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Anche Macron e il presidente sudafricano Ramaphosa nella lista delle ‘vittime’ del software spia Pegasus

Nell'elenco di 50.000 numeri di telefono che potrebbero essere stati infettati dallo spyware israeliano anche quelli del presidente francese e sudafricano, oltre a quello del re del Marocco
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ROMA – Anche lo smartphone del presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa sarebbe stato “spiato” dal software Pegasus, sviluppato dall’azienda israeliana Nso Group, e acquistato da una ventina di governi del mondo, al centro di una serie di inchieste internazionali. Lo ha riferito il quotidiano britannico Guardian, rilanciando il report di analisti e giornalisti in possesso di una lista di 50.000 numeri di telefono, grazie alla quale sono potuti risalire all’identità di circa 180 giornalisti, e con il passare dei giorni si stanno aggiungendo nuovi nomi appartenenti anche ad attivisti, difensori per i diritti umani ma soprattutto capi di Stato e di governo.

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Secondo il Guardian, sarebbe stato il governo del Rwanda a far inserire nella lista il numero di Ramaphosa, ma questo fatto da solo non basta a confermare che lo smartphone sia stato hackerato, come gli analisti tengono a precisare. Bisognerebbe analizzare l’apparecchio per individuare la presenza dello spyware. Oltre al presidente sudafricano, è di ieri la notizia che anche il telefono del presidente francese Emmanuel Macron è stato infettato dallo spyware Pegasus, che permette di estrarre numeri di telefono, messaggi privati, foto e video. Colpiti anche quelli del presidente iracheno Baram Salih, dei primi ministri di Pakistan, Egitto e Marocco e persino del re del Marocco, Muhammad IV.

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La presenza del numero privato del capo di Stato sudafricano nel database di Pegasus giunge in un momento delicato per il Paese, che ha affrontato una settimana di disordini in due province dell’est – KwaZulu-Natal e Gauteng – a causa dell’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma, condannato a 15 mesi per corruzione. I suoi sostenitori hanno messo a ferro e fuoco strade e città, saccheggiando e vandalizzando i luoghi pubblici. Duecento i morti, centinaia gli arresti e migliaia di militari mobilitati. Oggi, i giudici hanno deciso di rinviare al 10 agosto un altro processo a carico di Zuma sempre per corruzione a causa della nuova ondata di Covid-19 e per scongiurare nuovi disordini.

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