‘Superlega l’anti-pallone’: il commento del giovane tifoso

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Riccardo Mufatti del liceo Piazzi di Sondrio è in PCTO con la Dire: "Sport è crescita"
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MILANO – “Il calcio, più in generale lo sport, emoziona, è unico, è passione. È diversità, è crescita, è ambizione. E la Superlega non è questo”. Sarebbe anzi tutto il contrario, secondo Riccardo Mufatti, studente al liceo Piazzi di Sondrio. Come tanti tifosi e appassionati di calcio, anche Riccardo ha detto il suo no sulla cosiddetta Superlega che, annunciata appena domenica, oggi sembra già essere un progetto al capolinea, o quantomeno congelato, dopo i dietro-front delle squadre coinvolte.

E così Riccardo – che con l’agenzia Dire e la sua classe è impegnato in un percorso di alternanza scuola-lavoro sul giornalismo – inchioda i big del pallone: “Una scelta assolutamente inaspettata e dal valore etico pressoché inesistente. Prima viene l’economia. Il calcio passa in secondo piano. Lo sport non più di tutti con Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Tottenham, Atletico Madrid, Barcellona, Real Madrid, Inter, Juventus e Milan in un campionato tutto loro per sole 20 squadre. Un campionato che ne esclude molte altre. Nel calcio però non vince il più forte, ma vince chi è più forte. Si gioca tutto in una partita. Non sempre vincono le big e le big di oggi potrebbero non essere quelle di domani. Di fatto escludere squadre emergenti e ‘pericolose’, ‘calcisticamente’ parlando, significherebbe anche evitare di perdere contro di loro e quindi non compromettere la propria reputazione. Geniale no?”.

L’articolo di Mufatti – pubblicato sul portale di giornalismo studentesco della ‘Dire’, ‘La scuola fa notizia‘ – problematizza quella che nel calcio avrebbe potuto essere, per dirla con le parole di Riccardo, “una rivoluzione dettata da una sola ragione: i soldi prima di tutto”. Una rivoluzione incompiuta però, conclude Riccardo, grazie alle molte contestazioni sollevatesi “per amore del calcio, il calcio vero”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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