Pietro, il bambino che il tribunale di Vercelli non ascolterà

SPECIALE MAMME CORAGGIO | Il ‘calvario’ tra denunce di abusi e casa famiglia
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ROMA – ‘Ho il caso urgente, molto grave, di un bambino da salvare‘. A parlare dall’altra parte del telefono e’ Antonella Penati, la mamma di Federico Barakat, il bambino ucciso dal padre nel 2009 durante un incontro protetto, che con l’ associazione ‘Federico nel cuore onlus‘ di casi e storie come quella di Pietro (ndr, nome di fantasia) ne segue molti.

LA STORIA DI PIETRO

‘Ha 9 anni Pietro. In questo momento vive con la mamma Donatella (nome di fantasia, ndr), il marito della mamma e la sorellina’. Pietro non sara’ ascoltato da alcun giudice, lo ha stabilito il Tribunale di Vercelli, con un decreto del 15 aprile, dopo la richiesta di audizione presentata dall’avvocata Concetta Sannino, che, intervistata da DireDonne, ha ripercorso il ‘calvario’ tra denunce di abusi e casa famiglia di questo bambino. Pietro ha vissuto infatti dieci lunghissimi mesi in casa famiglia, da settembre 2017 a maggio 2018, con servizio diurno. Inizia da qui il racconto dell’avvocata, che da sempre si occupa di ‘famiglia e maltrattamenti’, e’ legale dell’associazione Federico nel cuore onlus ed e’ ‘nel direttivo della Casa delle donne di Treviglio’ e ha assunto il mandato sul caso, dopo l’udienza di gennaio ‘alla quale il legale precedente della signora non si e’ nemmeno presentato. Il 12 maggio 2018 la mamma veniva a conoscenza che Pietro era stato picchiato dal papa’ e dalle educatrici, mentre era in comunita’ diurna a Casa Ginevra, struttura successivamente chiusa dalla Procura per indagini su abusi che venivano perpetrati sui minori- ha ricordato l’avvocata- Successivamente gli incontri protetti venivano effettuati in un’altra struttura ‘Villa Cingoli’ e qui il 25 gennaio 2019, l’8 febbraio e il 3 marzo Pietro- ha riferito Sannino- veniva picchiato dal papa’ nei primi due episodi, e dall’educatrice, nell’ultimo episodio. Lo stato di Pietro successivo a quanto sopra era evidente: perdita rilevante di peso e depressione’.

Non ci sono state piu’ per lui feste di compleanno con gli amichetti, ne’ l’amato karate, ne’ l’amico del cuore con cui giocare, e alla fine bullizzato nella sua stessa scuola, perche’ era ‘quello della casa famiglia’.

Pietro ha sempre avuto paura di suo padre, ‘dalla tenerissima eta’ di due anni dopo i pernottamenti che l’allora legale della mamma diceva di non interrompere manifestava- come si legge nel fascicolo del suo caso- febbri, emesi notturna, enuresi e psoriasi del cuoio capelluto’. Il bambino raccontera’ crescendo- come riportato sempre nel fascicolo che lo riguarda- di maltrattamenti, ma nessun giudice decidera’ mai di ascoltarlo, fino ad arrivare all’ultimo rigetto, velocissimo nonostante l’emergenza Covid abbia rallentato tutto, e ben due Ctu inchioderanno la madre all’accusa di Pas con le perifrasi della ‘mamma iperprotettiva, simbiotica, malevola’; accusa dalla quale peraltro in Tribunale, a seguito della denuncia del papa’ del bambino, verra’ poi pienamente assolta nel dicembre 2019′.

