Ponte Morandi, Recalcati incontra i docenti: “E’ sempre possibile ricominiciare”

Oggi lo psicanalista al teatro sociale Govi di Bolzaneto
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GENOVA – “Questo teatro pieno è il miglior benvenuto al professor Recalcati. Quello che abbiamo vissuto dal 14 agosto scorso è stata una tragedia in tutti i sensi. Ha toccato un territorio di frontiera che era già in grande difficoltà come la Valpolcevera, un municipio di 63mila persone dove ci sono grosse sofferenze in alto stato di degrado. Ma è un territorio che ha anche grande bellezza, un grande lavoro di cultura. 

Le nostre scuole hanno una forte presenza sul territorio e contribuiscono a creare rete con grande tessuto associativo locale. Se dopo il crollo del ponte si è fatto tanto è grazie al volontariato e alle scuole che sono un vero presidio sociale di solidarietà”.

Così Federico Romeo del municipio della Valpolcevera salutando e ringraziando i presenti presso il teatro Govi di Bolzaneto per l’incontro organizzato dalla dirigente scolastica Elena Tramelli a cui hanno preso parte lo psicanalista Massimo Recalcati e gli insegnanti delle scuole maggiormente colpite dal crollo del ponte Morandi. “Noi qui abbiamo bisogno di una vera riqualificazione, per avere spazi sociali reali, al di là delle passerelle. La sfida di questa città- ha concluso Romeo- è ricostruire quel ponte ma anche una rete di comunità partendo dal lavoro, dai giovani, onorando l’identità storica di Genova come città aperta”. “Questa valle ha una identità molto forte. Il tema del fare posto è qui un tema storico. La Valpolcevera vuole fare posto e ha bisogno di fare rete per vivere in pienezza il momento che stiamo vivendo” ha detto ai presenti Alessandro Clavarino dell’ufficio scolastico regionale ligure.

“Ho scritto a Recalcati lo scorso novembre una lettera per invitarlo qui. All’epoca c’era ancora grande disagio negli spostamenti, come scuole ci stavamo organizzando. Ma soprattutto c’era ancora lo scheletro ingombrante del Morandi. Però le difficoltà della valle sono di gran lunga precedenti al Morandi”, ha raccontato la dirigente scolastica Elena Tramelli, che ha aggiunto: “Questo territorio ha problemi storici, mancanze di psicologi e assistenti sociali, da qui la fatica ad aiutare docenti e studenti dopo il crollo. Siamo stati pronti come comunità scolastica ad accogliere la sofferenza dei bambini, anche grazie dall’equipe di Federico Bianchi di Castelbianco, dell’istituto di ortofonologia”. E poi rivolgendosi a Recalcati la preside ha aggiunto: “ti ho scritto perché abbiamo bisogno davvero di un ponte per il futuro, di investimenti, soprattutto per le nostre scuole. Abbiamo bisogno di solidarietà, un ponte di persone che diano supporto allo slancio che già c’è in questo territorio”.
A Gianfranco Marcucci di Jonas Genova, associazione fondata da Recalcati stesso, il compito di introdurre l’ospite, a cui ha ceduto prontamente la parola. “Noi abbiamo dimenticato i nessi profondi tra i concetti di scuola e cura e sempre di più associamo la scuola all’azienda. La missione della scuola è istituire processi di formazione, cioè dare forma generativa alla vita”, ha esordito Recalcati nel teatro stracolmo, con oltre 400 docenti. “E’ così in ogni pratica di cura- prosegue- Anche ricostruire un ponte è pratica di cura perché ci vuole attenzione e ridá forma alla vita”.

“Dove c’è cultura c’è amore per la vita perché la cultura emancipa la vita dalla cultura di morte. E ricordatevi che la scuola non può essere solo scrutini. Quando un insegnante ha mezza classe insufficiente deve interrogarsi su come sia stata la sua azione didattica” ha proseguito lo psicanalista, sottolineando come il crollo del ponte abbia comportato isolamento per la valle: “primo effetto della caduta del ponte è esasperazione del senso di solitudine. Non ci sentiamo più in contatto con gli altri. Ma la cultura è un grande strumento di apertura, di allargamento degli orizzonti. I libri sono esperienza di vita che ci aprono al mondo. Il libro tiene aperto l’orizzonte del mondo perciò coincide con la vita, non è il suo contrario. Tra libri e vita c’è un ponte”.

Recalcati contiura citando il “di Camus che racconta di una grande tragedia, un paese colpito dalla peste. A tutti voi colpiti dalla tragedia del ponte dico che la prima cosa da fare di fronte a una tragedia è restare. La forma più radicale di cura in una comunità è restare. Essere presenti è il primo principio della cura”. Il secondo principio- spiega Recalcati- “è non confondere il volto con il numero, e penso alla quotidianità didattica. Siamo in un tempo in cui la cattiva cultura della medicalizzazione della vita ha invaso la scuola. Linguaggio economicistico e iper diagnostico sono entrate nella nostra scuola. Quanti studenti sono definiti iperattivi, o con deficit o con disturbi alimentari. No, sono nomi propri di persone, non diagnosi. Nella memoria del nome c’è un principio attivo della cura” ha spiegato Recalcati, facendo riferimento agli ammonimenti di papa Francesco sul considerare i migranti come storie e non come numeri.

“Il terzo principio- ha aggiunto- è coltivare la divergenza nella scuola, non dobbiamo raddrizzare gli alunni. Per esempio, a uno studente che ha 10 in lettere e una insufficienza in matematica, il docente di matematica deve dare 6, cioè deve accentuare la differenza, non imporre un raddrizzamento. Questa è una riforma che si può fare, la propongo ai dirigenti”. E infine, ha concluso lo psicanalista “noi essere umani siamo fatti per nascere più volte. È sempre possibile ricominciare”.

Martina Mazzeo

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21 Giugno 2019
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