VIDEO | Coronavirus, Castelli (Bambino Gesù): “Tamponi all’arrivo per avere sicurezza”

Per gestire le liste d'attesa "terremo aperto tutto il mese di agosto in accordo con il personale e faremo day hospital su due fasce"
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ROMA – Nuove strategie riabilitative pensate per i piu’ piccoli, con team multidisciplinari e macchinari robotici di ultima generazione utili per acquisire le funzioni motorie perse oppure a farle apprendere, per la prima volta, ai piccoli pazienti. E programmi di riabilitazione a sostegno di pazienti e famiglie che vivono lontanissime dalla Capitale. È una parte del lavoro condotto all’interno del dipartimento di Neuroriabilitazione pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesu’ diretto da Enrico Castelli che all’agenzia di stampa Dire ha spiegato quale riorganizzazione c’e’ stata ai tempi del Covid-19. 

– Come e’ cambiata l’organizzazione del suo Dipartimento ai tempi del Covid-19? Quali i servizi attivi e invece quelli sospesi?

“È cambiata parecchio la nostra organizzazione in quanto abbiamo dovuto adottare delle procedure per ridurre il rischio d’infezioni all’interno dell’ospedale e, in particolar modo, nel nostro reparto. Ci siamo organizzati anche con un triage in pratica chiediamo al telefono quali sono le condizioni del bambino e dell’accompagnatore. Arrivati in struttura consentiamo che ci sia un solo genitore per bambino in ospedale. Una volta arrivato qui il piccolo paziente e il genitore sono sottoposti a tampone poiche’ si inseriscono nell’ospedale dove permaranno per diversi giorni. Poi noi usiamo tutti i Dpi previsti. Un altro aspetto importante e’ che abbiamo modificato anche le aree di attesa del day hospital comuni con altri servizi. Cioe’ abbiamo ripensato la gestione degli spazi per garantire la distanza di almeno 2 metri tra un paziente e l’altro e questo ha creato difficolta’ perche’ le richieste sono sempre tante”.

– Si sono create delle liste di attesa che pensate di poter gestire?

“Per quanto riguarda i ricoveri ordinari direi che non abbiamo avuto particolari flessioni poiche’ lavoriamo con i bambini che vengono trasferiti da reparti di terapia intensiva e abbiamo un flusso abbastanza costante di bambini sia dal nostro ospedale che da altri ospedali italiani. Abbiamo certamente sospeso gli ambulatori anche per rispettare la normativa del decreto del Governo. I day hospital dunque sono stati ridotti all’essensiale e adesso che e’ passato il momento piu’ intenso della pandemia nei prossimi giorni probabilmente risaliremo con i day hospital e dal 4 maggio probabilmente saremo in grado di ripartire con gli ambulatori. Le liste d’attesa sicuramente si sono formate ma cercheremo di rispondere in due modi: uno terremo aperto tutto il mese di agosto in accordo con il personale e anche faremo day hospital su due fasce mattina e pomeriggio in modo da garantire le cure a tutti”.

-Per continuare ad assistere in questo periodo di emergenza i piccoli pazienti a casa avete attivato percorsi di teleassistenza? 

“Si abbiamo avviato un’attivita’ di risposta telefonica ai genitori che e’ risultata molto importante poiche’ tutti i centri di riabilitazione vicini alle zone di residenza di questi bambini sono state chiuse e quindi i genitori non avevano persone a cui rivolgersi. E questo lo abbiamo fatto sia riguardo ai cambi di terapia sia al trattamento e all’uso di carrozzine, tutori, ortesi ect. Inoltre abbiamo avviato da qualche tempo, anche prima dell’emergenza Covid, un servizio di teleriabilitazione con un gruppo molto selezionato di bambini poiche’ lo scopo era innanzitutto quello della ricerca e dell’efficacia di questo tipo d’intervento. Sicuramente i risultati sono positivi e a maggior ragione con questa esperienza cercheremo di potenziare questa attivita’ per il futuro’.

– ‘Fase 2′ o no le patologie non aspettano e dunque le attivita’ dovranno essere globalmente riprese. L’organizzazione sanitaria e il modo di lavorare, secondo lei, verranno percio’ ripensati anche nel futuro?