Ora Donatella e il padre di Pietro– ha spiegato Sannino- hanno un affido condiviso stabilito con un provvedimento del 23 gennaio scorso. Il Tribunale ha incaricato i servizi sociali, operanti in un comune distante circa 50 km da quello di residenza di Pietro, di riattivare i diritti di visita tra il bambino ed il papa’ in luogo neutro, identificato in una comunita’ per disabili, non adeguato ad accogliere chi disabile non e’ come Pietro’. Da subito l’avvocata, quando prende in mano i documenti del caso, ‘a dicembre 2019′, ha chiaro che Donatella e’ finita, e con lei suo figlio, nel ginepraio delle consulenze, nel corto circuito tra penale e civile, sepolta nelle archiviazioni delle sue querele e che in tutto questo, suo figlio ‘e’ sempre piu’ disperato e spaventato’ come ha raccontato sua madre, perche’, come aveva gia’ detto alle due Ctu a soli 6 e 7 anni: ‘I veri papa’ non picchiano i bambini’.

‘Pietro cresce tra Vercelli, dove vive con la mamma, e Novara dove va dal padre, un uomo di cui è terrorizzato e che ‘ha avuto una condanna , divenuta esecutiva e confermata anche in appello per minacce e lesioni, (per un’aggressione contro il bambino, la mamma e il marito della mamma, avvenuto il 4 luglio 2015, una denuncia per abusi sul figlio, poi archiviata, e un’ altra pendente presumibilmente a Novara, per la quale si attende risposta di chiarimento dal Tribunale ed è stata richiesta sempre archiviazione alla quale ci opporremo’.
Eppure nelle due Ctu, ‘dalle quali sono sparite relazioni e dischetti’ ha denunciato l’avvocata che ha riferito di una querela depositata da Donatella nei confronti di tutti gli attori di questa vicenda giudiziaria, ‘si parla di una mamma alienante e di un bambino plagiato’ contro il padre. Nella seconda addirittura di ‘padre salvifico e bambino che affabula’ ha ricordato la mamma Donatella, che ha aggiunto: ‘Nessuno dice che patologia abbia il padre. Le condanne per aggressioni non sono rilevanti per nessuno’.
‘In 5 anni dal 2015 ad oggi- ha ricordato l’avvocata Sannino- nessuno ha mai chiesto l’audizione del minore che continua a descrivere con dovizia di particolari i maltrattamenti subiti’ e ancora una volta è stata rifiutata. Il bambino ‘tornava a casa con ecchimosi sul corpo, raccontava di punizioni con la testa nel water o raccontava che gli veniva messa una matita nell’ano se faceva la cacca sotto- ha raccontato con la voce rotta dal dolore sua madre- di masturbazione in vasca da bagno e scatti fotografici, episodi risalenti al 2014 e 2015’. Ha ricordato l’avvocata che ‘il padre di Pietro ha denunciato la signora Donatella perché a suo dire non gli faceva vedere il bambino, ma da questa accusa è stata assolta e il tribunale di Vercelli ha stabilito che la signora, vista l’enorme paura del figlio e il malessere di quando rincasava dal padre ‘ha fatto bene perché ha agito nel supremo interesse del minore’. Questo ultimo provvedimento di gennaio- ha sottolineato Sannino- non tiene conto di nulla, tantomeno del fatto che il bambino si dispera e che dal padre non vuole andare. Agli inizi di aprile l’avvocata, a fonte della richiesta del padre di portare via definitivamente il bambino alla mamma chiedendo l’affido esclusivo e ed il collocamento dello stesso, aveva per questo depositato un’istanza al fine di chiedere l’audizione del minore appellandosi alle recenti sentenze della Corte di Cassazione’. Con quanto disposto il 23 gennaio sull’affido condiviso ‘si dà mandato ai servizi sociali di Gattinara, località che si trova a 40 km da Vercelli- ha sottolineato l’avvocata- di garantire un diritto di visita bisettimanale di 2 ore, con recupero graduale del rapporto con il padre, fino alla liberalizzazione dei diritti di visita. Abbiamo fatto una segnalazione al Garante dell’Infanzia della Regione Piemonte, segnalazione che è stata accolta e sulla quale l’Istituzione sta svolgendo degli accertamenti sia presso i servizi sociali che presso la scuola nella quale Pietro è stato fatto oggetto di atti di bullismo. Siamo in attesa dell’esito di tale intervento’.
Oggi, in emergenza Covid19, Pietro come tutti è a casa. Sua mamma, che è maestra, lo aiuta nei compiti, ma la gestione è ‘fai da te’. ‘E’ in terza elementare, va bene’ ha detto sua madre, ma ‘non arrivano le indicazioni per la teledidattica dalla scuola’ e Donatella non è sorpresa: ‘Ha querelato la scuola per gli atti di bullismo subiti dal bambino nel periodo della casa famiglia. Una querela archiviata in 15 giorni- ha ricordato l’avvocata- e la motivazione del PM è che la signora aveva fatto querele che erano state archiviate e non era pertanto credibile. E invece nell’opposizione all’archiviazione abbiamo depositato un file audio nel quale la maestra indicata come persona informata sui fatti ha confermato gli atti di bullismo effettuati sul minore. Poichè il pm ha fondato la propria richiesta sulle mancate conferme da parte della maestra, abbiamo chiesto che quest’ultima fosse rinviata a giudizio per falsa testimonianza’.

