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El Salvador, l’economista Barrera: “Sui Bitcoin i conti non tornano”

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Una nuova legge equipara le criptomonete al dollaro americano, la valuta fino a oggi in circolazione a El Salvador
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ROMA – La legge che dà corso legale alle cosiddette criptomonete “non ha alcuna prospettiva di sviluppo sociale per la popolazione” di El Salvador, che infatti, stando agli ultimi sondaggi, ne rifiuta “l’utilizzo obbligatorio”, e potrebbe rivelarsi “un grave errore dalle conseguenze nefaste”. Parola dell’economista salvadoregna Merlin Barrera, viceministra dell’Economia del Paese centramericano tra il 2014 e il 2019.

L’agenzia Dire la contatta a pochi giorni dell’approvazione da parte del parlamento, a larga maggioranza, di una legge che equipara le criptomonete al dollaro americano, la valuta fino a oggi in circolazione a El Salvador. Il provvedimento, il primo di questo tipo al mondo, entrerà in vigore a 90 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale, che è avvenuta il 9 giugno. Barrera premette di essere “convinta che la tecnologia può essere uno strumento ottimo e del quale si deve approfittare” e che ciò vale anche per le “criptomonete”. Con questo termine ci si riferisce a valute digitali basate sulle crittografia, la cui gestione è completamente decentralizzata e che si servono per funzionare di blockchain, che funge da database di transazioni finanziarie pubbliche.

Secondo la ex viceministra, però, le implicazioni positive della cosiddetta ‘Ley Bitcoin”, dal nome della prima e più nota criptovaluta conosciuta, finiscono qui. Primo nodo critico, il processo stesso che ha portato alla legge. “Il presidente Nayib Bukele ha fatto un annuncio sul tema un venerdì, tre giorni dopo si è aperta la discussione in parlamento, alle sette di sera, e dopo cinque ore avevamo una legge” ricorda Barrera: “E’ chiaro che sia mancata una valutazione di impatto e un’analisi dei rischi”.

A provare l’inadeguatezza dell’iter, secondo l’esperta, sarebbero già stati i primi passi intrapresi dal governo all’indomani dell’approvazione. “Il ministero delle Finanze – evidenzia Barrera – ha chiesto alla Banca interamericana di sviluppo e alla Banca mondiale di aiutarlo nell’implementazione del provvedimento“. Il risultato è stato un rifiuto, spiega l’economista, a causa, tra le altre ragioni, “della mancanza di dettagli che caratterizza la legge”.

Tra i benefici del provvedimento, secondo il governo, ci sarebbero risparmi e facilitazione al momento di inviare in patria soldi dall’estero. I cittadini salvadoregni che vivono fuori dal Paese sono circa tre milioni, la metà dei sei che vivono entro i confini: questo si traduce in un gettito delle rimesse che è pari a circa sei miliardi di dollari, un quinto del Prodotto interno lordo (Pil) del Paese. Barrera non condivide l’entusiasmo rispetto a questo punto.

“In sostanza con questa mossa perderemmo circa sei miliardi di dollari in valuta reale, con effetti disastrosi sulla bilancia nazionale dei pagamenti” dice la ex viceministra, convinta che anche la questione del risparmio è tutta da dimostrare. “Ci si appoggerebbe inizialmente a una piattaforma salvadoregna, Strike, che promette di non pagare commissioni. Stiamo parlando di un’impresa privata, però, che deve guadagnare: chi ci può garantire che questa condizione continuerà all’infinito?”.

Secondo Bukele, la legge ha un carattere inclusivo, dato che circa il 70 per cento dei salvadoregni non dispone di un conto bancario ma possiede un cellulare, l’unico strumento necessario per effettuare transazioni con le criptomonete insieme a una connessione a internet. Il web, fa però notare Barrera, “è al momento alla portata di solo un abitante su tre del nostro Paese”.

A rendere la legge controversa per una grossa fetta di popolazione, secondo l’economista, è anche “il livello medio di istruzione, che non è elevato, e che, se sommato alla confusione provocata dall’approvazione in fretta in furia della legge, rende più difficile la comprensione di cosa sta accadendo”.

Barrera evidenzia che la legge “obbliga i cittadini salvadoregni ad accettare le transizioni in bitcoin, violando la libertà economica sancita dalla nostra Costituzione”. La criptomoneta, in definitiva, secondo la ex viceministra, “è una buona opzione come portafoglio di investimenti per persone che conoscono i meccanismi della finanza e dispongono di buoni risparmi”, ma una scelta “pericolosa” e “grave”, come valuta di circolazione legale.

I primi responsi in questo senso da parte della popolazione sarebbero negativi. “Gli ultimi sondaggi sul tema della Camera di commercio – dice Barrera – mostrano che il 94 per cento degli imprenditori e il 92 per cento dei cittadini comuni rifiuta le criptomonete come valuta obbligatoria”.

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