“Questa esperienza lasciera’ il segno non solo umano, professionale ma anche nell’organizzazione sanitaria quotidiana. Certamente dovremo mantenere molto a lungo queste misure di prevenzione che abbiamo adottato nel corso di questi due mesi e manterremo anche l’uso dei dpi. Sono cambiate anche le modalita’ con le quali ci relazioniamo con le famiglie e i bambini noi siamo molto affettuosi con i bambini ma per via del virus queste modalita’ espressive sono mantenute ma molto piu’ contenute. Manca percio’ la carezza e il bacio e che dovremo evitarle anche per il futuro. Questo e’ molto difficile perche’ con i bambini e’ importante avere un rapporto empatico. Tanto piu’ sono piccoli maggiore e’ l’importanza di instaurare con loro un rapporto anche sotto forma di gioco e si creano relazioni che e’ difficile mantenere con il distanziamento ma e’ necessario fare cosi’ in questa fase’.

– Si parla giustamente e molto di distanziamento sociale, se questo e’ possibile in molte professioni sembra impossibile per medici, operatori sanitari e fisioterapisti che devono osservare e toccare il piccolo paziente. A questo punto il corretto uso dei Dpi sara’ l’unica strategia o ve ne sono delle altre possibili? Come vi state preparando al Bambino Gesu’?

“Si e’ cosi’. Noi pero’ siamo partiti con l’ottimizzare l’uso degli spazi riabilitativi, ogni terapista tratta un bambino e se la stanza e’ piccola vi e’ solo quel bambino e terapista mentre prima lavoravamo anche in piccoli gruppi peraltro molto stimolanti per i bambini. Ora non lo possiamo fare. Nelle palestre piu’ grandi manteniamo sempre la distanza di due o tre metri tra un terapista e bambino e l’altro terapista e bambino. Noi abbiamo anche dei pazienti che hanno difficolta’ a masticare e a deglutire e le logopediste, che lavorano a stretto contatto con il paziente e con la bocca e persino con la saliva, abbiamo adottato le stesse misure che adottano i dentisti. E quindi oltre dpi questi operatori indossano un camice monouso impermeabile, occhiali di protezione, mascherina non chirurgica ma la Ffp2 e certamente e’ indispensabile usare dispositivi ma anche monitorare in modo molto stretto la salute del bambino. Infatti i nostri infermieri misurano ai nostri piccoli pazienti la temperatura due volte al giorno e nel caso di un sospetto scatta immediatamente la procedura e facciamo il tampone in modo da escludere il contagio da Coronavirus”.

– Sono stati necessari corsi per la gestione dell’emergenza e un corretto uso dpi al personale oppure erano gia’ preparati?

“Noi siamo abituati ad usare dispositivi di protezione in quanto lavoriamo con i bambini che hanno germi multi resistenti e quindi sul letto del bambino, sulla porta della stanza c’e’ l’indicazione del tipo di dispositivo da utilizzare o per proteggere noi stessi dalle infezioni o per proteggere gli altri bambini. Nel senso che i medici e gli operatori non possono passare da un paziente all’altro passando anche i batteri. Oppure, nel caso degli immunosoppressi come i pazienti trapiantati o oncologici, e’ importante adottare questi accorgimenti ancora di piu’. Ma in virtu’ di questa pandemia e’ stato necessario intervenire con una formazione specifica perche’ il Coronavirus ha delle modalita’ di trasmissione tramite le goccioline di saliva ed una virulenza che ha richiesto protezioni di livello superiore a quanto solitamente utilizziamo. Abbiamo fatto degli incontri soprattutto con il nostro infettivologo che ci ha mostrato soprattutto come vestirci e le modalita’ per vestirci quando entriamo in stanza a visitare un bambino che e’ positivo al Coronavirus. Ci sono filmati nel nostro intranet che dimostrano questi passaggi e in piu’ c’e’ la possibilita’ di fare questa formazione a distanza. E’ stata fatta sicuramente una formazione ad hoc per questo virus. Sono sicuro che questa fase faticosa, che ha portato tanti lutti in tante famiglie italiane, verra’ superata molto presto e faremo tesoro di questa esperienza per evitare che nel futuro si ripeta tutto questo. Avendo a che fare con i bambini non posso che pensare al loro futuro che sia migliore anche grazie all’esperienza che abbiamo maturato in queste settimane e saremo piu’ tempestivi qualora dovesse presentarsi, speriamo di no, un problema analogo nel futuro”. 

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21 Aprile 2020
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