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Report del Consiglio Grande e Generale, seduta del 20 maggio

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Nel pomeriggio i lavori ripartono con l’esame del Decreto Delegato 18/03/2021 n.53 “Norme sulla valutazione dell’azione amministrativo – gestionale della Dirigenza Pubblica”, presentato da Elena Tonnini, Segretario di Stato per gli Affari Interni, che infine viene ratificato con 21 voti a favore e 1 contrario.  Ratificato con 24 voti a favore e un astenuto anche il Decreto Delegato29/04/2021n.73 “Interventi a sostegno delle famiglie nonché degli operatori economici in seguito all’emergenza sanitaria da COVID-19”, presentato dal Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini.  Mentre, per mancato accordo tra i gruppi, viene sospesa la ratifica del Decreto -Legge n.85 “Ulteriori disposizioni per allentamento delle misure di gestione dell’epidemia da COVID-19”.

Si apre quindi il dibattito al comma 11, con i riferimenti dei Segretari di Stato per il Lavoro e la Sanità, Teodoro Lonfernini e Roberto Ciavatta, cui seguono gli interventi dei consiglieri. La seduta si interrompe e il dibattito riprenderà in seduta notturna.

Di seguito l’estratto della prima parte del dibattito della seduta del pomeriggio al comma 11.

Comma 11. Riferimento del Congresso di Stato in merito agli interventi in materia pensionistica e di riforma del mercato del lavoro e successivo dibattito .

Teodoro Lonfernini, Sds per il Lavoro

Il percorso è diviso in due fasi parallele: la riforma complessiva del lavoro e la definizione di un testo unico. Presumibilmente il processo- che richiede confronto e tempisiche adeguate- vedrà un termine nell’arco della legislatura. Il primo passo del progetto sarà invece l’avvio di uno studio comparato del mercato del lavoro nei vari paesi europei in colloborazione anche dell’università dello Stato della Repubblica di San Marino e dovrebbe concludersi nel primo semestre 2022. All’interno del progetto complessivo sono stati individuati alcuni interventi urgenti, da definire nel corso dell’anno corrente: 1) miglioramento dell’incontro tra domanda e offerta del mercato del lavoro, 2) riorganizzazione di incentivi e politiche attive, 3) revisione degli ammortizzatori sociali. Sul primo punto, la volontà è quella di trovare equilibrio tra esigenze delle imprese di scegliere i lavoratori più idonee alla sua organizzazione e la necessità del paese di tutelare l’occupazione interna, equilibrio ottenibile con interventi organizzativi dell’ufficio del lavoro e interventi normativi. Riguardo questi ultimi, punto di partenza è il mandato delle legge 223 del 2020 su lavoro occasionale e accessorio, rispetto al quale è prevista l’adozione- attraverso decreto delegato- di una normativa del riassetto per il lavoro occasionale e accessorio.

Sull’obiettivo di rivedere politiche attive, incentivi e ammortizzatori sociali, la volontà è di procedere con un pdl che abbia i seguenti intenti: 1) riordinare il sistema incentivi occupazionali per le categorie deboli; 2) riformare gli ammortizzatori sociali, 3) la creazione di interventi di politiche attive per invalidi e disabili e per migliorare la conciliazione di famiglia e lavoro., 4) introduzione di misure per il welfare aziendale. Parallela alla riforma del mercato lavoro sarà inoltre la riforma del Centro di formazione professionale.

            A seguito di questa relazione introduttiva e di un ragionamento attorno al mercato del lavoro, ci tengo rivolgere all’attenzione dell’Aula alcuni dati occupazionali chiusi al 31-12-2020 e in evoluzione con la relazione – già indirizzata ai commissari della Commissione Finanze- chiusa al 31 marzo 2021.

I lavoratori del settore privato al 31 dicembre 2020 sono calati di 252 unità, pari al calo dell’1,5% risptto l’anno precedente. Il calo ha interessato turismo- ristorazione e viaggi, pari al -16%, servizi persone e attività socioeducativo culturali e sportivi al – 3%, finanza -4%. Si registra invece un aumento (+ 4%) per i servizi alle imprese (informatica). Il calo ha interessato esclusivamente i lavoratori frontalieri (– 3,9%), effetto combinato dalla crisi che ha colpito i settori in cui era prevalente l’assunzione di personale frontalieri e dalle politiche di protezione  della forza lavoro interna.

In tutti i settori quindi si è avuta una diminuzionedei lavoratori frontalieri e un aumento dei residenti: nell’industria calo del 3,4% di frontalieri, +1,5% per residenti. Commercio, – 6,2% frontalieri, + 2,6% residenti.  Il calo dei lavoratori ha interessato quasi esclusivamente i lavoratori di sesso femminile, – 221 unità, il 3,4%.

