“Non siamo fermi”, 38 cinghiali uccisi nel lockdown

Il coronavirus non ha fermato l’attività dell’ente parchi dell’Emilia orientale: "Siamo rimasti a fianco degli agricoltori facendo il nostro dovere"
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BOLOGNA – Sono 38 i cinghiali abbattuti nel corso delle ultime sei settimane. Il coronavirus non ha fermato l’attività dell’ente parchi dell’Emilia orientale, come rivendica in una nota il presidente Sandro Ceccoli. “Fin da subito, nel rispetto delle norme stabilite dal Governo per contenere il Covid 19, abbiamo deciso di inserire l’attività di selezione e abbattimento dei cinghiali tra quelle inderogabile e- sottolinea Ceccoli- grazie al lavoro dei nostri due guardiaparco (a cui, nell’ultima settimana si sono aggiunti due selecontrollori per ogni parco) abbiamo continuato nella nostra indispensabile attività a difesa dell’ambiente e delle attività economiche per ridurre la presenza dei cinghiali sul territorio”.

Così, se la pandemia ha bloccato l’attività didattica e culturale del parco, lo stesso non è stato per l’abbattimento degli ungulati: “Quando tutto potrà riprendere, vorremo poter pensare di aver dato il nostro piccolo contributo, sapendo che aver fatto tutto quanto in nostro potere altro non era che fare il nostro dovere”, afferma Ceccoli, che ricorda come “in questo momento di grande difficoltà per tutto il paese è indispensabile che ognuno faccia del suo meglio. Ciò è tanto più vero se si tratta delle pubbliche amministrazioni, vero punto di riferimento per tutti, a volte dimenticate o date per scontate: abbiamo scelto di restare a fianco degli agricoltori per quanto di nostra competenza e per quanto ci era possibile proseguendo le azioni di controllo del cinghiale attraverso il nostro personale e l’impiego delle nostre strutture, che ci consentono oggi di superare anche l’impasse determinato dalla chiusura dei macelli”.

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