Pietro non ha potuto cambiare scuola e trovare nuovi compagni che gli volessero bene, perché il padre si è opposto. Pietro non ha potuto mai avere una consulenza neuropsichiatrica che la madre ha chiesto per aiutarlo quando ‘vomitava per la paura’, perché il padre si è opposto. E oggi, secondo quanto stabilito dal Tribunale “i servizi sociali di Gattinara addirittura identificano un luogo per gli incontri protetti a Serravalle Sesia, a 54 km da Vercelli, dove il bambino deve andare accompagnato da un educatore, dal momento che la mamma può accompagnarlo solo fino a Gattinara e il luogo prescelto è una comunità per disabili. E’ normale fare 108 km? – ha sottolineato l’avvocata- E la quotidianità del bambino cosa diventa? E perché la mamma, che ha intatta l’autorità genitoriale, non può accompagnarlo fino al luogo dell’incontro? Non bastava una stanza nel Comune di Gattinara? Ha aggiunto Concetta Sannino, che ha chiesto chiarimenti su tutto. ‘L’avvocato del padre intanto ha chiesto l’affido del bambino’. In questo tempo di sospensione della vita del Paese ‘tempesto di pec il Tribunale di Vercelli dove ho depositato la querela più completa e nel penale ho fatto opposizione all’archiviazione di bullismo’.
Donatella, intanto, ha dovuto spiegare a suo figlio che il Tribunale ha deciso che dovrà vedere suo padre e in quelle condizioni. ‘Piange e s’arrabbia, è disperato. Non si spiega perché nessuno lo ascolti e gli creda. In piena pandemia, con tanto di certificazione di ‘asma doppia e mista’, da cui è affetto, a casa nostra si è presentata un’educatrice dei servizi sociali. C’è stata una prima videochiamata con l’ educatrice alla quale Pietro ha detto che non vuole vedere il padre, che lo ha picchiato, lo ha punito perché non voleva giocare con la figlia della sua compagna. Racconta tutto da sempre. Padre che il bimbo non chiama nemmeno per nome, per lui è solo ‘Mauro’ (ndr nome di fantasia)’ ha raccontato Donatella.  Un bambino terrorizzato fin da piccolissimo. Il comportamento di Mario ‘è fatto di scatti di ira repentini’ come quello del 4 luglio 2015- si legge sempre negli stessi atti- che gli varrà la condanna in secondo grado quando, ‘dopo aver minacciato di ucciderci, di togliermi il bambino, dopo aver cercato di investire Pietro e il marito di Donatella prende Pietro di spalle e tenta di lanciarlo in un bidone della spazzatura’.

