Report del Consiglio grande e generale del 20 luglio – Seduta pomeridiana

Nella seduta del pomeriggio il Consiglio Grande e Generale conclude la presentazione degli ultimi due progetti di legge
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Nella seduta del pomeriggio il Consiglio Grande e Generale conclude la presentazione degli ultimi due progetti di legge in prima lettura all’ordine del giorno: ovvero la “Legge sul diritto allo studio” e “Codice dei beni culturali, architettonici e del Paesaggio” entrambe presentate dal segretario di Stato per la Cultura, Giuseppe Maria Morganti. L’Aula passa poi ad affrontare l’esame delle prime quattro istanze d’Arengo, di cui una viene approvata, due sono respinte e l’ultima resta in discussione.
In dettaglio: è approvata con 20 voti a favore e 15 contrari l’istanza n.2 “Perché ai soggetti economici sammarinesi operanti nel settore dell’artigianato artistico sia concessa la possibilità di derogare ai divieti previsti dalla Legge sulla Protezione ed utilizzo dello stemma ufficiale della Repubblica di San Marino e di altri stemmi, segni ed emblemi pubblici”. Respinta con voto palese invece la n.27 che richiedeva il divieto di usare fuochi d’artificio, botti e petardi sul territorio sammarinese, ad eccezione che in occasione delle feste di commemorazione della Repubblica. Stessa sorte per l’Istanza d’Arengo n.3, volta a richiedere il riconoscimento delle fatture commerciali quale certificazione dei ricavi e passività deducibili. Infine,i lavori si interrompono al dibattito sull’Istanza d’Arengo n.4 che richiede “migliorie tecniche in tema di certificazioni fiscali SMAC e la detraibilità totale dei costi sostenuti per la certificazione”. Il dibattito riprenderà domani mattina.

Di seguito un estratto degli interventi di questo pomeriggio

Comma 26 – Progetto di legge “Legge di diritto allo studio”/ Prima lettura
Mimma Zavoli, Civico 10
E’ arrivato un fuoco di fila da parte dei consiglieri del Pdcs. Sta succedendo qualcosa che deve sancire che qualcosa è finito? Qui c’è un gruppo che sta sbattendo la porta in faccia a un segretario di Stato. Se le cose non vanno, come succede spesso fra persone, e non c’è più collante, inizierei a preoccuparmi. E’ un segnale politico inquietante. Ognuno fa per sè. A farne le spese è il Paese.

Enrico Carattoni, Psd
Ci sarà tempo per proporre nelle sedi opportune gli aggiustamenti che si ritengono necessari. Mi sembra che quando un esponente di governo del Psd presenta un progetto di legge venga spesso attaccato. Questo progetto di legge è coraggioso. Non si cerca di fare dei risparmi sulla testa degli studenti e della famiglia. Le spese vengono razionalizzate. Il segretario di Stato ha avuto il coraggio di intervenire sui trasporti. Sugli assegni di studio viene fatto un intervento per dire che gli assegni vengono dati a chi ne ha bisogno. Mi spiace che questo sia stato travisato. In passato venivano dati assegni a persone con redditi stratosferici. Ultimo punto: con questo progetto di legge l’ora di religione non contribuisce a definire la media scolastica. Si può ragionare. Credo che sia arrivato il momento di stabilire che è arrivato il momento di un confronto su questo tema. Questo è il governo che ha stabilizzato gli insegnanti di religione, lo ricordo.

Marco Podeschi, Upr
Mi viene da dire che stiamo discutendo un progetto di legge che potrebbe cambiare profondamente durante l’iter istituzionale. Ho esaminato il testo, ci sono dei passaggi in termini di costruzione legislativa che non funzionano. La maggioranza si tiene in piedi con lo sputo. Vorrei capire in termini di sostenibilità economica qual è l’impatto sul bilancio pubblico. Quante risorse economiche possiamo dare? Possiamo premiare le nostre eccellenze a livello universitario? Ci sono studenti sammarinesi che rientrano nei parametri severi di università estere. Ma ci sono costi che non tutte le famiglie riescono a supportare. Le borse di studio private a San Marino sono poche. Non siamo nell’UE, ciò significa anche essere fuori dai circuiti che danno sostegno all’istruzione. Andare fuori dall’Italia a studiare costa caro.