Nuovi avvii: nel 2020 si è avuta anche una importante riduzione dei nuovi avvii, pari al -24% rispetto al 2019, e la riduzione ha riguardato per il 37% i frontalieri e per il 13% i residenti. Da maggio- data sospensione del meccanismo del 4,5%- la percentuale di nuovi assunti residenti è del 67%. Importante è evidenziare come la tutela dell’occupazione interna porti effetti benefici sul Pil sammarinese, in quanto i frontalieri non effettuano spese in Repubblica. 

Se da una parte aumentavano introiti per il fondo politiche attive sono venute però a mancare entrate per il fondo pensioni e ammortizzatori sociali, e sapete bene come nel 2020 quanto si è dovuto accedere a quei fondi. Rispetto al 2019 sono calati i disoccupati e l’aumento del numero residenti ha portato alla diminuzione tasso di disoccupazione passato al 6,27% al 31 dicembre 2019, al 6,05 al 31 dicembre 2020, aumenta però il tasso di disoccupazione femminile da 8,32 all’8,52%.

I dati al 31 marzo 2021: i lavoratori del privato sono diminuiti dello 0,7%, uno scostamento migliore rispetto al 31 dicembre 2020. Continua il calo dei lavoratori frontalieri -4% e l’aumento dei residenti.

Rispetto a dicembre in ripresa il settore turistico, pur continuando a registrare il calo dei lavoratori rispetto al 31 marzo 2020. Continuano a diminuire gli avvii lavoratori frontalieri, quelli residenti dei aumentano invece fino al 39%. Buon momento per le attività produttive +23% .

Nonostante gli interventi straordinari la Cassa integrazione guadagni registra un +17% di licenziamenti collettivi, rispetto al primo trimeste 2020, aumentano i licenziamenti  deglistabilizzati.

Roberto Ciavatta, Sds Sanità

Alcuni dati degli elementi caratterizzanti il nostro sistema: il rapporto tra lavoratori attivi e titolari di pensione all’epoca della riforma dell’83 era di 6 lavoratori per ogni pensionato, mentre sulla base dei dati di inizio 2021, il rapporto è di 2,56 lavoratori per ogni pensionato. I numeri di titolari di pensione ordinaria: a metà degli anni ’80 si attestavano al di sotto delle 2.500 unità, oggi se ne contano oltre 10.700.  La fase maggiormente critica del sistema l’affrontaremo in particolare nei prossimi 10-15 anni, per una serie di motivi: aumento della speranza di vita dei pensionati e le entità delle pensioni in essere, dal ’60 al ’70 saranno numericamente le più numerose, poi il fatto che i nuovi ingressi nel mondo del lavoro e  le nuove generazioni sono caratterizzate dal precariato e il loro apporto contributivo segna un rallentamento.

L’ammontare del Fondo pensioni primo pilastro al 31 dicembre 2020 è pari a 414 milioni di euro circa, mentre Fondiss è pari ad 133 milioni di euro circa.

Ciò detto, già dall’ esercizio 2020 il sistema previdenziale è contraddistinto da un saldo previdenziale fortemente negativo: di oltre 45 mln di euro nel 2020, di oltre 50 mln nel 2021, saldo destinato a crescere rispetto anche alla raccolta contributiva, pari al 36% nel 2021, diventerà l’88% nel 2044 prima di tornare a valori al di sotto al 30% nel lungo periodo. Il saldo negativo, parzialmente compensato dallo Stato, comporta un saldo gestionale negativo di oltre 7 mln di euro nel 2020 e oltre 15 mln nel 2021, anch’esso destinato a crescere pari al 73% della raccolta contributiva nel 2044.

Emerge il saldo gestionale negativo che porta alla progressiva erosione del fondo pensione: per ipotesi fatte si annullerebbe attorno al 2030: sarebbe totalmente estito tra 9 anni. L’attuale gestione comporta un costo per lo Stato crescente nel tempo e ora si aggiungerebbe la necessità di trovare risorse per ripianare un deficit di gestione, nel momento in cui il patrimonio venisse esaurito, con un peso difficilmente sostenibile per il bilancio dello Stato.

            Quindi è stato intrapreso un cammino di una ulteriore riforma, iniziato in tempi lontani e oggetto di confronto già negli ultimi tre governi.