‘Ho cambiato tanti avvocati perché non c’era via d’uscita per andare contro la prima Ctu. Il bambino non è stato mai creduto, tutto archiviato. Quando tornava da Novara- ha ricordato Donatella- dalla casa del padre con lividi, bruciature, vomitava, piangeva. Ho le foto di tutto, ho gli audio. E’ finito in quella comunità diurna, Casa Ginevra e sono stati dieci mesi di inferno per lui. Lamentava di essere picchiato dai ragazzi grandi della comunità e poi i bambini a scuola lo hanno allontanato. La scuola era al corrente, le maestre non hanno fatto nulla’. E’ in quei mesi in cui Pietro ‘non mangia, è stanco’ che con il suo tablet, lasciando attive le comunicazioni, ha fatto sentire alla mamma ‘le minacce e le punizioni che subiva dentro: se non vuoi vedere tuo padre, non mangi’ e molte altre. Era il suo Sos’ ha raccontato Donatella che fa fatica a ripercorrere il ‘calvario subito’ da suo figlio e non può pensare al rischio che corre finendo con suo padre. ‘Tutto quello che ha vissuto lo ha anche scritto in una lettera, finita nelle mani di un educatore, che non abbiamo mai più trovato negli atti’.
La telefonata con la mamma di Pietro finisce con le voci in sottofondo di bambini. ‘Scusi, sono i bimbi. E’ Pietro che gioca con la sorellina Gaia (nome di fantasia, ndr)’, avuta da suo marito e ‘nata gravemente prematura a cinque mesi e mezzo, con disabilità visive e psicomotorie gravi. Da quando siamo a casa, costretti dalla quarantena, e Pietro è sempre con lei, giocano tanto insieme, vanno di là a casa di mia madre e tornano di qua tutto il giorno, Gaia ha imparato a dire il suo nome’ Iaia’ e cammina con il girello’.

Pietro è un fratello protettivo, è un bambino già grande ed eccola qui una sua giornata tipo: ‘Sveglia e colazione, prendo il suo libro di scuola e organizziamo i compiti. Ama i documentari sullo spazio e quelli su gli animali polari (foche e orsi), gli piace la mitologia, ed è appassionato di preistoria e dinosauri. Gioca con le costruzioni lego, disegna tantissimo e scrive poesie. Guarda poco i cartoni- ha raccontato Donatella- e legge libri di avventura. Si era iscritto a kung fu, ma aveva paura che il padre venisse in palestra‘. Non si da pace mamma Donatella: ‘Continuano a chiedere che il bambino mi sia sia tolto, nonostante sia stata pienamente assolta dall’accusa di Pas e il padre lo abbia visto sempre, sia stato condannato e il bimbo ne abbia paura’. E di quegli incontri con il padre biologico sono rimasti ricordi accurati, i ‘segni sul corpo che il bambino ha ancora’ ha sottolineato la mamma, la paura di Pietro che alla fine di questo lockdowom dovrà andare con un educatore in una comunità di disabili a oltre 50 km da casa sua, due volte a settimana, per incontrare per forza ‘Mario’, il padre biologico. ‘Non voglio vederlo, aiutatemi’ è l’appello disperato di un bambino che ‘non è stato creduto- come ha detto sua madre- che da giudici, Ctu e avvocati, finora non è stato nemmeno mai ascoltato’. E che il tribunale di Vercelli, con un decreto di pochi giorni fa, continuerà a non ascoltare.

LA MAMMA  DI FEDERICO BARAKAT: “BONAFEDE MANDI GLI ISPETTORI IN PIEMONTE”

“Sulla storia di Pietro supplico un intervento delle Istituzioni. Comprendo l’emergenza Covid in corso, ma qui c’e’ un bambino in pericolo. Il fascicolo che lo riguarda e’ stato inviato tramite Pec al presidente della Repubblica, al ministro della Salute e della Giustizia. Bonafede invii subito gli ispettori al Tribunale di Vercelli, alla procura di Torino, per vedere quello che succede in Piemonte. Se Pietro torna nelle mani del padre maltrattante, condannato in secondo grado, rischia la vita come e’ accaduto a mio figlio Federico”.

