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Aborto, appello al ministero della Salute: “Assumete medici non obiettori”

Parte la campagna 'Libera di Abortire'. "A 43 anni dalla 194 l'obiezione di coscienza coinvolge il 70% dei medici"
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ROMA- “La storia di Francesca dimostra che non è possibile dire ‘ho abortito e sto benissimo’, le persone non sono libere di scegliere come narrare la propria esperienza e reclamare il proprio diritto. Come promotrici della campagna rivendichiamo la ‘libertà di abortire’ e non il semplice diritto. Perché? Perché l’esercizio dei propri diritti è possibile solo se si è liberi. E in questo Paese non lo siamo“. Lo afferma Vittoria Costanza Loffi, attivista della campagna ‘Libera di Abortire’, presentando l’iniziativa in conferenza stampa a Roma.

“I nostri corpi vengono sfruttati dal dibattito politico di continuo- continua Loffi- A 43 anni dalla 194 non siamo considerati soggetti attivi, perché l’obiezione di coscienza coinvolge il 70% dei medici. Questo significa che 7 medici su 10 risponderà ‘no, non puoi farlo’. La narrazione e lo stigma che avvolgono la parola aborto ci impediscono di reclamare il nostro diritto. Ma noi vogliamo essere libere dallo stigma, per esercitare la libertà con il corpo. Ci rivolgiamo al ministero della Salute con richieste ben precise: assumere medici non obiettori su modello Regione Lazio che nel 2015 ha fatto un bando per medici non obiettori; chiediamo un’informazione sull’aborto che oggi manca: una persona non è libera se non conosce; chiediamo che il sito del ministero della salute alla voce IVG riporti informazioni adeguate, attualmente- spiega Cioffi- il sito del ministero dice che esiste una legge, che l’Italia ha a cuore la maternità. Una donna, in questo modo, non sa nemmeno come accedere al certificato che dovrebbe autorizzarla ad una IVG”, denuncia l’attivista della campagna.

“Chiediamo- incalza Loffi- che si faccia un’indagine sull’aborto clandestino perché l’Istat non usa dati su questo; chiediamo che sia esplicitato cosa non è lecito subire e cosa non è legalmente giusto che le persone subiscano in tema di aborto; chiediamo inoltre una mappatura ospedaliera perché il ministero si occupi di mappare il territorio per garantire il servizio. Abbiamo sopperito noi alle mancanze del ministero con un vademecum e chiediamo che venga favorita la telemedicina, come approvato nel 2020 da conferenza Stato-Regioni, anche sull’interruzione volontaria di gravidanza- aggiunge- ad oggi l’IVG è uno dei pochi servizi che è rimasto indietro sulla telemedicina. Che siano incentivati strumenti di informazione sessuale, non solo per l’IVG ma anche per la narrazione: non possiamo narrare l’aborto. Informazione, prevenzione e mai giudizi. Vogliamo riappropriarci dei nostri corpi e della nostra voce”, conclude l’attivista.

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