNAIO
Il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più colpita dai roghi boschivi. Secondo i dati aggiornati di Legambiente, da inizio anno al 15 luglio sono stati 547 gli incendi divampati nel Sud Italia, di questi 131 sono quelli scoppiati nell’ultimo mese, dal 15 giugno al 15 luglio, con la stagione antincendio appena partita. Sono 416 invece quelli dal 1° gennaio al 15 giugno, come racconta l’ultimo report ‘Italia in fumo 2026’ dell’associazione ambientalista. Roghi che sino ad ora sono costati al Mezzogiorno 13.640 ettari totali bruciati, pari a 18.407 campi da calcio. ‘Ora basta’ la scritta che Goletta Verde ha esposto in navigazione per ribadire il suo sdegno. Di fronte a questi dati Legambiente torna a ribadire l’urgenza di maggiori controlli su tutto il territorio, senza dimenticare che le fiamme si combattono facendo prima di tutto prevenzione e supportando i Comuni, non lasciandoli soli.
TARTARUGHE MARINE, OLTRE 80 NIDI GESTITI WWF IN SICILIA
Proseguono le nidificazioni delle tartarughe sulle coste italiane, con le spiagge siciliane ancora una volta in cima alle preferenze di questi incredibili rettili marini. Ad oggi, segnala il Wwf, sono 80 i nidi di tartaruga marina messi in sicurezza e seguiti dal network dei volontari dell’associazione in Sicilia. Continua senza sosta anche il monitoraggio delle spiagge alla ricerca delle inconfondibili tracce di nuove nidificazioni. Due trasmettitori Gps sono stati posizionati sul carapace di altrettante tartarughe marine che erano emerse per deporre le uova nel siracusano. Con la tartaruga taggata lo scorso anno nel ragusano, salgono a tre gli individui di Caretta caretta dei quali i ricercatori Wwf sono in grado di seguire la rotta. Una, tra l’altro, mancava della pinna posteriore sinistra, segno di un probabile impatto con attrezzi da pesca, ma nonostante la menomazione era riuscita a portare a termine la deposizione. A Marzamemi una tartaruga si è invece persa tra sdraio e ombrelloni, e ci è voluto tutto l’impegno del custode dello stabilimento e dei volontari accorsi per farla tornare in mare, purtroppo senza avere deposto.
DOCUMENTARIO ‘LUPI IN CITTÀ’, NÉ ALLARME NÉ SOTTOVALUTAZIONI
I lupi sono tornati in aree del Paese da cui mancavano da secoli, ed è una nuova realtà che bisogna affrontare con serietà e con l’aiuto della scienza. Sono circa 3.500 i lupi stimati lungo l’intero arco peninsulare, ma appena 50 all’anno gli avvistamenti a distanza ravvicinata. Con l’abbandono delle terre agricole, l’aumento di cinghiali e caprioli anche a bassa quota che è seguito all’espandersi del bosco, il lupo ha allargato il suo areale, incrociando gli insediamenti umani più strettamente di quanto non abbia mai fatto nell’ultimo secolo. È in questo scenario che nasce ‘Lupi in città’, il documentario presentato in anteprima al Parco Nazionale della Maiella. Il film mostra come la convivenza tra lupi e comunità locali richieda un monitoraggio costante, lettura dei comportamenti animali e rimozione degli elementi che favoriscono l’avvicinamento della specie ai centri abitati. Oltre ai terreni agricoli non più coltivati e al ritorno degli ungulati nel contesto periurbano, ad attirare i lupi in ambito urbano spesso sono anche i rifiuti organici accessibili, o i cani lasciati senza sorveglianza.
ORSO BRUNO MARSICANO, 81 INDIVIDUI IN APPENNINO CENTRALE
Ottantuno individui – 43 femmine e 38 maschi – con un intervallo di incertezza compreso tra 73 e 88. E’ la nuova stima di popolazione dell’orso bruno marsicano, la prima realizzata sull’intera zona di distribuzione, frutto del campionamento genetico condotto nell’estate 2025. Lo studio è stato finanziato grazie al Pnrr e rappresenta la più estesa e sistematica attività di monitoraggio genetico mai realizzata per questa sottospecie. L’iniziativa è frutto di una sinergia che ha coinvolto ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ispra e decine di altri enti. La stima si riferisce agli oltre 6.000 kmq nell’Appennino centrale, che ad oggi costituiscono i luoghi di diffusione dell’orso marsicano, gravemente minacciato di estinzione. I dati che emergono dalla stima confermano il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la sua Zona Contigua come l’areale principale della specie, dove il numero degli esemplari presenta una sostanziale stabilità o un leggero aumento rispetto alla stima del 2014.



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