Obiettivi della riforma: occorre mettere il più possibile in sicurezza il sistema e rafforzarne la sostenibilità finanziaria per ridurre gli effetti di picco che si avrebbero in assenza di una riforma. Ovvero diluendone il più possibile le conseguenze economiche e finanziarie. Si dovrà intervenire anche sull’adeguatezza del sistema per giovani, lavoratori e pensionati, cercando equità di sistema. 

Noi abbiamo un picco di criticità che si registra nei prossimi anni e poi si allevia nel corso del tempo, man mano che entrano a pieno regime gli effetti della riforma del 2011.

Ciò che è indispensabile, in un’ottica di riforma che garantisca sostenibilità di sistema, è trovare le condizioni per cui in questo breve-medio periodo si possa salvaguardare i fondi pensione, tenendo conto che il fondo pensioni sarà indispensabile per accompagnare questa riforma. Senza riforma il fondo pensioni sarà azzerato in 9 anni, entro il 2030, con la riforma invece si potranno diluire gli effetti dell’insostenibilità del sistema pensionistico e portarlo alla fase successiva in cui verrà appianato il deficit del fondo.

Le misure che si stanno ragionando insieme ai consulenti e tecnici Iss, oltre al confronto con le Segreterie di Stato Finanze e per il Lavoro, verranno a breve discusse con le parti sociali e politiche, perché la necessità di una riforma di questa natura è che quanto più possibile si trovi un testo  per avviare il confronto e su cui si possa contribuire. Mi auguro questa legislatura sia ‘quella che fa’, per mettere in sicurezza il fondo pensioni che rischia veramente di non riuscire a tenere, ci sono misure che sono sul tavolo e nei prossimi tempi avremo modo di confrontarli con le parti per trovare un testo il più possibile condiviso.

Francesco Biordi, Pdcs

Questo dibattito è l’inizio di un cambiamento e mi auguro porti contributi a due riforme necessarie e assolutamente sinergiche, quella del mercato del lavoro e quell del sistema pensionistico.

Possiamo pensare a due tipi di modalità di riforma pensionistica: una contabile e una sostenibile, per puntare alla seconda dobbiamo mantenere il livello di welfare e agire sulla riforma del mercato del lavoro che è essenziale per aumentare la base contributiva e partecipare al fondo pensioni. E nessuna riforma pensionistica può essere sostenibile se non vi sarà un tessuto economico forte, significa aumentare posti di lavoro e lo possiamo fare attraverso una politica di sviluppo, che è la terza gamba da associare a queste due riforme per incentivare nuovi imprneditori a venire a San Marino o convincere quelli che vi sono a restare.

Mi auspico l’Aula possa contribuire senza assistere alla contrapposizione che nel Paese si porta quando si parla di questi temi. La logica della riforma del mercato del lavoro dovrebbe tenere conto del percorso associazione europea che sta facendo San Marino, relativamente all’aspetto della libera circolazione dei lavoratori, prodromica alla decisione che dobbiamo tenere in considerazione nel nostro sistema, perché un sistema aperto porta economia. La tutela dei lavoratori sammarinesi è un aspetto, ma non si può fare a meno di perseguire questo obiettivo.

Matteo Ciacci, Libera

Che delusione enorme per questi due riferimenti! Ci saremmo aspettati interventi ricchi di contenuti e linee di indirizzo, per una proposta che spetta all’esecutivo. Anche perché, Segretario Lonfernini, il bollettino dell’ufficio statistica lo troviamo on line, così come il Sds Ciavatta ci ha fatto la cronistoria delle leggi che regolamentano il sistema sammarinese. Credo sia difficile commentare i vostri riferimenti che non hanno un contenuto che sia uno. E’ un anno e mezzo che siete al governo, avete certamente avuto difficoltà per la pandemia e noi dall’opposizione siamo stati responsabili, ma essendo in 44 ci aspettavamo interventi stutturali in termini di riforme, mentre da questo punto di vista l’iniziativa è stata scarsissima e oggi ci troviamo un dibattito di cui ci chiediamo quale sia l’obiettivo politico. Dare il contentino a qualcuno in maggioranza?

La spesa previdenziale aumenta, il patto generazionale va fatto partendo dalle famiglie e condivisione ‘vera’ tra forze sociali ed economiche. Visto che voi sguazzate con il consenso e serve del tempo per fare una riforma previdenziale, iniziamo subito, siamo già al secondo anno di legislatura. Non venite più a darci i dati, lo status quo lo conosciamo bene. Sul mercato del lavoro, i primi spunti emersi vanno ragionati, ma non sono quelli gli interventi chiave. Avete eliminato la liberalizzazione del mercato del lavoro. …delusione, delusione, delusione.