Franco Santi, Civico 10
Il segretario ha fatto quello che si era impegnato a fare. Non capisco lo stupore, la levata di scudi registrata in Aula rispetto a questa proposta, che sarà oggetto di discussione e approfondimento nella Commissione competente. Il coraggio di mettere mano a una normativa che va a ridurre l’apporto dello Stato in senso egualitario, facendo un’operazione di solidarietà, non può prescindere dall’utilizzo di uno strumento efficace per fare questo. Le risorse sono sempre di meno. Sarebbe inqualificabile andare a limitare le opportunità perché stiamo dando qualcosa a chi effettivamente potrebbe farne a meno. Dobbiamo verificare la capacità reddituale delle famiglie per colpire dove c’è bisogno.

Paolo Crescentini, Ps
Gli scontri maggiori sono interni alla maggioranza. Lo Stato può permettersi gli esborsi previsti con i rimborsi? La scuola pone freni ai ragazzi che fanno sport e magari potrebbero emergere. Perchè non si introducono aspetti che contemplano dei diritti per i ragazzi meritevoli che praticano sport e sono in difficoltà nel praticarlo? Penso magari a dei crediti formativi. Da parte del Ps ci sarà massima attenzione in Commissione, porteremo degli emendamenti.

Andrea Zafferani, Civico 10
La maggioranza potrebbe litigare anche su dove posizionare un cartello pubblicitario. Quasi 3 anni fa Civico 10 aveva presentato un progetto per rivedere il diritto allo studio. Il testo non è stato analizzato, poteva dare risposte. Avevamo proposto di inserire i dottorati di ricerca e i master. Pensiamo che la formazione avanzata post universitaria necessiti di un contributo. Se crediamo nella crescita economica del Paese, sentire parlare di spending review su questi temi mi lascia qualche dubbio. In questi settori la spesa rende. Le borse di studio, invece di essere fisse o per scaglioni reddituali, devono essere legate a un indice della situazione economica, che però non è mai stato realizzato. Ciò considererebbe il reddito e anche il patrimonio. Altrimenti si sostiene chi non ne ha bisogno. Faremo degli emendamenti.

Giuseppe Morganti, segretario di Stato all’Istruzione – replica
Nella legge del 1998 si fissano le competenze della Consulta pubblica istruzione. Mi piacerebbe che alcuni consiglieri l’avessero letta. Sono d’accordo con la legge. E’ un peccato che si dica che non era la sede istituzionale adatta. Questo non mi sta bene, ha fatto un lavoro egregio, lo difendo con i denti. Ha individuato i temi centrali della legge. Dare sostegno a chi ne ha bisogno, non come accade oggi. La legge attuale butta del denaro. E’ immorale sprecare le risorse. Questa è una proposta che le forze politiche analizzeranno. Non siamo d’accordo sul finanziamento di tutti i corsi post laurea che non hanno un’oggettività. Noi finanziamo solo le scuole di specializzazione e i dottorati nei quali si accede tramite concorso. Sappiamo che la dichiarazione dei redditi è stato strumento di sperequazione. Il progetto è nella disponibilità di tutti, è una proposta, la mia proposta.
Comma 27 – Progetto di legge “Codice dei beni culturali, architettonici e del paesaggio” (I lettura)

Giuseppe Morganti, segretario di Stato alla Cultura
Il governo sta procedendo verso 3 specifiche direttrici affinché la conservazione possa contare su uno strumento efficace capace di agire attraverso norme cogenti, che consentano un’azione di verifica e controllo sul patrimonio che abbiamo il dovere di conservare per le future generazioni, ma anche di farlo conoscere valorizzandolo. In questa dimensione il Codice dei Beni Culturali, architettonici del paesaggio identifica i beni mobili e immobili aventi valore culturale, ne fissa le modalità di tutela e di eventuale utilizzo, ne individua una parte definendoli di interesse nazionale, sottraendoli di fatto alla possibilità dì essere modificati o alienati. Vengono definite le procedure di assegnazione del valore culturale che richiamano l’azione dell’Autorità dei beni culturali fino il coinvolgere, nei casi di dichiarazione dell’interesse nazionale, anche il Consiglio Grande e Generale. La tutela del bene immobile e del paesaggio, quando questo assume valore culturale, ne impedisce la distruzione, il deterioramento e il danneggiamento, o l’uso non compatibile con il carattere storico e culturale.
Lo Stato avrà il pieno diritto di eseguire scavi archeologici in ogni parte del territorio e al proprietario del fondo, nel caso di ritrovamenti, verrà riconosciuto un controvalore pari ad un quarto di quanto rinvenuto, ma i reperti apparterranno tassativamente allo Stato. Una sezione particolarmente complessa, che sì compenetra con la legge “Disciplina della gestione delle opere d’arte nella Repubblica d’ San Marino” mirante a regolamentare trasferimenti ad ogni titolo dei beni culturali, è dedicata dal Codice alle possibilità di alienazione dei beni o di foro uscita temporanea dal territorio. Dichiarata l’inalienabilità dei beni di valore culturale appartenenti allo Stato si consente, salvo decisione del Consiglio Grande e Generale, di poterne proporre la cessione escludendo però categoricamente quei beni su cui gravi l’interesse nazionale.
Nutrita la sezione delle sanzioni amministrative e penali previste sia per interventi non autorizzati su beni immobili, sia modificativi del paesaggio quando questi ha assunto valore culturale, sia sulle procedure dì possesso e trasferimento delle opere e degli oggetti di antiquariato e arte.
Comma 28 – Istanze d’Arengo
Istanza n.2 – Perché ai soggetti economici sammarinesi operanti nel settore dell’artigianato artistico sia concessa la possibilità di derogare ai divieti previsti dalla Legge 5 dicembre 2011 n.190 “Protezione ed utilizzo dello stemma ufficiale della Repubblica di San Marino e di altri stemmi, segni ed emblemi pubblici”/ Approvata con 20 voti a favore e 15 contrari