E’ l’appello, anzi la supplica, come lei stessa dice, che Antonella Penati, mamma di Federico Barakat e presidente dell’associazione nata alla sua memoria, (www.federiconelcuore.com) rivolge alle Istituzioni e alla stampa, intervistata da DireDonne, sul caso di Pietro e della sua mamma coraggiosa che da anni si batte per proteggere Pietro da maltrattamento e abuso. “Sono tantissime le storie, come quella di Pietro, che arrivano all’associazione ‘Federico nel cuore’. Queste mamme, maggiormente loro, arrivano da noi dopo un lungo percorso di avvocatura e servizi sociali che le ha distrutte insieme ai figli, mal tutelate, o magari senza mai aver affrontato alcun percorso legale per paura di perdere i propri figli. L’associazione e’ un ‘front office’ di ascolto e indica a chi rivolgersi come a centri antiviolenza o a professionisti che possano dare aiuto. Siamo stati i primi in Italia ad affrontare i sostenitori della Pas (alienazione genitoriale), da noi arrivano donne- ha spiegato Antonella Penati alla Dire- che bollate da surreali perizie pro Pas rischiano di perdere i bambini o alle quali glieli hanno gia’ tolti. E sottolineo che, per farli uscire dalla comunita’ ci vogliono tempi lunghissimi che arrecano all’infanzia dei traumi che li segneranno per sempre”.

I due pilastri legali di Antonella Penati sono “l’avvocata Concetta Sannino, che stimo immensamente- ha detto- e Federico Sinicato, legale storico del caso di Federico Barakat nonche’ avvocato che ha vinto il processo sulla strage di Brescia e legale delle vittime di piazza Fontana”.

Pietro, il bambino della nuova puntata dello Speciale Dire ‘mamme coraggio’, “sta pagando il prezzo di una mancata tutela, dell’intromissione di periti che avallano nelle procure la teoria della Pas e di evidenti collegamenti tra avvocati, periti e giudici- ha ribadito Penati- che in modo pregiudizievole, fanno di tutto per consegnare il piccolo Pietro al padre maltrattante e abusante”.

Pietro e’ anche finito in casa famiglia e sappiamo che “l’84% dei bambini che sono in queste prigioni, in eta’ adolescenziale, manifesta comportamenti antisociali ed un elevata propensione al suicidio“. Antonella, che attende ora da Strasburgo giustizia per l’uccisione di suo figlio di 9 anni per mano del padre, dopo che ne aveva segnalato invano la pericolosita’ a servizi sociali e giudici, ha sottolineato la necessita’ di “una legge che preveda la radiazione di quanti sostengono la Pas e l’interruzione immediata di ogni procedimento di affido dei minori in cui questa teoria, direttamente o indirettamente, sia presente. Come dichiarai in Commissione Giustizia del Senato- ha ricordato- in occasione della battaglia contro il ddl 735: ‘E’ una vergogna che nel sistema giuridico italiano si avalli questa teoria spazzatura che cagione gravi forme di ri-vittimizzazione di donne e bambini. Abbiamo pero’, forse, proprio in questa emergenza, l’occasione di riformare i servizi territoriali, la longa manus del sistema, abbiamo bisogno di operatori preparati al servizio e in difesa dell’infanzia. La morte di Federico- ha concluso- allo Stato italiano non ha insegnato nulla, perche’ un padre abusante non puo’ essere un buon genitore. E’ inaccettabile che Pietro venga picchiato in uno spazio neutro e Federico sia stato ucciso in ambito protetto e che siano dimenticati senza che alcuno ne sia responsabile. Lo Stato deve intervenire. Mi auguro che questa pandemia imponga allo Stato italiano, se e’ uno Stato di diritto, una seria riflessione che porti ad azioni volte al rispetto dei valori fondanti della nostra Costituzione, dove i diritti dell’infanzia- ha concluso la mamma di Federico Barakat- siano al centro perche’ i bambini devono essere ascoltati e non deprivati del loro caregiver primario che solitamente e’ la madre”.

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21 Aprile 2020
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