Iro Belluzzi, Npr

Da oggi si parte. E voglio credere, come volontà di governo e maggioranza, che da qua parta il forte confronto che ha denunciato come mancante il consigleire che mi ha preceduto. Senza il confronto dei maggiori attori nell’elaborazione di riforme così importanti non si raggiunge l’obiettivo e credo sia nelle corde dei Segretari comepetenti. Questioni fondamentali: parlando di riforma del mercato del lavoro, è necessario un patto forte tra datori e sindacato, solo così si riescono a creare le condizioni per un collegamento più snello tra domanda e offerta di lavoro. Questo era presente in un Pdl di riforma che avevo depositato nel 2016, frutto di un ampio confronto e spero il Sds Lonfernini- che allora era collega di governo- voglia rispolverarlo. I segretari di Stato ci hanno relazionato lo stato dei fatti, un altro ftato è che dall’Italia proviene il 70% dei destinatari del nostro manifatturiero. Grazie al Recovery fund e al rilancio economico dell’Italia, ci sarann oeffetti positivi anche per San Marino. E’ un’occasione che non deve essere persa.

Andrea Zafferani, Rf

Anche io soo parecchio deluso da queste relazioni, avremmo potuto chiamare il comma ‘storia delle leggi del Paese’ e ‘lettura dei dati’. Mi aspettavo invece le linee delle riforme. E abbiamo sentito linee generalissime, malgrado le polemiche degli ultimi giorni dei sindacati, ci chiediamo che stia succedendo a quei tavoli. Era il governo che doveva mettere il Paese in carreggiata, se dopo due anni questo è il risultato, siamo un po’ messi male.

Sulla revisione del lavoro occasionale concordo, l’istituto va cambiato, non dà risposte alle esigenze temporanee delle imprese. Ma se si mantiene che il lavoro così precario costi meno, succede un macello. Deve costare di più di quello subordinato, per non creare un abuso. Sulle riforme degli ammortizzatori sono sate date linee troppo generali. Sul Cfp si dice di volerlo rendere più in linea con l’esigenza del mondo del lavoro sammarinese, chi può non essere d’accordo?

Abbiamo perso 250 lavoratori in un anno e nel 2018-2019 eravamo cresciuti di oltre 600 posti di lavoro all’anno…potete immaginare cosa significhi in termini di Pil? Nel 2018-2019, si sono avuti 1300 lavoratori in più in 2 anni e con quei numeri siamo riusciti appena a mantenere il rapporto lavoratori- pensionati. Ora ne perdiamo 250 circa e la questione sembra non interessare. Come si sostiene con questi numeri il sistema previdenziale? Ricordiamo che i frontalieri portano contributi.

Sul tema delle pensioni sono state date linee generali che non ci fanno capire dove si vuole andare, darei due suggerimento: non usare le risorse dei fondi pensioni per coprire buchi, ma per aiutare i giovani nel farsi la propria pensione e investire sul secondo pilastro.

Alessandro Cardelli, Pdcs

Lo slogan del consigliere Ciacci- ‘che delusione’- lo ribalto alla sua ex maggioranza, che in due anni e mezzo di legislatura non ha portato un provvedimento in materia pensionistica. Non so con che onestà intellettuale apre e chiude il suo riferimento così. Ci troviamo in una situazione di assoluto squilibrio, si parla di provvedimenti impopolari e l’Aula dovrà arrivare a scelte non facili per ridurre questo squilibrio e significa fare provvedimenti che in parte sono anche di sacrificio per chi usufruisce delle pensioni e occorre farlo con gradualità e senza proposte preconfezionate. Il primo lavoro in Aula è quello delle proposte che non abbiamo sentito dall’opposizione.

La vera sfida dalla prossima variazione al bilancio è trovare risorse e creare meccanismi per nuovo gettito, senza non si può pensare a fare riforme.

Apprezzo invece- checchè ne dica l’opposizone- siano state portate proposte dal governo, ritengo le linee guide del governo positive e utili, mi auguro si potrà chiudere il dibattito anche con Odg che riporti linee di intevento specifiche.

Alessandro Mancini, Npr

Il simpatico intervento del consigliere Ciacci, incentrato sulla delusione, forse aveva bene in mente il ricordo di due anni di promesse nella sua attività legislativa in maggioranza. Per la prima volta in un modo inedito si sono affrontare le linee di riforma, certamente in ritardo, del sistema pensionistico, e ho apprezzato il dibattito congiunto tra le Segreterie con la delega a previdenza e lavoro, inevitabilente i due temi devono andare di pari passo. 

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