Marco Arzilli, segretario di Stato per l’Industria e l’Artigianato
La legge del 2011 riguarda lo stemma ufficiale di San Marino. Lo stemma è stato oggetto di collezionismo, ma è anche stato utilizzato nelle peggiori condizioni, umiliando il simbolo della nostra patria. Nella legge sull’artigianato sono previste le figure del maestro artigiano e della bottega artigiana. Ci sono giovani che si stanno avvicinando all’artigianato. L’istanza d’Arengo si può accettare.

Valeria Ciavatta, Ap
L’istanza segnala delle sensibilità che anche io ho riscontrato esserci nel mondo degli artigiani e in particolare gli ‘scalpellini’. Abbiamo rilevato negli uffici pubblici quanto l’uso dello stemma nel privato, nelle proprie abitazioni, sia diffuso quale segnale di forte attaccamento dei sammarinesi. Ma ci deve essere una distinzione rispetto lo stemma che usa lo Stato. Se la togliamo, l’uso commerciale non si differenzia dall’uso istituzionale. Questo contraddice il principio di tutela dello stemma. La riproduzione in numeri consistenti come si differenzia dall’uso commerciale? La procedura poi per richiedere l’uso dello stemma ufficiale non è lunga, si fa domanda all’ufficio Brevetti e il costo delle royalties non è così alto. In questo Paese si pretendono regole e poi chi non le rispetta si considera vittima. Non c’è nessuna mannaia, Segretario, mi chiedo se prima di fare questo riferimento è stato sentito l’archivio di Stato e l’ufficio tecnico. Se la riproduzione dello stemma avviene in numeri che non riguardano il settore artistico, si entra nella vendita. La prima parte dell’istanza non è accoglibile perché si dice che nessuna regola vale per questo settore.

Marco Podeschi, Upr
Il gruppo Upr voterà favorevolmente questa istanza. Effettivamente la legge 190 del 2011 ha fatto da spartiacque nella tutela del simbolo e dello stemma nazionale, ma obiettivamente vi sono forti limiti. E’ brutto parlare di deroga alla legge, se questa istanza andrà accolta bisognerà rivedere la legge. Per esempio, è assurdo non poter riprodurre la bandiera del nostro Stato sulle divise delle squadre dei nostri atleti. Il problema glielo pongo perché ogni cittadino ha diritto e l’orgoglio di portare la sua bandiera sulla sua divisa. E in termini positivi invece si potrebbe pensare come rilanciare l’immagine del Paese. Auspico l’istanza venga approvata.

Elena Tonnini, Rete
Anche il nostro movimento voterà a favore dell’istanza. E’ importante l’uso dello stemma da parte degli operatori economici, ma mi piacerebbe parlare degli operatori appartenenti all’artigianato sammarinese e limitatamente a questo. E’ importante non si parli di produzione seriale. Serve un salto di qualità per l’artigianato artistico, ci sono ampi margini di sviluppo non solo nell’artigianato tradizionale, ma anche a livello innovativo. Ci trova concordi la richiesta di poter favorire nicchie dell’artigianato nazionale anche senza lo stemma ufficiale, ma attraverso l’uso del fac simile. E mi pare la richiesta vada nell’utilizzo del fac simile. Però che venga stabilito dalle leggi e non si faccia passare questa autorizzazione attraverso una commissione, se ci sono requisiti certi.

