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Bielorussia, 10 studenti condannati per slogan anti-Lukashenko. La docente: “Fa male vederli in carcere”

corteo bielorussia
La professoressa Natalia Dulina parla della situazione nel Paese, in cui continuano le proteste contro il presidente dopo le elezioni contestate dello scorso agosto
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ROMA – “Fa male vedere ragazzi tra i 19 e i 20 anni ricevere una condanna a due anni e mezzo di prigione. A quell’età si è giovani e ancora indifesi. Noi dovremmo proteggerli e invece non possiamo fare nulla”. Natalia Dulina è un’insegnante di lingua italiana e per l’agenzia Dire commenta la conclusione di quello che è stato definito “il processo degli studenti“: 11 gli universitari arrestati l’anno scorso perché, tra i corridoi del loro ateneo, avevano intonato canti e slogan per sostenere il movimento popolare anti-governativo. La magistratura venerdì ne ha condannati dieci a scontare due anni e mezzo di carcere. All’undicesimo – l’unico a proclamarsi colpevole – di anni in carcere ne toccheranno due. Alla sbarra anche una professoressa, Volha Filatchankava, anche lei condannata a 30 mesi di reclusione. Il reato: “organizzazione e/o partecipazione ad attività che minacciano gravemente l’ordine pubblico”.

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Come riferisce il portale Belsat, solo ai famigliari degli imputati è stato permesso l’accesso all’aula. Rimasti fuori invece i rappresentanti delle ambasciate di Stati Uniti, Regno Unito, Repubblica Ceca e Svezia, giunti come osservatori, così come la folla di circa 50 manifestanti che è rimasta a protestare fuori da un edificio circondato da agenti della polizia e dell’Omon, i corpi speciali di sicurezza. Contro questa sentenza, riferisce Dulina, “gli avvocati faranno ricorso in appello ma sarà una formalità. Quel verdetto è stato stabilito altrove, lontano dall’aula di tribunale. La magistratura in Bielorussia non conta più nulla, la divisione dei poteri prevista dalla Costituzione non esiste più“.

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La docente è lei stessa simbolo del prezzo che ogni giorno gli anti-governativi pagano per il loro attivismo. Dopo le contestate elezioni di agosto 2020, anche Dulina si è unita al movimento di protesta di chi dice basta ad Aleksandr Lukashenko presidente. A settembre ha partecipato alle iniziative degli studenti nell’Università di lingue di Minsk, una scelta che le è costata il licenziamento e poi l’arresto. “Ho trascorso due settimane in carcere” racconta, “e sono stata fortunata, perché il reato che mi veniva contestato era ancora di tipo amministrativo finché non è stato convertito in penale. Ecco perché a quegli studenti è toccata una condanna così pesante”.


A inizio giugno poi, per contenere l’ondata di dissenso, Lukashenko ha ratificato una riforma di legge che equipara i manifestanti a “estremisti”: è sufficiente partecipare a due cortei per rischiare una condanna fino a tre anni. Sempre alla Dire, Barys Haretski, il vicepresidente dell’Associazione bielorussa dei giornalisti (Baj), dichiara: “Questa legge imbavaglia la libertà di espressione: criminalizza le critiche rivolte alle autorità, anche quelle espresse su un semplice canale Telegram”. Una situazione che sta facendo “soffrire i media”: secondo Barys, “le multe per la pubblicazione dei materiali giudicati ‘estremisti’ sono sproporzionate. Per esempio, le testate indipendenti Hrodna.life e Intex-press sono sull’orlo del fallimento“. Le sanzioni raggiungono i 10.000 dollari, in un Paese dove il salario medio si aggira intorno ai 500 euro.

Rispetto alla questione degli studenti incarcerati, il portale Belsat riferisce che attualmente ce ne sono almeno 40 in attesa del processo. La professoressa Dulina spiega che per difendere la libertà del mondo accademico e il diritto a manifestare “con altri colleghi abbiamo lanciato un appello a vari atenei europei affinché rompano i rapporti accademici con le nostre università, soprattutto con le amministrazioni, creando programmi di studio e scambio direttamente con gli studenti. Ci ha deluso vedere che non c’è stata quella risposta che ci aspettavamo. In tanti hanno replicato ‘A cosa serve? Non cambierà niente'”.


Eppure, denuncia la docente, “stanno trattando i nostri studenti veramente male. È probabile che sia stata l’amministrazione dell’Università di Lingue a denunciare gli 11 studenti, perché nei video e nelle fotografie presentate dall’accusa i loro volti non compaiono. I rettori, che sono nominati dal presidente, chiamano la polizia. È una cosa che succede spesso e sono certa che abbiano denunciato anche me. È per questo che dopo 29 anni di insegnamento in quell’ateneo sono contenta della mia scelta: rifarei tutto”, conclude Dulina.

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