ROMA – “Nina Litvinova ha partecipato attivamente al movimento dissidente sovietico e ha offerto un aiuto fondamentale ai prigionieri politici tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Per lei fu naturale continuare questo impegno anche nella Federazione Russa di Putin. Con discrezione e costanza, senza mai cercare visibilità. Ma le migliaia di persone uccise dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e le sofferenze dei prigionieri e delle prigioniere politiche nel suo Paese hanno avuto la meglio.
Nina Litvinova è stata una coraggiosa attivista, una persona al servizio della società civile, una testimone e un esempio di abnegazione ed empatia. Questa è la traccia che lascia e la responsabilità a cui ci chiama il suo gesto”. Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia, sul suicidio dell’attivista russa, trovata senza vita a 80 anni, martedì scorso, 12 maggio, in una strada nel centro di Mosca. Vicino a lei, un messaggio di addio che spiegava le ragioni del suo gesto.
L’ULTIMO MESSAGGIO: “PUTIN FA MORIRE PERSONE INNOCENTI IN UCRAINA, NON POSSO AIUTARLI”
“Vi amo tutti e vi penso. Ma devo andarmene: vivere per me è insopportabile”, ha scritto nel messaggio. “Da quando Vladimir Putin ha attaccato l’Ucraina- ecco la sua motivazione- fa morire persone innocenti, mentre nel nostro paese migliaia di persone vengono continuamente mandate in prigione, dove soffrono e muoiono solo perché, come me, sono contro la guerra e contro le uccisioni. Non posso aiutarli in alcun modo”, ha scritto. “Zhenya Berkovich, Svetlana Petriychuk, Karina Tsurkan e migliaia di altri soffrono e muoiono dietro le sbarre. Ho cercato di aiutarli, ma le mie forze si sono esaurite e giorno e notte soffro per questa impotenza. Mi vergogno, ma mi sono arresa. Vi prego, perdonatemi“, così conclude il tragico messaggio, citando i nomi di alcune prigioniere politiche russe.



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