Massimo Cenci, Ns
Nell’ambito di questa attività, l’istanza parla di ceramiche, ritengo che legarle al nostro stemma si possa concedere. Mi sembra importante l’autorizzazione da parte di una Commissione. Ritengo che sposando il punto 2 dell’istanza che ci dice che San Marino deve sostenere artigianato artistico, si possa dare l’uso in modalità fac simile del nostro stemma. Ns darà voto favorevole all’istanza”.

Franco Santi, C10
L’istanza rimette in discussione i termini della legge 190 del 2011. Quindi non è una richiesta banale, va approfondita e valutata in tutte le possibili implicazioni. Il caso sollevato da Podeschi può essere superato con il buon senso. Per gli operatori si prevede l’autorizzazione su richiesta della riproduzione dello Stemma, non vedo grandi motivazioni per rivedere queste decisioni, se non rispetto all’opera artistica. In ogni caso l’istanza non può essere approvata così come presentata, ma va presa in considerazione la ratio della normativa del 2011. Ciò non significa che l’esecutivo non possa prendersi l’impegno di approfondire per vedere se ci sono le condizioni per elaborare una normativa che venga incontro a certe esigenze.

Francesca Michelotti, Su
Spiace aver sentito tante posizioni favorevoli a questa istanza. Sul primo quesito si chiede una semplificazione delle modalità per poter riprodurre lo stemma ufficiale della Repubblica e altre insegne pubbliche nelle opere di artigianato artistico. Abbiamo il dovere di tutelare i simboli dello Stato e che le procedure previste dalla legge non siano modificate secondo quanto chiesto dagli istanti con l’intento di semplificare la procedura perché non va nella direttrice sposata dalla legge che è quella della tutela. Anche nella tutela dei simboli si tutela la sovranità sammarinese, la strada semplificata richiesta non può garantire le stesse tutela previste dalla legge attualmente in vigore. Noi voteremo contro questa istanza.

Alessandro Cardelli, Pdcs
La Dc si esprimerà a favore dell’istanza, riteniamo sia da sostenere e tutelare l’artigianato artistico, settore in difficoltà. Questa istanza arriva dal mondo dell’artigianato che ha vissuto le difficoltà portate dalla legge attuale. Il nostro artigianato ci ha fatto conoscere in passato fuori dai confini e mi auguro il settore si possa rilanciare, sono diversi i giovani che stanno cercando di riscoprire il mondo dell’artigianato.

Marco Arzilli, segretario di Stato, replica
Non dobbiamo tornare indietro su legge importante che ha ridato dignità alla storia della nostra repubblica. Questa istanza può essere letta in un modo molto semplice. Se l’esigenza è quella di fare in modo di dare una risposta all’artigianato artistico, possiamo venire incontro all’istanza, se l’esigenza fosse invece di riprodurre stemmi legati a una produzioni di massa per il turismo l’istanza non potrebbe essere accettata. Ma lo spirito dell’istanza è relativo alle produzioni di pregio. Più che andare in deroga alla legge si può ragionare su un percorso che possa facilitare l’uso della norma solo per produzioni uniche o di pochi pezzi di pregio. Non credo che l’associazione di categoria degli artigiani voglia andare contro una legge che comunque sta rispettando. Nel caso l’istanza sia accolta la vedrei nel senso della seconda impostazione”.

Valeria Ciavatta, Ap
Mi rincuora la spiegazione del Segretario. Ma se la volontà è di recepire gli input con regole che vincolino al rispetto dl simbolo dello Stato, allora non si deve approvare l’istanza, si predispone un qualche emendamento alla legge per l’artigianato in modo da prevedere una deroga limitata all’artigianato artistico. Perché oggi la riproduzione in ambito privato è ammessa e favorita. Il Fac simile oggi si può usare entro regole uguali per tutti. Se c’è un operatore economico vuol dire che non fa riproduzione su uno o due pezzi, ma su numeri più grandi. Cardelli dice che l’accogliamo per rilanciare artigianato artistico e tradizionale, ma per quello si fa altro, sono valori in conflitto. C’è un comitato che rimane a fianco del governo per le questioni dello stemma e prima di approvare un’istanza del genere si devono chiedere quali possano essere le conseguenze possibili. Non è responsabile aver preso posizione di governo senza aver sentito gli organismi competenti. Sulla questione delle società sportive, le federazioni affiliate al Cons sono soggetti pubblici, possono usare lo stemma. Ma un’associazione privata resta privata, gira con il logo della sua società.

Istanza d’Arengo n.4 – Per richiedere migliorie tecniche in tema di certificazioni fiscali SMAC e la detraibilità totale dei costi sostenuti per la certificazione/ in discussione

Gian Carlo Capicchioni, segretario di Stato per le Finanze
La certificazione ricavi ha richiesto l’evoluzione dei Pos che ha comportato l’aumento del costo annuale di 150 euro, cui si sommano 150 euro circa per il noleggio. Ai fini di ridurre tali oneri a carico dell’operatore economico sono stati previsti dei rimborsi, di 120 euro annuali, che riducono quasi per intero il costo di gestione. A questi cui si sommano delle detrazioni che insieme ai rimborsi coprono buona parte delle spese dell’esercente. Gli istanti chiedono la totale detraibilità delle spese. Per quanto esposto, si ritiene che i costi per la certificazione siano sostenibili. La segreteria per le Finanze concorda poi sulla necessità di semplificare le certificazioni fiscali, per tale ragione ha già attivato sistemi per la modalità della registrazione off line, sia per il circuito fiscale che per quello di scontistica. Si chiede di non accogliere l’istanza.

Andrea Belluzzi, Psd
Le risposte in termini precisi date dal Segretario di Stato mi fanno orientare per votare contro l’accoglimento dell’istanza che chiedeva ‘migliorie tecniche’ poi in realtà si chiedono migliorie sui costi. Sono favorevole alla richiesta di facilitare l’aspetto del pagamento tramite carta, attraverso dotazione contacless per esempio”.

Giovanni Francesco Ugolini, Pdcs
Si porta in Aula un dibattito già acceso da mesi tra i commercianti. Da tempo gli operatori economici chiedono correttivi per snellire la burocrazia che sta diventando un ostacolo giornaliero alle loro attività. I commercianti non sono mai stati contro la Smac ma alla luce delle esigenze sollevate, credo si debbano affrontare correttivi ascoltando le istanze delle categorie e non erigere un muro ideale con il governo. Non è utile a nessuno. Le ragioni non stanno mai solo da una parte. Un incontro credo vada fatto e magari si può intavolare un tavolo di lavoro. L’introduzione dell’invio off line dei dati giornalieri aiuterebbe e lei ha detto che in alcuni settori è attivo. Mi auguro nonostante il no all’istanza che ci sia l’impegno a incontrare gli operatori per trovare soluzioni adeguate.

Matteo Zeppa, Rete
Ci sono altri sistemi di registratori di cassa direttamente collegati al circuito Smac che hanno costi molto superiori rispetto al Pos e non tutti possono permetterseli, è un vero e proprio investimento. Ci sono esercizi dove è necessario fare pagamenti immediati, come nei bar, dove non è possibile fare due volte pagamento e accertamento. C’è chi investe per ottimizzare i tempi. Non so quali siano le aliquote di rimborso, ma quello è un investimento che fa il privato per avere il registratore di cassa direttamente legato alla Smac. Ma c’è un problema: la linea. Tutti i giorni salta. E’ un problema serio perché diversamente bisogna fare tutto manualmente con il Pos. Così come non c’è possibilità di fare lo storno sulla Smac, bisogna farlo manualmente sul portale. Quindi chi può ovviare per ottimizzare il servizio compie un investimento per cui le detrazioni previste non bastano. Bisognerebbe ovviare alle problematiche con il dialogo, basta parlare di scontro sociale. Questa cosa non è stata fatta o è stata fatta tardi.

Franco Santi, C10
Le richieste di questa istanza sono accettabili e di buon senso. Chiedere semplificazione e gratuità dagli oneri previsti per l’adempimento agli obblighi di legge crediamo sia legittimo. Molti problemi sono stati risolti in questi ultimi due anni per venire incontro alle esigenze degli operatori, ma molti nodi restano sul tavolo, in primis quello della gestione dei servizi, dati in toto ad un operatore privato. E’ legato a questo la partita dei costi di gestione dei circuito Pos e bancario. Poi non si è ancora arrivati allo step successivo di far diventare la Smac un borsellino elettronico.

Massimo Cenci, Ns
Invito a convocare un tavolo con gli operatori quanto prima per iniziare il confronto sulle problematiche legate alla Smac.

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